Perché a Napoli c’è disinteresse ed astio verso la Nazionale?

Perché a Napoli c’è disinteresse ed astio verso la Nazionale?

Foto: Twitter Nazionale Italiana

Fratelli d’Italia secondo Mameli, fratelli di nessuno secondo una rumorosa fazione che popola i social network. Da diversi anni, infatti, tantissimi napoletani hanno deciso di voltare le spalle al tricolore per sventolare con fierezza la bandiera gigliata del Regno delle Due Sicilie. Il calcio è diventato soltanto un pretesto per manifestare disappunto verso il Bel Paese, anche considerati i discorsi che contraddistinguono le diatribe da tastiera, interamente basati su avvenimenti storici come la Spedizione dei Mille. Tuttavia, questo “Odi et amo” ha radici ben definite che risalgono addirittura al secolo scorso.

Italia ’90: la prima grande scissione

“Sotto il cielo di un’estate italiana”, il popolo napoletano celebrava le gesta del gruppo guidato da Azeglio Vicini. Feste in piazza, tavolate con TV sintonizzate sulle frequenze RAI, all’epoca unico mezzo di trasmissione per il grande calcio internazionale, e bandiere esposte sulle finestre hanno caratterizzato la prima Coppa del Mondo disputata negli stadi dello Stivale. Anche all’ombra del Vesuvio era impossibile mancare all’appuntamento con la Nazionale, grande favorita insieme a Germania ed Argentina. Quando il destino mise di fronte gli Azzurri e l’Albiceleste, però, una minoranza della città di Napoli decise di rendersi protagonista di una piccola “rivoluzione”. La selezione proveniente dal Sud America sfidò il team italiano all’ormai ex San Paolo, il tempio di Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro è una vera e propria icona per gli abitanti di Partenope, una figura amata in maniera incondizionata che ha saputo ripagare a suon di magie l’affetto ricevuto. Il 3 luglio del 1990, l’impianto di Fuorigrotta divenne il luogo nel quale alcuni italiani convertirono il proprio credo calcistico in onore del Diez. Altri, invece, decisero di sospendere per qualche istante la venerazione nei confronti del calciatore più forte della storia: “Scusa Diego ma l’Italia è la nostra patria”, recitava uno striscione.

Marcello Lippi e la spedizione dei ventitré

Dopo la deludente avventura agli Europei del 2004, la Nazionale approdò in Germania con il giusto spirito di rivalsa. Era l’estate del 2006: in radio passava Rock This Party di Bob Sinclar, nei negozi di videogiochi c’era ressa per acquistare il celebre PES con Adriano in copertina ed i più importanti quotidiani raccontavano lo scandalo Calciopoli. Tanti nomi di rilievo tra i convocati di Marcello Lippi per il Mondiale tedesco, basta pensare a Fabio Cannavaro, Andrea Pirlo e Francesco Totti. C’erano tutti i presupposti per disputare un grande torneo con la speranza di rientrare quantomeno tra le migliori quattro. Partita dopo partita, la consapevolezza di essere rappresentati da un gruppo davvero forte e compatto sovrastò ogni ideologia rivoluzionaria. In occasione della finale giocata contro la Francia all’Olympiastadion di Berlino, tantissimi tifosi decisero di radunarsi in Piazza del Plebiscito muniti di birra, entusiasmo e tricolore. Le immagini dei napoletani che festeggiavano la vittoria della FIFA World Cup fecero il giro del mondo, anche per la grande originalità che ha sempre contraddistinto la città di Partenope ed i suoi abitanti. Messaggi goliardici rivolti a Zidane, volto dipinto ed il famosissimo coro tratto dalla canzone “Seven Nation Army”, rappresentano il momento di massima unione calcistica con il resto del territorio italiano.

Twitter Nazionale Italiana

Cosa è successo negli ultimi anni?

I social sono un mezzo di comunicazione davvero potente, spesso utilizzato in maniera scorretta. Facebook, gioiello di Zuckerberg mediamente popolato da persone d’età compresa tra i 30 ed i 60, è il teatro di accesissimi scontri tra tifosi. Messaggi provocatori ed offensivi verso la città di Napoli, hanno fatto riemergere l’astio verso il Bel Paese maturato a causa di avvenimenti storici precedentemente citati e cori da stadio. Soprattutto negli ultimi giorni, visto il grande impatto mediatico di EURO 2020, gruppi e profili calcistici sono spesso caratterizzati da discussioni che riguardano tematiche che in realtà hanno ben poco in comune con il mondo dello sport. E’ possibile evidenziare tre correnti differenti: i tifosi della Nazionale, i supporters di ogni avversario degli Azzurri ed i cosiddetti disinteressati. Non sentirsi rappresentati da una squadra di calcio non dovrebbe essere il motivo per il quale si decide di provocare “conflitti” online che spesso sfociano in scambi di battute monotematiche ed offensive nei confronti di chi manifesta sentimenti puri verso i ragazzi di Mancini. Spesso, quest’ultimi vengono definiti “traditori” da coloro che sono fortemente legati ai valori borbonici. Insomma, l’astio verso la selezione azzurra di alcuni napoletani è soltanto un modo per manifestare idee poco connesse al pallone. Il binomio calcio-politica, dunque, è riuscito a dividere, quantomeno sul web, un popolo che ha sempre incentrato il proprio io esistenziale sull’unione e l’integrazione.

Ivan Serio

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