Storie di Campioni – Eric Cantona il vero “Bad Boy” del calcio…

Storie di Campioni – Eric Cantona il vero “Bad Boy” del calcio…

ERIC CANTONA- Éric Daniel Pierre Cantona nato a Marsiglia il 24 maggio 1966 è l’ attuale direttore tecnico dei New York Cosmos, ma è stato la stella del Manchester United degli anni ‘ 90. I sostenitori del Manchester United lo elessero “Calciatore del secolo” del club nel 2001. Fu tra i protagonisti della rinascita sportiva della società di calcio inglese negli anni novanta. Dal 1992 al 1997 militò nelle file dei Red Devils, con cui vinse quattro titoli di Premiership in cinque anni, compresi due double campionato-FA Cup.

Cantona era quella figura del calcio inglese che faceva tendenza, fu il primo a badare allo ”stile” in campo. Il primo ad alzarsi il colletto per far sentire inferiore l’avversario che aveva di fronte. Il primo che nel 25 gennaio in quel lontano 1995 diede un calcio alla Bruce Lee a un holligan del Crystal Palace, Matthews Simmons, che si era precipitato giù di ben 11 file di poltroncine per andare a urlare a Eric Cantona appena espulso dall’arbitro e che stava rientrando nello spogliatoio: “Vaf*******, tornatene a casa tua, francese figlio di pu*****!”.

Non puoi pensare di passarla liscia con Eric Cantona. Il francese partì di calcio destro e gli piantò i tacchetti nel petto, poi via con una gragnuola di destro e sinistro. Forse quel pazzo lo fece per avere anche lui il suo quarto d’ora di celebrità, facendosi picchiare dal calciatore più osservato del globo. Probabilmente una delle cose più famose di quella storia è proprio una frase di Cantona stesso: ”Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine”.

Frase che fotografa perfettamente la febbre mediatica che tiene tutto come un filo conduttore. La necessità di chiunque, sia un calciatore o anche un tifoso, di attirare l’attenzione su se stessi e dare il tutto in pasto al pubblico. non mi addentro nelle ricostruzioni di una storia troppo famosa per riproporla ancora ma è da allora che Cantona è diventato un’icona moderna. E se per caso rovistasse dentro le carte, o dentro i ricordi, troverete che quel che resta di quel fatto è l’immagine pura, essenziale, plastica, larga, piena, costruita come se dietro ci fosse un grande regista o un grande fotografo. Tarantino, i fratelli Cohen, Besson che la violenza l’hanno declinata anche e soprattutto negli aspetti grotteschi, che quasi l’annullano, la neutralizzano o addirittura la ridicolizzano.

Quella notte si girò un film. Cantona avrebbero potuto interpretarlo perfettamente John Travolta, Billy Bob Thornton o Jean Reno (francese come lui). E forse è per questo che poi il nostro ha tentato di fare l’attore di successo. L’immagine del “calcio di Cantona” è diventata quasi subito un’opera d’arte popolare. Pop art, modern art, street art declinata ovunque. Un muro di Manchester o una tazza, una maglietta, un poster o una tela in un salotto di lusso. Rarissimi ritraggono Cantona nel momento di fare un gol, quasi tutti nel momento di vendicare l’offesa ricevuta. Oppure nelle espressioni e nelle pose più da duro. Fino a farlo diventare un idolo rinascimentale, una grande e pacchianissima tela esposta al Museo del Football e realizzata su ordinazione del nostro: “The art of the game”.

Giovanni Pisano

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