Il napoletano è nostalgico, perché non dovrebbe esserlo con Sarri?

Quello partenopeo, come diceva il professor Bellavista, è un popolo d’amore. E tra i sentimenti più cari ai napoletani vi è la nostalgia. Essa si esprime, ad esempio, nella storia e nella politica e lo fa anche nel calcio. Non che Ancelotti sia in discussione ma Sarri ha fatto innamorare il popolo. Ed è ricordato per questo

Bisogna guardare al futuro. Napoli per crescere come città ha bisogno di un cambiamento culturale e sociale. Questo non vuol dire lasciare per strada la propria identità e la propria storia. Semplicemente sarebbe importante che il napoletano abbandonasse gli eccessi causati dal fatalismo, dal vittimismo e da rivendicazionismo.

Diventare meno provinciali e più moderni senza intaccare quella cultura popolare che sprigiona energia in ogni anfratto della città. Ma nel frattempo Napoli fatica a cambiare e quest’ostilità al cambiamento è rappresentata, ad esempio, da un forte sentimento neo borbonico. È vero, la storia ci ha raccontato di un processo di unificazione dell’Italia davvero controverso, fatto di violenza e soprusi soprattutto a danno del Sud. Napoli, prima dell’Unità, era un regno potente e all’avanguardia, anche se i dati su povertà, salute e alfabetizzazione non sono per niente entusiasmanti. È anche vero che il contrasto culturale con il Nord è stato strumentalizzato politicamente, in particolare di recente, e questo ha amplificato il vittimismo storico partenopeo. Oggi vi è l’immagine di un Meridione senza speranza, terra continua di razzia da parte del Settentrione, vittima sacrificale della politica, e parte d’Italia dal destino già segnato. Così le nostre azioni e quelle di chi ci governa sono percepite come inutili e scontate o peggio ancora non potranno mai cambiare le cose.

Questo è ovviamente falso. Se i napoletani mettessero la propria creatività, volontà e forza, nell’impegno politico, partecipando con passione alla vita civile della città, le cose non solo cambierebbero, ma sarebbero migliori. Ed è qui che torniamo alla nostalgia. La nostalgia che ti fa ricordare con malinconia ciò che siamo stati, facendoci perdere di vista quello che potremmo essere. Dunque, poiché abbiamo giustificato questo sentimento rendendolo un baluardo orgoglioso a difesa della storia, della cultura e dell’identità di un popolo, perché non farlo anche nei confronti di Maurizio Sarri? Perché in questo caso i nostalgici sono considerati “reazionari”, “conservatori” e “sabotatori” nei confronti del calcio di Carlo Ancelotti?

Non è possibile a Napoli ricordare con affetto l’uno e accogliere con entusiasmo l’altro? Anche in questo caso ci si deve far trascinare in banali dualismi? L’ennesimo esempio di quanto sia polarizzato il dibattito pubblico. Eppure è andata proprio così. Tuttavia, essendo consapevoli delle capacità e del prestigio di Ancelotti, come si può pretendere di non continuare ad amare Sarri? Perché non è possibile essere contenti per lui se allenando il Chelsea ha ottenuto quattro vittorie su quattro al suo esordio in Premier League?

L’ex tecnico azzurro ha incarnato il “sogno napoletano”, l’uomo di provincia con origini partenopee che dal nulla si è seduto con la sua tuta e i suoi mozziconi di sigaretta sulla panchina del Napoli. Ed è entrato nel cuore della gente, anche se non ha vinto nulla. Ma mettendo da parte i trofei mancati e i record di punti conquistati, è impossibile dimenticare la “Grande Bellezza del Sarrismo”, è impossibile dimenticare quelle vittorie in cui il Napoli ha giocato dando spettacolo.

Il gol di Kalidou Koulibaly a Torino, allo Juventus Stadium, quell’imperioso stacco di testa al 90esimo che ha regalato al Napoli la vittoria in casa del “nemico” per eccellenza: la Vecchia Signora. Una marcatura che ha steso i bianconeri e permesso agli azzurri di battere colei che incarna il Nord e tutto quello che il rivendicazionismo odia, tutto quello che il fatalismo assuefà e tutto quello che il vittimismo causa. Quel gol poteva dare lo scudetto al Napoli, non so se mi spiego.

E allora sono questi alcuni dei motivi per i quali Sarri resterà per sempre nei cuori dei napoletani e non ce ne frega nulla delle polemiche create dal presidente Aurelio De Laurentiis o da alcuni giornalisti. Il napoletano avrà sempre nostalgia di Sarri ma non deve averne in modo malinconico. Perché ora c’è Ancelotti, un’occasione per il napoletano di emanciparsi e di rendersi libero da quel provincialismo che tanto lo opprime. Un’occasione da cogliere e non da sprecare.

Andrea Aversa

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