Patto tra tifosi? Un subdolo tentativo di imporre il pensiero unico della società

Bentrovati amici della sfera Cubica e che cosa non è successo in settimana?

Camorra, morte e “freva” per la vittoria della Juve in Champions, hanno scombussolato la pace rassegnata dei napoletani verso un campionato già finito ed una speranza europea da percorrere tutti insieme. Grazie alla famiglia di Paroladeltifoso, ed al direttore Giovanni Pisano, ad Areanapoli ed a tutti coloro, colleghi e amici, che mi hanno espresso solidarietà in questi giorni.

Certo l’augurio di morte non mi fa paura e certamente preoccupa di più l’assenza delle Istituzioni su un tema così importante come la violenza sui social, verbale, che spesso può portare ad altre strade. Le rappresentanze della categoria sono le stesse che in questi giorni chiedono al tifo di essere uniti, ma solo dopo aver offeso violentemente chi non la pensava come loro contestando in modo civile senza esprimere parole di disgusto verso quell’appiattimento dell’informazione.

In fondo è una storia già vista, già ai tempi di Benitez quando le cose non quadravano, i nostri beniamini armati di carta, calamaio, penna e sciarpa azzurra, invitarono allo spalla a spalla perché in difficoltà con il rendimento dell’allenatore spagnolo. Quando però si trovarono con la notizia della partenza del loro beniamino al Real Madrid, dimenticarono il loro appello per continuare ad offendere chi da sempre lo contestava per poi ricadere in depressione con l’esonero del tecnico prima del famigerato panettone, perché non avevano compreso che quella panchina era un gesto di cortesia per le cessioni eccellenti al Napoli di Albiol, Higuain e Callejon che portarono 80 milioni di liquidi circa nelle casse dei Galacticos con un alleggerimento di 10 milioni di euro, cifra più cifra meno, dal monte ingaggi.

Questo la dice lunga sul modo di fare informazione in questa città dove esiste un Mainstream ed oggi, dinanzi ad una stagione del Napoli fallimentare per 2/3 degli obiettivi, chiedono un patto per consolidare la tifoseria sul loro pensiero unico.

Peccato che tutte le certezze dei supporters azzurri oramai sono confinate ad una delusione, mista a speranza in Europa League. Ma se noi tifosi non ci meritiamo ADL, come possiamo accogliere un appello di una categoria che è stata smentita su tutto fino ad oggi dallo stesso presidente che, come ho sempre detto crede di essere il padrone del pensiero di chi gli dimostra vicinanza(forse meglio dire sudditanza), ha smentito gli sfottò della stampa alla Juve per la vicenda Simeone con un tweet distensivo che si complimentava con la Juve.

E quindi adesso abbiamo bisogno di unità, non perché abbiamo una strada da percorrere insieme, ma semplicemente perché c’è bisogno di salvarsi la faccia dopo tanto servilismo eticamente scorretto.

Ma noi di sfera cubica e di paroladeltifoso.it abbiamo sempre professato l’unità della tifoseria, ma con il diritto di avere ognuno di noi un pensiero critico e se su questo portale scrivono papponisti e napolisti un motivo ci sarà: perché siamo disinteressati ad altre logiche che non afferiscono allo sport, perché parliamo di calcio e non di come accrescere la nostra credibilità nei confronti della SSCNapoli.

Per questo non accolgo personalmente l’appello di andare uniti fino alla fine, perché noi siamo già uniti, già curiamo gli interessi di Napoli e del Napoli e non abbiamo mai partecipato al Dividi et Impera che ADL ha sempre fatto sull’opinione cittadina.

A proposito, lo sapevate che a Barra sono tutti camorristi? Speriamo che nel Napoli non ci siano collaboratori, dipendenti e magari procuratori di giocatori provenienti da quelle zone, perché altrimenti un concorso in associazione di stampo mafioso,  secondo il ragionamento del presidente, aleggerebbe anche sulla società che ha scelto l’isola felice di Castelvolturno per evitare le logiche criminali del territorio.

Alla prossima Amici.

Livio Varriale

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