De Laurentiis ed il suo unico amore per l’ imprenditoria – Di Raffaele Accetta

“Sono io il vostro Cavani”, così annunciava ADL in quel di Dimaro, durante lo scorso ritiro estivo degli azzurri. Il tutto avveniva tra arroganza e presunzione, ormai protagoniste principali delle sue ricorrenti dichiarazioni e del suo modo di esprimersi pubblicamente. D’altra parte è con altrettanata arroganza che ribadisce(o meglio prova a farlo) l’abilità con la quale è stato capace di (ri)portare il Napoli in Serie A dopo gli anni bui del fallimento.

Purtroppo il De Laurentiis di quegli anni, che agli occhi di molti apparì come un entusiasta presidente tifoso, con il tempo, si è rivelato l’imprenditore per eccellenza. 2007, il Napoli ritorna in massima categoria ed il giusto merito gli viene riconosciuto. Da quel momento l’obiettivo di ADL diventa la permanenza della squadra nella zona alta della classifica, ma attenzione che non lo sia troppo. Più volte lo si sente essere accusato del suo “non voler vincere”, ma qualcuno potrebbe ribattere…”Come non vuole vincere? Vincere un trofeo importante significherebbe un guadagno significativo anche per lui in ogni caso.” Certo, ma non dimentichiamoci che porsi per davvero la conquista di un trofeo importante come obiettivo, implicherebbe in termini economici un investimento maggiore, magari attingendo fondi anche di “tasca propria”, e ciò sarebbe sinonimo di un legame meno indissolubile con le regole del fair play ed il bilancio. La politica di De Laurentiis non prevede tutto ciò, e non a caso siamo abituati a vederlo investire su giovani promettenti, per poi in molti casi sfrattarli altrove, e perchè no far passare il tutto agli occhi degli altri come una mancanza di affetto e di rispetto per i nostri colori. Per uno come ADL, che ha sempre indossato l’abito da imprenditore a cospetto di quello da presidente entusiasta e tifoso, interpretare la parola vincere come la conquista di un trofeo importante da mettere in bacheca, è qualcosa di inconcepibile. Irrispettoso della città tutta e della gente che fino a prova contraria costituisce la possibilià di poter fare imprenditoria a tenuta familiare. L’ultima mossa, fonte di discussione, è stata la scelta di attribuire un costo di €35 ad un biglietto per una partita contro una squadra di media classifica, per di più per un settore popolare quale la curva. Viene da chiedersi come non possa risultare difficoltoso per diversi padri portare il proprio figlio allo stadio, e figuriamoci se il soggetto in questione è poi un’intera famiglia. Non a caso non ci appaiono come sconosciute certe esclamazioni di non molto tempo fa che delineavano un De Laurentiis volenteroso di creare un impianto con la possibilià di accedervi solo se in possesso di un determinato titolo di studio, esclamazioni dunque che si commentano da sole e mettono in luce la sua idea di uno stadio per pochi ma ben paganti. Inoltre alle recenti provocazioni, simbolo di ignoranza, che hanno assoggettato interi gruppi di persone con l’etichetta di “drogati”, è stato risposto con due semplici ma significativi striscioni, comparsi durante il primo tempo dello scorso Napoli-Milan, che hanno voluto dimostrare reciproca solidarietà per una tifoseria apparsa come unita. Con l’auspicio di poter raccontare un giorno anche di nuovi trofei vinti e forti emozioni, oltre che di ripetute offese ad una città.

Raffaele Accetta

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