Zittiti gli avvoltoi del post Atalanta, Gattuso e Callejon mettono a tacere tutti

Bentrovati amici della sfera cubica. Che peccato, che rabbia, ma lasciamo perdere. Come ho dichiarato al Roma pochi giorni fa, il Napoli ha interrotto la sua serie positiva contro l’Atalanta ed ha detto addio al sogno Champions. Un vero peccato se consideriamo la vittoria contro la Roma che per noi napoletani ha assunto maggior significato dopo la sciagurata morte di Ciro Esposito alle pendici dell’Olimpico di Roma.

C’è poco da lamentarsi se abbiamo perso contro la squadra di Gasperini, che per me sarà sempre del compianto Zapata di cui più volte vi ho parlato. L’Atalanta merita di stare dove si trova, è il Sassuolo di un tempo quando c’era il mio stimatissimo amico Squinzi: una mascotte di sano calcio di Provincia che arriva ad altissimi livelli con progetti seri. Per quanto riguarda Zapatone invece, questo omone di 40 metri di altezza e 3 tonnellate di peso, ma agile come un ippopotamo, rappresenta il limite del Napoli in questi anni: la capacità di far sedere in panchina campioni, sfruttandoli a dovere. Fin quando il Napoli non riuscirà ad avere una rosa completa su tutti i fronti, anche tra le riserve, noi tifosi avremo sempre quel dubbio dinanzi ai soliti appuntamenti mancati.

Se questa può sembrare una critica, passiamo invece alle attenuanti. L’Atalanta ha giocato meno e non ha visto la Coppa Italia come noi e comunque questo è un campionato anomalo dove si tira il carro per la discesa sapendo che tutto quanto raccolto è guadagnato. Perché la Coppa Italia è stata una gioia immensa in una fase storica difficile per il paese e per Napoli così come l‘aver iniziato la fase due del campionato con 5 vittorie ed una sconfitta. Mettiamola così, il Napoli vincerà contro il Barcellona, ma questo non vuol dire non provarci e tentare il grande salto anche nella Coppa dei Campioni, testando il Napoli del grezzo Gattuso in salotti d’elite, ma è chiaro che ad oggi si deve già ridisegnare la squadra del futuro con un Gattuso gradito prima dai suoi giocatori e poi dal pubblico.

E’ chiaro dopo anni di tre 3 allenatori provinciali e due supertitolati che Napoli ha bisogno di uno storytelling e non solo di un mr che si siede in panchina. Le favole di Sarri, Mazzarri ed ora Gattuso piacciono più dei professori che vengono e guardano dall’alto verso il basso. Questo aspetto sembra piacere anche ai giocatori che prim’ancora dei professionisti, cercano motivatori che possano esaltarli. C’è davvero qualcosa di magico in tutte le esperienze vissute con i tre “mediocri chiamati ad allenare la rosa azzurra mentre erano seduti sul divano di casa in congedo” ed allora che notiamo come Insigne sia più tranquillo, grande goal contro la Roma per il capitano a cui vanno solo applausi, Koulibaly ha imparato a difendere nonostante le sue gravissime lacune, giocatori come Hysaj, Maksimovic, Zielinsky sembrano eccellenti seppur siano limitati sotto molti aspetti. Per non parlare di Mertens, Callejon e lo stesso Albiol che per anni hanno continuato a credere in un progetto che ha portato sì successi, ma non troppi visto il loro spessore.

A proposito di Callejon, in corso di gara tutti a lamentarsi dello spagnolo che non è più quello d’un tempo. Se sei sul piede di partenza è chiaro che la scarpetta te la tiri in campo per evitare infortuni, ma come le dicerie affollavano il muto San Paolo, Josè ha segnato come un professionista promesso altrove fa. Evitate quindi di parlare di calcio, se non conoscete il cubismo della sferica.

Per questo c’è questa rubrica, occhi aperti amici e alla prossima.

Livio Varriale

1 Comment

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