Tutti gli errori di Ringhio

Tutti gli errori di Ringhio

Il veleno, la garra, il faccione. È successo. È finita nel peggiore dei modi, con una stagione in pugno il Napoli crolla nelle proprie debolezze. Che sono anche quelle del suo tecnico. Tutti gli errori di Ringhio.

Gattuso, neo tecnico della Viola, è indiscutibilmente ben voluto dalla stampa italiana, ingolfata e brulicante di suoi amici di campo (Ambrosini, Costacurta). È un personaggio mediatico molto apprezzato per la sua grinta, la sua sincerità ai microfoni.. e poco altro. Il personaggio Ringhio cede il passo al tecnico modesto ogni qualvolta si parla di tattica e di come stare in campo. E il Verona, su questo punto, ha svelato drammaticamente gli altarini. Ma sono tanti gli errori che, nel corso della stagione, hanno pregiudicato in maniera importante la corsa Champions.

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Partiamo dall’inizio, le prime avvisaglie si manifestano nella sconfitta casalinga col Sassuolo, per 0-2. Il tecnico calabrese dispone dei suoi uomini migliori e in ottima forma, e per la verità le occasioni da gol sono pure numerose. Il problema è la monotonia tattica impressa dal mister. Un continuo cercare di uscire dal basso per poi lanciare lungo, alla ricerca del nigeriano. Che certo non è un bidone, ma non è nemmeno un fuoriclasse(non ancora), e quindi va messo nelle condizioni di far bene. E invece Gattuso ripropone, pur fallendo con costanza invidiabile, il lancio lungo. Con conseguente irritabilità in campo di Osimhen.

Nel corso della stagione poi, ci vuole solo un’espulsione di Bakayoko in Napoli-Milan per far capire all’allenatore che forse il meglio ce l’ha in panchina. E allora ecco Diego Demme titolare, ecco tre vittorie consecutive. Rimane però l’amarezza: un tecnico vede tutti i giorni in campo i propri giocatori, come può intestardirsi con un calciatore lento, compassato, al cospetto di un altro dal baricentro basso, più svelto e rapido? Sarà mica un voler mostrare di aver avuto ragione con l’ex Chelsea, fortemente richiesto alla società? I dubbi permangono.

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Dopo le tre vittorie consecutive il Napoli procede a vele spiegate verso quella che si crede essere una motivazione ritrovata. E invece no. Perché la squadra si schianta contro Inter e Lazio e, complici gli infortuni, inizia il suo periodo nero. A livello di risultati e prestazioni. Qui Gattuso sorprende ancora per la sua mancanza di alternative, soluzioni che con un gruppo squadra molto folto dovrebbe quanto meno provare a inventarsi. E invece niente, il Napoli si sfalda sulle sue certezze.

Arriva a Verona con evidenti limiti tattici, che Juric mette scrupolosamente a nudo. Prendiamo 3 gol, ma tutti con un’approssimazione in campo degna dei campetti di categoria. Vedasi il gol subito da Di Marco a difesa, tra virgolette, schierata. E con Bakayoko in campo. La testardaggine del calabrese.

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Gli errori sono tanti: Gattuso in un Atalanta-Napoli effettua il cambio difensivo prima di un calcio d’angolo contro, in cui si subirà poi gol. Sa quasi di provocazione. Col Cagliari, forse la partita che ha tolto virtualmente la Champions prima del Verona, si infortuna Osimhen, costretto ad uscire. Gattuso non capisce che la squadra è stanca, ha bisogno di qualcuno che la tenga su. Inserisce Mertens, perdendo di fatto la propensione offensiva. Il belga non recupera un pallone, non fa rifiatare la squadra, che si rintana nei 20 metri e subisce gol. Siamo sicuri che Petagna sarebbe stato più utile.

E poi ancora Verona, il cerchio che si chiude. Un cerchio maledetto, fatto di testardaggine e presunzione. Una partita preparata malissimo, interpretata peggio dai ragazzi in campo. Anche qui, zero soluzioni. Non c’è niente da fare. La Champions sarebbe stata un miracolo in terra per l’organizzazione tecnico-tattica del Napoli. Non servono molte parole, basta osservare in che modo si schiera la difesa in occasione del gol di Faraoni. In quel momento siamo in vantaggio, in quel momento siamo tra le prime 4. Non si può essere così scollati, così lunghi. Il frame è imbarazzante.

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Finisce dunque così, una stagione che non sappiamo quanti strascichi porterà con sé, né quante conseguenze economiche si avvertiranno. Una certezza però c’è: tutti gli errori di Ringhio.

Luca Linardi

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