Squadra-tifosi, un binomio fondamentale

Tifosi Chelsea

Il calcio dovrebbe essere lo sport della gente. Una disciplina accessibile a tutti e senza limiti di genere, età o categoria sociale. Il cuore pulsante di quello che può essere considerato a tutti gli effetti il gioco più bello del mondo sono, infatti, i tifosi. Il mero spettacolo non è tanto in campo, quanto sugli spalti; perché ciò che valorizza una gran giocata, così come un goal o un’autorete, è proprio il contesto intorno al quale si sviluppano questi eventi.

Purtroppo, con il passar del tempo, l’identità pura di questo sport è sparita pian piano: ad oggi gran parte delle dinamiche e dei progetti a cui assistiamo ruota attorno ad interessi economici. I tifosi vengono sempre più dimenticati dai club e dalle istituzioni, i quali ritagliano loro degli interessi praticamente minimi. La schematizzazione della passione si è riflessa nella creazione, ad esempio, della tessera del tifoso, la quale annienta il senso puro di viaggiare ed andare a sostenere la propria fede in libertà.

Fortunatamente, però, non tutte le società hanno eretto questo enorme muro tra squadra e tifosi; il Chelsea è una di queste. I blues, infatti, hanno comunicato che, a partire dal primo Luglio, tre tifosi potranno prendere parte alle riunioni interne dell’amministrazione; l’obbiettivo? Far si che si dia voce alla parte più pura e genuina del calcio, oltre che valutare le opinioni esterne, affidandosi magari ad un occhio differente.

I prescelti firmeranno un contratto di 2500 sterline (devolute in beneficienza) basato su un patto di massima segretezza. Essi, ovviamente, non potranno prendere parte anche alle conferenze relative le scelte tecniche. Ogni anno si ripeterà questa selezione, in modo tale da poter dare spazio a quante più persone possibili.

Che sia stato un progetto per mettere a tacere i “malpensanti” dopo la breve entrata in SuperLega, non lo si può sapere. Sicuramente, però, è un’idea rivoluzionaria e al contempo retrograda, siccome ci riporta agli albori di questo sport, quando società ed istituzioni riconoscevano un ruolo importante al tifo.

L’Inghilterra, negli ultimi anni, si era sempre distinta per applicare imponenti restrizioni ai supporter; differentemente da quanto fatto in Germania, in cui basta solo analizzare la questione abbonamenti in curva (caratterizzati da prezzi popolari) per capire le politiche di inclusione che si stanno attuando.

Oggi che anche un club di Premier compie un importante passo avanti in merito, c’è la speranza di poter vedere qualcosa di simile anche nella nostra cara e amata Serie A?

Nel frattempo l’auspicio è quello di rivedere gli stadi pieni, caratterizzati da quel calore che ha sempre fatto la differenza.

Renato Oliviero

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