La Superlega dei Superincompetenti

Immagine presa dal Profilo Twiiter Ufficiale di Jamie Carragher

Il giocattolo si è rotto prima che potessero prenderlo dalla confezione. Questo è accaduto alla SuperLega. La competizione che doveva cambiare le sorti del calcio europeo e mondiale, un movimento di grandi squadre che hanno tradito le rispettive nazioni d’appartenenza e i campionati a cui sono iscritte e la fiducia dei propri tifosi.

E’ domenica 18 Aprile 2021, il Corriere dello Sport sgancia una bomba senza precedenti: le migliori squadre d’Europa hanno trovato l’accordo per formare una nuova competizione, esterna alle regole UEFA e FIFA. Un fulmine a ciel sereno che coinvolge tutto il sistema calcistico e che per i successivi tre giorni non farà altro che parlare di sé.

Per tutta la giornata di domenica non si fa altro che parlare di possibilità, varianti, addirittura sostituzione della Champions League. Allo scoccare della mezzanotte, dopo la partita di Serie A Napoli-Inter, inizia la caccia al comunicato.

Tutte le dodici squadre fondatrici, ovvero Real Madrid,Barcellona,Atletico Madrid, Inter, Milan, Juventus, Liverpool, Chelsea, Arsenal, Tottenham, Manchester City e Manchester United rendono pubblica la volontà di partecipare alla SuperLeague.

Si iniziano a fare anche i primi nomi: Florentino Perez, appena rieletto Presidente del Real Madrid sarebbe il Presidente della lega e Andrea Agnelli il suo braccio destro. Quest’ultimo addirittura si dimette da Presidente dell’ECA (l’organismo di rappresentanza dei club europei). Terremoto mediatico in atto. Girano solo delle voci ma nessun comunicato ufficiale: la UEFA non l’ha presa bene e anzi, sarebbe pronta a contrattaccare con la squalifica delle 12 squadre fondatrici dalle competizioni europee e nazionali.

Immagine Rai

Nella giornata di lunedì si pronuncia il Presidente della UEFA, Ceferin. Con parole che dire al veleno sarebbe riduttivo, non risparmiando nessuno dei “traditori”. Infatti il Presidente Ceferin dichiara: “qualora si realizzasse la Superlega, la Uefa e le leghe Nazionali resterebbero uniti nello sforzo di ostacolare il cinico progetto, fondato sull’egoismo di pochi club in un momento in cui la società ha bisogno di solidarietà più che mai. Non solo. Considereremo tutte le misure disponibili, a livello giudiziario e sportivo per impedire che ciò avvenga”.

E infine, c’è aggiunge: “come già annunciato dalla Fifa e dalle federazioni, i club coinvolti sarebbero banditi dal giocare in qualsiasi altra competizione a livello domestico, europeo e mondiale e ai loro giocatori potrebbe essere negata l’opportunità di rappresentare le loro nazionali”.

Tweet pubblicato dall’ex calciatore del Manchester United, Gary Neville

In tutta questa baraonda mediatica senza precedenti si iniziano a discostare i primi personaggi pubblici e politici, in particolar modo il Presidente francese Macron, il Presidente inglese Boris Johnson e anche Mario Draghi. Tra i personaggi pubblici di spicco del mondo del calcio risaltano Mesut Ozil, Tardelli, Rio Ferdinand e Gary Neville.

La struttura di questa competizione però è già formata, con queste dodici squadre fondatrici (che arriverebbero a quindici totali) che non potrebbero retrocedere, ed altre cinque che a turno ogni anno parteciperebbero secondo un criterio ancora da vedere, poiché con i campionati nazionali ci sarebbe la strada sbarrata dalla UEFA.

Il principale investitore (per non dire l’unico) della SuperLega non sarebbe uno qualunque bensì la banca JP Morgan. E’ la più grande banca al mondo con una capitalizzazione di mercato di oltre 420 miliardi di dollari, punto di riferimento assoluto relativamente l’andamento dei mercati finanziari, una delle più grandi società di gestione patrimoniale al mondo con 2,9 miliardi di dollari in gestione e 25,4 miliardi di dollari in custodia nel 2019. Non proprio l’ultima banca arrivata, garante del progetto che investirà fino a 5 miliardi di euro.

Andrebbe quindi a risanare i debiti creati dalle dodici fondatrici, per una garanzia d’introiti annuali pari a 175 milioni di euro l’anno “pro-capite”. E i primi 3,5 miliardi di euro da dividere subito. Inizia a prendere forma l’opinione pubblica, sul motivo per cui andare a creare una competizione autonoma: salvarsi dalla bancarotta. Infatti, tutti i club partecipanti sono in di rosso e un provento simile porterebbe non solo una boccata d’aria fresca ma anche un incremento di investitori in borsa, come accaduto alla Juventus nella giornata di lunedì 19 aprile, quando ha registrato un +13%.

Dopo le minacce di UEFA e FIFA, iniziano ad arrivare anche i primi tremolii per Perez e Agnelli. Il Bayern Monaco si fa portavoce delle tre squadre tedesche invitate (Borussia Dortmund e Lipsia almeno secondo voci non ufficiali), rifiutando di partecipare perché sarebbe contro le leggi del calcio tedesco. Dal 1998, infatti, vige la legge del 50+1% delle quote societarie detenute dai tifosi, i quali sono fermamente contrari alla Superlega. La squadra bavarese ad esempio appartiene per il 75% ai tifosi e per l’8,33% ad Audi, Adidas e Allianz.

Analoga risposta è stata quella del PSG, unica francese invitata a partecipare. Il Presidente Qatariota ha un patto con la FIFA, infatti i Mondiali 2022 vedono in prima fila Al-Khelaifi come organizzatore. L’ingresso in SuperLega avrebbe creato più di una complicazione.

Tweet dal profilo ufficiale di Aurelio De Laurentiis

Venute meno le grandi, arrivano i secchi “NO” da parte di Everton, Roma, Ajax e anche un Tweet molto sarcastico del Presidente del Napoli, Aurelio de Laurentiis. Che smentisce una chiamata da parte di JP Morgan nella notte (il Corriere dello Sport aveva pubblicato una notizia a riguardo).

Nella serata di martedì, si sgretola il castello di sabbia e dopo le proteste di tutti i tifosi inglesi, dopo le conferenze stampa di Bielsa, Guardiola e Klopp: Manchester City, United, Arsenal, Chelsea, Tottenham e Liverpool si ritirano dalla competizione attraverso un comunicato e nel caso dei Reds anche con un video di scuse del Presidente in persona.

Riunione d’urgenza dei membri fondatori. Nella notte arriva anche la sospensione della competizione e subito dopo: il passo indietro anche di Milan e Inter poiché “non più interessate al progetto”.

Restano solo le due di Madrid, la Juventus e il Barcellona (che si riserverà della votazione in CDA a maggio). Nella mattina di Mercoledì arriva la resa anche di Agnelli che afferma “non si può fare un torneo con sei squadre”.

Finita la pacchia. Ma perché tutto questo? Perché non aspettare la fine di campionati e Coppe Europee? Con l’Europeo alle porte sarebbe stato un colpo ancor più pesante da infliggere. E soprattutto: perché le dodici squadre che ne avevano più bisogno, si sono ritirate dalla possibilità di ricevere un introito di denaro così grande, in sostanza, a costo zero?

PERCHE’ ?
Perché le squadre più potenti del mondo volevano mandare un chiaro messaggio a UEFA e FIFA, dimostrando che non sono indispensabili. Che il gioco dipende da loro e dai loro marchi. Che il calcio è cosi seguito per i match di prestigio (parole di Perez stesso) che la SuperLeague offrirebbe ad ogni incontro.

Sul motivo per cui si sono tirate indietro le squadre, un’idea ce la siamo fatta tutti e non ha niente a che fare con le proteste di tifosi e addetti ai lavori. Almeno non del tutto. Infatti, le dodici squadre hanno aspettato il NO di Bayern e PSG prima di iniziare a ripensarci, sintomo che se ci fossero state le prime 15 fondatrici già presenti forse si sarebbe proseguito o almeno ci sarebbe stata più convinzione, forti delle spalle coperte anche in paesi come Germania e Francia.

Un’altra teoria da prendere in considerazione è che proprio per il rifiuto di tutto il sistema, la JP Morgan si è vista franare il terreno sotto i piedi, sapendo di investire fino a 5 miliardi di euro e non avendo più la certezza che i ricavi della competizione avrebbero potuto ricompensare l’investimento (più macchinosa come ipotesi ma avrebbe un filo logico), la banca più potente al mondo avrebbe pensato di ritirarsi.

Ora però basta. Il tormentone è durato due giorni e ora è giunto il momento di dire stop. Poniamo fine a questo calcio politicizzato e totalmente lontano dallo sport. Diciamo basta a ingaggi milionari e commissioni faraoniche per gli agenti. Diciamo basta alle mega-valutazioni di calciatori solo per risanare debiti e portare avanti la carcassa.

Il Presidente del Bayern Monaco, Rummenigge. Immagine Rai

Il Presidente del Bayern Monaco, Karl-Heinz Rummenigge ha proprio affermato questo, ossia che la SuperLega è un modo sbagliato di salvare o cambiare il calcio ma va comunque cambiato. Perché è improponibile che ogni società debba fare il passo più lungo della gamba per accaparrarsi un giocatore. E’ inaccettabile che non ci sia uno strumento che regoli e disciplini acquisti e cessioni spaziali, da parte di quelle società di proprietà degli sceicchi e magnati del mondo che non badano a spese.

La SuperLega avrebbe creato sicuramente un distanziamento tra le partecipanti e il resto delle squadre nel mondo ma non è neanche giusto che in un anno si spendano 230 milioni di euro per tre giocatori.

La Superlega ha avuto un solo aspetto, che potrebbe e dovrebbe rivelarsi positivo: ha svelato la natura umana di alcuni personaggi nel mondo del calcio e ha svelato quelle che sono le loro vere intenzioni. E di calcio, quello vero, in questi tre giorni non si è minimamente parlato.

Matteo Sorrentino

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