Stanislav Lobotka: dalla panchina alla titolarità

Stanislav Lobotka: dalla panchina alla titolarità

Il Napoli di oggi, esattamente di questo campionato, non è certo il Napoli visto in questi ultimi due anni, in cui le sue difficoltà erano palesi e scalare la classifica sembrava un compito davvero arduo. In questo campionato invece le cose sembrano decisamente cambiate in meglio.

Al Napoli sedere tra le grandi gli spetta di diritto e l’aver scalato la classifica un segnale forte e chiaro a dimostrazione della sua elevata crescita a livello tecnico-tattico. La rosa allestita in questi anni ad oggi ha deposto decisamente le fondamenta da cui il Napoli è ripartito per questo importante cambio di rotta.

Il lavoro di Spalletti, positivo sotto ogni aspetto tattico-tecnico e mentale, le conferme di campioni come Koulibaly, Fabian, Zielinski, la crescita di alcuni giovani promettenti come Osimhen e l’arrivo di Anguissa a sostituire Bakayoko, una scelta rivelatasi poi azzeccatissima, senza dubbio le appurate cause di questo suo nuovo volto.

Solo un uomo sembrava non aver trovato spazio sufficiente, sottovalutato anche perché ereditava un posto che non era appartenuto certamente ad uno qualsiasi, bensì a quel Marek Hamsik, a quel capitano, che ha, con altri, fatto sognare i tifosi e segnato la storia del Napoli. Slovacco come lui, ma all’inizio non in grado di succedergli. Tanta la panchina da lui fatta. Fabian Ruiz e Anguissa si completavano perfettamente, risultando uno dei migliori reparti mediani della serie A.

Stanislav Lobotka racimolava sempre pochi minuti, raccoglieva le briciole lasciate dai compagni. Di lui di certo non si può dire che non fosse però paziente, ha tanto aspettato, saputo attendere, ma nell’attesa ha lavorato duramente e aspettato il suo momento e la sua crescita è stata tale da essere considerato oggi uno dei centrocampisti più efficaci della massima serie. L’arrivo di Spalletti gli ha di certo abbreviato i tempi per il suo ingresso in campo.

Gattuso, Sarri, Mazzarri erano abituati a giocare con un ristretto numero di giocatori, Spalletti invece, come per sua abitudine, ha lavorato da subito con l’intera rosa, quindi per Lobokta la possibilità di essere da lui notato era credibile, verosimile. Ha lavorato così sul suo fisico e sulle sue qualità per poter colpire al momento giusto e all’occasione giusta il mister ed essere integrato a Fabian e Zielinski, pedine fondamentali della manovra azzurra per imporre un costante dominio territoriale durante le partite.

L’occasione per lui arriva il 28 novembre al Maradona contro la Lazio dell’ex mister Sarri. Mister dai napoletani tanto amato quanto odiato e temuto. Lobokta è chiamato a sostituire Anguissa fuori per infortunio. Forse la partita più bella del Napoli di Spalletti.

Lo slavo stupisce, stuzzica la fantasia di tutti, alzando ulteriormente il livello di gioco, già abbastanza alto, della mediana azzurra. Regista, equilibratore, fornisce un comodo scarico ai centrali nelle fasi iniziali dell’azione . Capace di rallentare la pressione degli avversari, attirandoli su di sé e liberando i compagni, o accelerare le manovre intuendo sempre la cosa giusta da fare. Le ripartenze del Napoli tutte frutto dei suoi movimenti, dei suoi piedi.

Che bella partita fu quella, tutto perfetto. Lo stesso Spalletti nel post partita parlerà della partita perfetta in cui tutto è riuscito. Da quel giorno da invisibile che era diventa insostituibile. Il ritorno di Anguissa non rappresenta più per lui un pericolo, gli fa da secondo. La fiducia riposta in lui da mister Spalletti è enorme, tanto da farne un giocatore cruciale per il Napoli. Probabilmente il perfetto sostituto di Jorginho.

L’essere poi stimato dal mister e dai compagni di squadra ha talmente accresciuto la fiducia in sé stesso, tanto da fare giocate fino a qualche tempo fa impensabili per lui. Nella partita col Venezia uno stop meraviglioso, e un movimento che lascia poi sul posto l’avversario. Tra i calciatori con il chilometraggio in campo più alto, pur avendo solo 13 presenze.

In campo mette cuore, generosità, piacere e soprattutto efficacia. Il 93,8% dei suoi passaggi arrivano a destinazione, tanto da essersi conquistato il titolo di giocatore più efficace della serie A, meglio di un certo Brozovic, tanto per capirci. Da essere considerato quarta scelta alla prima, vorrà pure significare qualcosa sulla sua crescita mostruosa? Il Napoli oggi, così composto, ha ben da sperare, il sogno è vicino

Francesca Tripaldelli

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