Spalletti: “Futuro? Ci sono ancora sei partite, dopo…”

Alla vigilia del match di domani sera tra Udinese e Napoli, Luciano Spalletti ha presentato la partita in conferenza stampa al Konami Training Center di Castel Volturno. Di seguito le sue dichiarazioni:
Udine una tappa per lei, le viene in mente di qualche persona del suo percorso? Le piacerebbe festeggiare a Udine?
“Sono legato affettivamente a molte persone. Quando torno indietro lungo il mio percorso, ci sono squadre per cui sono rinato molti anni, come la Roma, Udinese e San Pietroburgo. Quando si dice che ho un carattere difficile stride un po’ con il fatto che sono stato tanti anni in poche squadre. Però l’Udinese è una società di queste, fui chiamato quando la squadra aveva difficolta, riuscimmo a salvarci ma non a esprimere il potenziale della squadra. Ci rimasi per 4-5 anni e questo mi fece legare rapporti con l’attuale direttore Marino. Ha ragione quando dice che questo Napoli è partito dalla Serie C. I Pozzo mi hanno dato moltissimo e ho legato tanto con loto. Come calciatore ho avuto come compagno Sottil. Si vedeva subito che lui avrebbe avuto un futuro importante in questo mestiere. Già all’Udinese era quello delle discussioni in campo su cosa fare o non fare. Mi fa piacere rincontrali adesso in un momento che può determinare molto per la nostra storia del calcio e passare anche questa partita con pensieri belli.”
Che sentimento prova per i suoi ragazzi?
“C’è lo stiamo trezziando piano piano, come si dice a Napoli. Io sapevo di lavorare con dei purosangue e sono contento che stanno dimostrando il loro valore nonostante alcuni momenti difficili. Questo scudetto è qualcosa che esce dagli schemi, ne trarrebbero dei vantaggi il Napoli e Napoli città ma anche gli addetti a questo sistema. I calciatori lo meritano ma ci sono da fare gli ultimi metri. Si continua a fare come abbiamo fatto sapendo che dopo ci sarà da ripetere ciò che abbiamo fatto. Nessuna divagazione o distrazione. Nessuno sguardo che ci porti fuori il nostro lavoro.”
La prima cosa che le è venuta in mente stamattina?
“Io vengo sempre di riflesso dalla gioia che puoi fare agli altri. Ragionando così ti costringendo a prendere il meglio dei comportamenti e pensieri che puoi avere. Abbiamo visto i nostri tifosi che si dispiacevano fuori lo stadio e ti sentivi mortificato perché non vorresti mai che accadesse. Il pensiero è sempre vedere la gente felice. Già domenica il pubblico mi ha fatto capire più della classifica l’impresa che stiamo portando a termine. Quando sono arrivato mi immaginavo di vedere questo stadio pieno di bandiere azzurre. Deve essere una festa di tutti.”
Quali sono le paure nell’affrontare Udinese?
“Noi siamo sempre timorosi e insicuri perché le scelte che fai te le porti dietro tutta la vita. C’è poi la considerazione su quello che abbiamo fatto fino ad adesso. Si va a pensare a quelle che sono le nostre qualità. Non dobbiamo mai perdere il nostro atteggiamento. Sappiamo che sino molto bravi a fare tante cose grazie a Sottil perché già in campo quando lo allevano era già un po’ allenatore. Sono una delle squadre che entra in area con più giocatori a livello europeo. La paura dovrebbero imporcela.”
Futuro?
“Ci sono ancora da fare sei partite e da giocarle bene. Dobbiamo completare ancora un discorso che non è completo, poi penseremo a festeggiare. Poi dovremo rimetterci in gioco: “Sono nelle condizioni di poter dare a un pubblico con un sentimento così profondo ciò che merita?”. Poi da lì si parte”.
Quali sono state le partite chiave?
“Non è una partita che determina la stagione, ma il modo di ragionare. È partito tutto nel primo tempo, cioè l’anno scorso. Adesso stiamo giocando il secondo tempo e senza dei giocatori che non ci sono più non avremmo fatto tutto questo. Parte da quando avevamo Insigne, Koulibaly, Ghoulam, Mertens.. giocatori che ci hanno dato tanto per poter vestire la maglia del Napoli. Con il ragionamento e la ricerca si riesce a trovare il giusto percorso.”
Sulla possibilità di aprire un ciclo
“Vedo le potenzialità dentro il ciclo per il futuro, poi dipenderà dal mercato, dalle cose che riusciremo ad organizzare. Davanti agli occhi miei, oltre al sole, ho una buona squadra davanti che ha prospettiva futura e può dare un seguito ai risultati ottenuti”.
Sullo sguardo nella famosa conferenza in cui De Laurentiis annunciava di voler puntare allo scudetto
“Il mio sguardo? Significava ‘Bene, ora pensiamo che calciatori prendere’. Se mi cerca il Napoli, io dico di sì per vincere e basta. Dopo Sarri o Ancelotti, non venivo qui per lo stipendio. Avevo solo una via d’uscita, riuscire a vincere. L’anno scorso sono arrivato 3° e mi avete attaccato gli striscioni in cui mi dicevate di andar via. E le critiche ci sono ancora oggi, ma fanno parte del gioco. Sono venuto qui convinto di provare a fare qualcosa di importante”.
Spalletti risponde a Sarri
“Sarebbe facile per me rispondere a Sarri che sarebbe bello che si qualificasse il più tardi possibile per la Champions League ma non lo faccio, io non faccio il tifo contro. È chiaro che mi farebbe piacere chiuderlo subito ma siamo pronti ad andare a fare in campo tutto ciò che serve. Scudetto dell’onestà? È un dato di fatto che lui riesce a tenere i conti in ordine e sono d’accordo con lui, per il resto non commento”
Che cosa provoco in un uomo non napoletano diventare immortale per questa città?
“Non provo niente di particolare, solo soddisfazione nell’avere creato questa emozione. Se i tifosi hanno reagito così significa che ho fatto qualcosa di importante.”
Questa è la squadra più forte?
“È difficile poterlo dire, perché ci sono delle evoluzioni di calcio giocato. Accostare delle squadre passate a quello che è il calcio di oggi non può essere fatto. Bisogna poi essere bravi a fare un lavoro collettivo. L’entusiasmo che si crea nello spogliatoio è un altro fattore fondamentale e quest’anno è venuto fuori tanta roba. I calciatori che verranno a Napoli dovranno dare di più proprio per quello che ti dà il Napoli.”
Il segreto del Napoli è nel gioco di squadra e non solo nei singoli?
“È quello che abbiamo cercato di dire. Kvara è stupendo, magnifico e delizioso. Un top player, nonostante la sua età. Lui deve imparare ancora tanto e quando lo farà diventerà micidiale, un super calciatore. In questo pensiero, però, c’è un ragionamento di collettivo. Nel gol subito contro la Salernitana, Osimhen sta attorno alla palla da attaccante e non da difensore. Quando trovi un terzino come Di Lorenzo non puoi pensare solo al dribbling che devi fargli. Serve un discorso di atteggiamento da completare per essere una squadra forte”.
Politano e Lozano, pochi goal ma tanto aiuto difensivo. Vorrebbe altro da loro?
“Noi siamo contenti che hanno sviluppato. Siamo contenti del lavoro nelle due fasi, se ci scambiamo un’idea poi sappiamo sue idee. Se loro riescono a scambiare le loro qualità poi si avrà la totalità delle qualità. Bisogna poi avere la bravura di scambiarla. Nella lunghezza del campionato c’è solo un Di Lorenzo che può giocarle tutte rimanendo al top. Lui non ha cuore per gli altri, va dritto. Tutte queste partite necessitano che ci siano 22 uomini forti per stare all’interno di tutte le competizioni.”
Giovanni Sica



