L’incisività della salute mentale sugli sportivi

Naomi Osaka, tennista ritiratasi dal Roland Garros a causa della depressione.

“Mens sana in corpore sano” diceva un capoverso delle satire di Giovenale, la cui traduzione corrisponde a “mente sana in un corpo sano”. E se non fosse vero?

Se invece il corpo riuscisse a fornire ottime prestazioni ma, al contempo, la mente attraversasse un periodo negativo? Tutto ciò è assolutamente possibile e, la prova schiacciante, va ricercata nel ritiro della tennista Naomi Osaka dal Roland Garros.

La sportiva giapponese, dopo aver battuto al primo turno del torneo Patricia Tig, ha rifiutato di presentarsi alla conferenza stampa ufficiale; decisione che ha destato più di un sospetto negli organizzatori del torneo i quali, però, piuttosto che verificare i motivi alla base di questa scelta, hanno preferito multare la ragazza.

A rompere il silenzio è stata l’atleta stessa, successivamente, con un post su Instagram; queste le sue parole: «la cosa migliore per il torneo, per gli altri giocatori e per il mio benessere è che mi ritiri, in modo che tutti possano tornare a concentrarsi sul tennis». Ancor prima di rilasciare queste dichiarazioni, Naomi Osaka, aveva espresso il suo dissenso nei confronti delle conferenze stampa, definendole come “eventi per prendere a calci le persone che sono già a terra”, in quanto quest’ultime erano state la causa dei suoi numerosi attacchi d’ansia.

A tal punto il problema appare lampante: Quanto incide la salute mentale sugli sportivi?

Nonostante la tennista citata poc’anzi avesse vinto praticamente tutto e le si potesse attribuire un discreto livello di autostima e serenità, come si può ben notare, non sempre la condizione psicologica è proporzionale a questi successi; tutt’altro in quanto, tali sgradevoli conseguenze, dimostrano come i due aspetti siano completamente in contrasto.

Il mondo del calcio non è esente da storie di questo tipo. Moltissimi, infatti, sono stati i campioni che hanno sofferto di depressione, tra questi ricordiamo Gianluigi Buffon. Il pluripremiato portiere della nazionale, circa 7 anni fa, affermò di star attraversando un periodo particolarmente complicato in cui, oltre a non trovare più i soliti stimoli, accusava sempre la stanchezza, il sonno e così via.

Altro protagonista fu Andres Iniesta; il centrocampista spagnolo, durante un’intervista rilasciata presso i microfoni di “La Sexta”, affermò: “Le persone vengono mosse dalla voglia di fare e in una situazione del genere non hai niente, non senti le cose. Io desideravo solo che arrivasse la notte per potermi prendere una pastiglia e riposare. Quando soffri di depressione non sei te stesso”.

“Quando sei così vulnerabile è difficile controllare i momenti della tua vita – continua il centrocampista, che passa poi a parlare della sua storia in blaugrana – magari avessi potuto giocare tutta la mia vita nel Barça, ma non potevo dare il mio 100% alla squadra”.

Le storie riportate sino ad ora, purtroppo, ricoprono solamente una piccola fetta di questa spiacevole dimensione di squilibrio psicologico. Essi ci fanno comprendere quanto sia importante la condizione mentale ancor prima di quella fisica. Legende che hanno vinto praticamente tutto, al contempo, si sono rivelate sensibili così come qualsiasi altra persona.

Siamo tutti essere umani e come è soliti dire: “La salute vien prima di tutto”. Non ci sarebbe rappresentazione migliore di quelle riportate precedentemente. Mens sana in corpore sano? Forse, ma non sempre.

Renato Oliviero

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