Qatar: mondiale 2022 e le polemiche che lo accompagnano

Qatar: mondiale 2022 e le polemiche che lo accompagnano

La scelta di affidare il mondiale allo stato arabo ha, come ci si aspettava, suscitato molte critiche e polemiche nel mondo occidentale, soprattutto di quei perbenisti immediatamente pronti a scagliarsi contro questa scelta discutibile per loro sotto diversi punti di vista: per l’assegnazione in sé, per i rapporti poco chiari che hanno portato a questa assegnazione ma soprattutto per il trattamento subito dai lavoratori e l’arretratezza in cui vivono gli abitanti sotto l’aspetto sociale. Un paese in cui i lavoratori vengono  sfruttati all’inverosimile e in cui è largamente sconsigliato manifestare contro i diritti degli omosessuali tanto meno il pensiero di abbracciarne solo la causa e in cui le donne ancora faticano per i diritti minimi.

L’occidente ha sempre amato schierarsi in prima linea nelle battaglie impegnate, solerte a prendere posizioni, a bacchettare, stigmatizzare e mostrare la retta via. Abbiamo assistito ad appelli degli artisti in tv, visto magliette di protesta, promuovere campagne di sensibilizzazione, ascoltare frasi fatte, slogan dei politicanti e dopo tutto questo scegliamo uno stato arabo per il prossimo mondiale? Uno stato in cui vivono tabu, arretratezza civile, che sostiene il terrorismo, sequestra e ammazza giornalisti? Ecco l’Italia dei due pesi e delle due misure.

In realtà le cose non starebbero proprio così. I mondiali si svolgeranno nello stato del Qatar che è ben diverso da quello dell’Arabia Saudita, paese questo realmente compromesso dal terrorismo, dalla crudeltà, dalla questione sociale e in cui nonostante ciò si corrono i gran premi di formula 1 e si disputano le super coppe. La battaglia occidentale muove quindi da passi sbagliati, da posizioni distorte. “ Seppur confinante con l’Arabia Saudita, il Qatar è più liberale dei suoi vicini. Si trova in un percorso di transizione verso quella modernità amata tanto da noi occidentali, ma come sappiamo tutti i cambiamenti richiedono tempo”. Con queste parole Oliver Fritsch ha fatto un po’ la parte del battitore libero in questa diatriba denunciando il doppiopesismo e l’approssimazione circa i discorsi sul Qatar.

Ha affrontato anche il tema dei lavoratori e delle loro critiche condizioni denunciando una similitudine con i lavoranti dell’est Europa, malpagati e stipati nelle tendopoli e con il capolarato nostrano e dei suoi schiavi mandati nel campi per due euro al giorno e non solo al sud come si crede. Sui diritti civili ci sentiamo assai evoluti ma in realtà nessun professionista ha fatto coming out nei campionati di calcio d’élite tedeschi ad esempio. Negli ultimi anni in Qatar le condizioni sono cambiate ciò nonostante l’Occidente predica sempre dal centro del mondo, pretendendo di dettare tempi e modi.

Prendiamo l’emergenza climatica ad esempio, dopo aver sfruttato e depredato le risorse planetarie, ora pretendiamo che Cina, India e altri paesi taglino i combustibili fossili dall’oggi al domani. Cosa impossibile fregandosene per giunta dei loro seri e ottimo piano di rimozione nei prossimi decenni. Ecco di nuovo espresso il solito doppiopesismo occidentale che sul tema Qatar ha raggiunto livelli patologici.

Fritsch parla anche della stessa assegnazione, come se fosse l’unica assegnazione “corrotta”. Nel 2011 lo stesso Der Spiegel dichiarò che “ i tedeschi non dovessero l’assegnazione del 2006 solo al loro fascino”. Il Qatar  prosegue ancora Fritsch è oramai un partner stabile dell’Occidente presente assiduamente non solo in Francia ma anche in Germania dove è inserito in gangli vitali dell’economia, con quote pesanti di Deutsch Bank e Volkswagen. In questi casi i soldi sono ben accetti perché producono lavoro ai tedeschi.

Tante oggi le società dei paesi che fanno affari con il Qatar. L’emirato non è solo un finanziatore del terrorismo ha permesso ad oltre 60 mila rifugiati di lasciare l’Afghanistan. Joe Biden e Angela Merkel lo hanno ringraziato pubblicamente. In Qatar, continua Fritsch non si mozzano mani e non si assassinano giornalisti come in Arabia Saudita. Nessuna critica invece verso il Messico detentore dei mondiali del 2026 dove infuriano le guerre, tra i cartelli della droga e dove i turisti sono messi tutti i giorni realmente in pericolo di vita.

Quelli quindi contro lo stato arabo diventano solo dei ritornelli superficiali di un occidente che predica e condanna senza giusta causa, solo per sentirsi superiore. Più gli altri sono arretrati, corrotti più noi siamo progrediti e civili. Il Qatar non è l’Arabia Saudita, non sono la stessa cosa, percorrono strade diverse con obiettivi differenti. Basta quindi polemizzare.

Francesca Tripaldelli

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