Qatar 2022, il Mondiale delle ipocrisie e dei fallimenti

Qatar 2022, il Mondiale delle ipocrisie e dei fallimenti



Tra le infinite polemiche, è iniziato il Mondiale invernale in Qatar. Chiacchere ipocrite di chi già dal 2 dicembre 2010 sapeva a cosa si sarebbe andati in contro. Già 12 anni fa? Sì, nel momento in cui – nella sede principale delle FIFA a Zurigo – è stata sorteggiata la sede del campionato del mondo 2022. I 22 membri del comitato esecutivo hanno votato e alla quarta votazione, con 14 voti favorevoli, è stato scelto il Qatar.

Foto: Twitter @azzurri


Il problema del torneo che si sarebbe svolto in inverno, “taroccando” – citando l’allenatore della Lazio, Maurizio Sarri – tutte le maggiori competizioni professionistiche calcistiche era già calcolato, considerando le temperature.

Anche la grande quantità di inquinamento era preventivata. Come riportato da will_ita, l’edizione dei Mondiali 2022 genererà il 71% di emissioni in più rispetto all’edizione precedente, quella svoltasi in Russia nell’estate 2018. Si stimano “3,6 milioni di tonnellate di CO2 emessa, ovvero quella di 1,1 milioni di famiglie italiane in un anno, tra gas ed elettricità“. Emissioni derivanti per il 30% dalla costruzione degli stadi e per il 70% – come rivelato da Supreme Committee for Delivery & Legacy, Reuters, Carbon Market Watch – dai trasporti prima, durante e dopo l’evento; dall’energia (tra cui il raffreddamento degli stadi); delle case per ospitare 1,5 milioni di visitatori in un Paese di 2,9 milioni di abitanti; e dal consumo di cibo. Inoltre, tenere i campi da calcio all’altezza della competizione non è semplice. Secondo quanto riportato da Reuters 2022, i terreni di gioco (per allenamenti e partite) vengono annaffiati con acqua di mare desalinizzata. Il processo è alimentato a gas e richiede molta energia.

Le risorse economiche non mancano al Qatar. Per rendere possibile questa edizione dei campionati del mondo di calcio sono stati spesi 220 miliardi di dollari. La Russia e il Brasile per ospitare le edizioni 2018 e 2014 avevano speso rispettivamente 11,6 e 15 miliardi di dollari. Soldi che forse hanno ricevuto anche gli operai che sono stati adoperarti per la costruzione degli impianti. Di questi, per la maggior parte migranti anche irregolari da Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Nepal, ne sono morti più di 6.500. Il Qatar ha negato tutto ed ha ufficializzato che i lavoratori che hanno perso la vita sono ‘solo’ 37. (Su questo argomento ne aveva fatto un approfondimento la BBC e ne abbiamo parlato nello specifico in un altro articolo). Così è stato più facile. Sfruttando poveri operai è stato più semplice organizzare questa competizione, come lo è stato in tutti gli altri paesi in cui si è svolto il torneo e c’era un regime totalitario. E non lo dicono solo i fatti. Nel 2013 l’ex segretario della FIFA, Jerome Valcke, lo aveva rivelato in un’intervista, dicendo che più il paese è autoritario più è facile organizzare la competenzione, come riportato da Will Media.

Creazione, anche partendo da 0, di strutture che al termine del torneo saranno smatellate, del tutto o in parte, o rimarranno inutilizzate. Cosa che era già successa nel 2018 in Russia. Dei 12 stadi costituiti, oggi solo 8 vengono utilizzati e con capacità ridotta. La dimissione che avverrà in Qatar sarà un po’ più ampia, ma già alla presentazione della candidatura, nel 2009, aveva rilasciato un dossier in cui viene spiegato cosa ne sarebbe stato degli 8 impianti (7 costruiti da zero ed 1 ristrutturato) utilizzati per il Mondiale. Come riporta Torcha, sono stati applicati dei sedili rimovibili ed ogni struttura ne perderà tra i 20 e i 40 mila per un totale di circa 170 mila. Saranno distribuiti ai paesi in via di sviluppo. Due impianti – l’Al Janoub Stadium e l’Al Rayyan Stadium – diventeranno la casa di due delle squadre più importanti del Qatar: l’Al-Wakrah Sports Club e l’Al-Rayyan Sports Club. Il Khalifa International Stadium continuerà ad essere utilizzato come in precedenza. Il Ras Abu Aboud Stadium, realizzato con dei conteiner, sarà smantellato. Il Lusail Stadium sarà trasformato in un centro commerciale, con scuole, appartamenti lussuosi e negozi. Stessa sorte per l’Al-Bayt, che al suo interno avrà anche un ospedale ed un hotel. L’Al Thumama Stadium continuerà ad essere usato come struttura per tutti gli eventi sportivi. E infine l’Education City Stadium sarà usato dagli studenti, soprattutto dagli universitari.

Poco prima dell’inizio della competizione, la federazione ospitante ha emanato un comunicato che recita: “[…]In conclusione, la Coppa del Mondo invita tutti noi all’unità, al rispetto e all’inclusione, che sono i valori fondamentali che il calcio promuove. L’etica è un pilastro fondamentale e una strategia nazionale e una necessità per la coesione sociale in tutte le società[…]”. Un passaggio ridicolo di questa nota: rispetto e inclusione. Caratteri che sapevamo e abbiamo visto che non sarebbero stati presenti. Tant’è che alcune nazionali, Inghilterra, Galles, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svizzera, hanno dovuto fare un comunicato congiunto per rendere noto che “La FIFA è stata molto chiara sul fatto che imporrà sanzioni sportive qualora i nostri capitani dovessero indossare la fascia ‘One Love’ sul campo di gioco. Come federazioni nazionali, non possiamo mettere i nostri giocatori in una posizione in cui potrebbero subire sanzioni sportive, comprese le ammonizioni. Quindi abbiamo chiesto ai capitani di non indossare la fascia durante le partite della Coppa del Mondo FIFA“.
I calciatori della Germania per protesta, al momento della foto di rito prima della gara di esordio contro il Giappone, hanno messo una mano davanti alla bocca. Gesto emblematico quanto inutile. La risposta migliore che sintetizza la situazione arriva da un tweet arriva di un giornalista qatariota, @Qatari su Twitter: “Verrai da noi.. Rispetterai la nostra religione.. La nostra cultura.. La nostra religione.. Le nostre leggi.. Oltre a questo metti la mano dove vuoi!”.


Insomma, è giusto che ci siano tutte queste limitazioni in Qatar? No, ovviamente. Ma lo si sapeva. E la competizione è stata organizzata lo stesso, nonostante tutto. E chi anche per lavoro ha scelto di andare in Qatar, è inutile che si metta a ‘sfidare’ il sistema. Sapeva dove e in contro a cosa andava. Come il giornalista Grant Wahl, che ha denunciato tramite i propri social il fatto che le forze dell’ordine lo abbiano invitato a cambiare la t-shirt, ne indossava una in sostegno alla comunità LGBTQ, per poter accedere allo stadio.



Oltre alle inutili proteste dentro e fuori dal campo tra inquinamento e diritti, sono nate altre lamentele riguardanti i cospicui minuti di recupero assegnati sia nel primo che nel secondo tempo dai direttori di gara. Prendendo sotto esame le tre partite giocate, Inghilterra-Iran, Senegal-Olanda e USA-Galles, sono stati 59′ i minuti addizionali: 28′ nella prima, 14′ nella seconda e 16′ nella terza. Lo aveva annunciato, ai microfoni di ESPN, lo stesso Pierluigi Collina, presidente della Commissione Arbitri della FIFA, “Abbiamo raccomandato ai nostri arbitri di essere molto precisi nel calcolare il tempo da aggiungere alla fine di ogni tempo per compensare il tempo perso a causa di uno specifico tipo di incidente. Quello che vogliamo evitare è che una partita duri 42, 43, 44, 45 minuti di gioco attivo. Questo è inaccettabile. Quindi, ripeto, ogni volta che ci sarà un incidente come un trattamento di infortunio, una sostituzione, un calcio di rigore, un cartellino rosso o la celebrazione di un gol. Lo voglio sottolineare perché è un momento di gioia per una squadra, per l’altra forse no, ma un festeggiamento può durare 1 o 1 minuto e mezzo. Immaginiamo che in un tempo ci siano 2 o 3 gol segnati, quindi è facile perdere 3, 4, 5 minuti solo per i festeggiamenti. Questo tempo deve essere considerato e compensato alla fine”. Eppure alla visione di tanti minuti di recupero assegnati la reazione più comune è stata, “ma che è ‘sta cafonata” (citando l’attore Christian De Sica). Parole a cui non si è dato molto peso e che invece porteranno ad un cambiamento che ci riguarderà da vicino: dalla ripresa del campionato a gennaio sarà così anche in Serie A. Con questo passo ci si vuole avvicinare a quello successivo, al ‘tempo effettivo‘ ma si rischia solo di danneggiare la regolarità delle gare della competizione. I minuti addizionali rimarranno comunque a discrezione dell’arbitro e ogniuno giustamente ha una percezione di “tempo perso” differente. Inoltre, finora questa direttiva è stata un grande fallimento. In Napoli-Udinese, gara disputatasi nell’ultima giornata, la 15a, del campionato italiano prima che ci fosse la sosta, c’è stato un complessivo di 8′ minuti di recupero tra primo e secondo tempo e un tempo effettivo di 55′ minuti, il 57% del totale, come riportato dal sito web ufficiale della Lega Serie A. Nel match del torneo che si sta tenendo in Qatar in cui è stato assegnato il recupero ‘record’, 28′ minuti complessivi tra primo e secondo tempo, secondo i dati di WhoScored, c’è stato un tempo effettivo di 65′ minuti, il 55% del totale. Dati che fanno pensare e che ci fanno dire “” al tempo effettivo per limitare le perdite di tempo e giocare di più e un secco “no” ai tempi di recupero extra-large che potrebbero solo falsare alcune partite.

Alfonso Oliva

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