Napoli-Roma, lo specchio del calcio italiano



L’ultima eliminazione dell’Italia dagli spareggi per i Mondiali in Qatar 2022 ha dato spunto a tante riflessioni, ma quella con la più alta percentuale di discussione è stata “il calcio italiano è da rifondare“. Per alcuni non da quest’ultimo periodo ma già da tempo, come per Gianluigi Buffon, portiere del Parma 44enne ormai fuori dal giro della nazionale da qualche anno, “Già nel 2010 in Sudafrica, dopo l’eliminazione con la Slovacchia, mi accorsi che stavano cambiando le cose e che avremmo dovuto iniziare a festeggiare anche per le qualificazioni. Da allora abbiamo avuto illusioni, momenti di gloria come l’Europeo, però non mi ero sbagliato“.

Cambiamento del calcio italiano che non sta solo nei giocatori che sceglie di schierare il ct Roberto Mancini o nel tipo di gioco da adottare: tiki taka o contropiede, ma si parla nel modo di pensare e di intendere il calcio.

La sfida del Diego Armando Maradona tra Napoli e Roma del 18 aprile scorso è stata l’emblema di tutto quello che c’è di sbagliato nel nostro football.
Ci si lamenta sovente della scarsa intensità delle partite di Serie A e poi vediamo che di 102′ minuti e 30″ secondi -tra regolamentari e recuperi- quelli effettivi sono stati 50′ e 10″, il 49% del totale. Tempo interrotto da 35 fischi dell’arbitro Di Bello, per falli e fuorigioco, 10 in più della media del nostro campionato: 25,22. In questi frangenti, tanto altro tempo al gioco è stato tolto dalle numerose perdite di tempo dei calciatori. Lo stesso per falli richiesti e non fischiati o per i silent check o proprio per la lunga revisione al VAR di un netto calcio di rigore. D’altronde il direttore di gara di Brindisi è stato massacrato anche dai giornali questa mattina: 3,5 il voto del Corriere dello Sport. Ma ciò non giustifica la reazione della panchina della Roma ad ogni suo fischio ne tantomeno le parole di José Mourinho a fine partita. Per ogni decisione del signor Di Bello -giusta o sbagliata che fosse- i giallorossi si alzavano e protestavano, in alcune occasioni dei tesserati capitolini sono entrati anche in campo. E poi il tecnico portoghese in conferenza stampa: “Fin dall’inizio ho pensato fosse impossibile uscire da qui con un risultato positivo, la Roma ha giocato in modo fantastico ma è stato come scalare l’Everest ci sono squadre che lottano per vincere lo scudetto, noi no, ma abbiamo comunque il diritto di giocare per vincere le singole partite. Ho letto sui giornali che il campionato potrebbe essere deciso nel caso in cui un arbitro dovesse sbagliare contro le tre che giocano per lo scudetto. Un campionato si decide anche se un arbitro sbaglia a favore di quelle squadre. Non voglio parlare troppo ma in alcuni momenti ho provato vergogna ad essere lì per il signor Di Paolo. Per non parlare del signor Di Bello. Manca un rosso a Zanoli. In tutti i campi del mondo l’intervento nel primo tempo è giallo e nel secondo tempo sarebbe stato espulso. Il rigore non fischiato a Zaniolo è rigore. Sì, il portiere prima para ma la palla è libera per Zaniolo e c’è contatto col portiere. Ma non è stato fischiato niente. E c’è di più, molto di più. Purtroppo non siamo stati bravi abbastanza nel formare questa squadra e non possiamo lottare per vincere il titolo, ma vogliamo giocare per vincere le partite e contro l’Inter voglio avere il diritto di scendere in campo per vincere“.

Foto: Twitter Napoli



Si passa poi all’atteggiamento in campo, ma sta volta dalla parte del Napoli. Nonostante alla vigilia del match mister Luciano Spalletti avesse detto “non abbiamo mai gestito e non gestiremo mai niente per vincere le partite. il calcio è un po’ cambiato, non possiamo paragonarlo a quello degli anni ’90, roba vintage”, ha fatto proprio quello che si critica ad alcuni allenatori ‘vecchio stampo‘ come Massimiliano Allegri. Non si tratta del gioco proposto, dato che -anche se non fluido come quello si inizio stagione- la squadra azzurra cerca sempre di proporre Calcio e di giocare all’attacco come vuole il suo allenatore, ma si parla delle scelte di formazione: al minuto 83′ -suo vantaggio di solo 1-0- Spalletti toglie la sua punta di riferimento, Victor Osimhen, per inserire un altro difensore centrale, Juan Jesus, e passa così dal 4-2-3-1 ad un difensivo 5-4-1 per cercare proprio di gestire e difendere il vantaggio. Ma ciò non riesce ed al 90+1′ minuto, la Roma pareggia. Una tattica ‘vintage‘ che ha portato al naufragio, probabilmente, di ogni chance di vincere li Scudetto per la sua squadra.

Esempi di come sia fuori che in campo, che in scelte tattiche e di pensiero il calcio italiano debba cambiare perché è anche da questi momenti che si costruiscono le vittorie future della nazionale italiana. Perché anche se in Napoli-Roma hanno calcato il campo solo 7 italiani dei 32 totali, il football nostrano deve cambiare partendo dai comportamenti e dai pensieri prima che nel gioco.

Alfonso Oliva

Start typing and press Enter to search