Napoli Femminile, Popadinova: “Ho iniziato in una squadra maschile in Bulgaria. Calcio americano e inglese, vi spiego le differenze…”

Napoli Femminile, Popadinova: “Ho iniziato in una squadra maschile in Bulgaria. Calcio americano e inglese, vi spiego le differenze…”

Foto: Instagram Ufficiale Evi Popadinova

Cartellino rosa ha intervistato in esclusiva Evi Popadinova, attaccante del Napoli Femminile. Ecco quanto evidenziato:

Ciao Evi, raccontami di quando tutto incominciato. “Tutto ha avuto inizio con la squadra maschile di mio padre, in Bulgaria. Nella mio vita ho provato tanti sport ma poi ho capito che non potevo farne nessun altro. Inizialmente mio papà non voleva che giocassi, aveva paura degli infortuni ed era preoccupato, ma tutto è iniziato per caso: un giorno mancava una persona in allenamento e mi hanno concesso di giocare con loro e alla fine mi hanno chiesto se volessi unirmi alla squadra. Da allora mio papà e diventato un mio grande supporter e io ho iniziato ad essere notata da vari club.

All’età di 13 anni ho trovato una squadra femminile con cui giocare, dove le mie compagne erano di 19 anni. Una volta diplomata, mi sono trasferita a Bristol con un contratto. Lì è iniziato la mia carriera da professionista. Ho giocato nei London Bees e poi in America dove mi sono laureata in sport management ed ho giocato in Ohio e Florida“.

Quali sono le differenze che vedi tra l’Italia e gli altri paesi in cui hai giocato?

“Prima di tutto il gioco in Inghilterra è molto fisico e tecnico, mentre in America e più basato sulla velocità e la forma fisica: devi essere molto veloce e con tanto resistenza. La corsa è un elemento fondamentale negli USA e gli allenamenti sono super stancanti, le mancanze tecniche sono sopperite dalla forma fisica. In Italia il gioco è molto più tecnico, c’è molta più qualità e le giocatrici giocano ad uno massimo di due tocchi. Diversa invece è la percezione del calcio. Quando giocavo in America non mi sono mai sentita fuori posto; lì è normale tifare le ragazze che giocano a calcio anche più dei ragazzi. In Europa è ancora percepito come qualcosa che appartiene solo al maschi”.

Mario Angelillo

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