Milan: capolavoro di tattica e virtù

Milan: capolavoro di tattica e virtù

Quando si sente che c’è da ringraziare Elliott, il fondo che sarà proprietario del Milan fino a settembre, per lo Scudetto vinto, scade dinanzi gli occhi dei veri intenditori di calcio e non agli economisti. Non bisogna scherzare su questa cosa perché basti vedere quest’ennesima sessione di mercato, da campioni in carica senza spendere soldi. Questa proprietà fa i suoi interessi e a fare quelli del Milan sono uomini che questa proprietà ha quasi messo alla porta o contro i quali ha tramato, vedi Stefano Pioli, che ante-covid, fu quasi sostituito da Ragnick, esonerato pochi giorni fa dallo United. Ma la medaglia ha il suo rovescio e se il Milan, oggi è Campione d’Italia ed è dunque la squadra da battere a due anni e mezzo dal “disastro di Bergamo”, non può certo essere casualità, nè congiunzione astrale in stile Italia Campione d’Europa, è invece il risultato di un percorso virtuoso, generato e portato avanti da persone geniali e che hanno saputo fare di necessità virtù, come nei casi più rinomati ed esemplari della storia di tutti i giorni e della nostra vita. Il Milan al di là della stampa e di uno schieramento giornalistico oramai vetusto nei concetti e nelle idee, rappresenta una novità europea, un modello da considerare a qualsiasi livello, un emblema di come il calcio lo si fa costruendolo e non comprandolo.

Milan: capolavoro di tattica e virtù

Ma allora Elliott ha eccome i suoi meriti!? Tutta questa progettazione viene dal manico o no!? No, non viene dal manico, non è assolutamente così. Elliott aveva scelto uomini che questo progetto, per ciò che rappresenta oggi e per come è stato attuato, non sapevano nemmeno cosa fosse. Questo progetto è figlio di PaoloMaldini e di tutto quello che è venuto dopo di lui perchè lui l’ha voluto. Ma va sottolineato ancora, come quello che Maldini ha fatto assieme a tutte le persone che hanno lavorato con lui per riportare il Milan al vertice del calcio italiano è un progetto nato e cresciuto dentro restrizioni, interessi, compromessi e l’intelaiatura di una speculazione finanziaria che resta vivida e tangibile. Il genio di Paolo Maldini e di tutti i suoi uomini, non ultimi Stefano Pioli e Zlatan Ibrahimovic è venuto fuori come quei funghi che nascono tra le pietre, come quei frutti che crescono in posti impensabili, come quei fenomeni inspiegabili che poi una spiegazione ce l’hanno per chi sa valutare oggettivamente la realtà. Se a Maldini fossero state consegnate disponibilità economiche maggiori, probabilmente lui, FredericMassara, GeoffreyMoncada e quindi la squadra, avrebbero tutti avuto molte meno difficoltà di quelle che hanno avuto e stanno avendo, perchè come si sa i soldi non danno la felicità, ma figuriamoci come ti senti se non ce li hai.

Milan: capolavoro di tattica e virtù

Le “braccine corte” dei Singer sono evidenti agli occhi di tutti, ma ciò su cui bisogna invece concentrarsi oggi, è sul lavoro della dirigenza e soprattutto su quello del allenatore. Le varie valutazioni dei vate del pensiero comunicativo calcistico italiano non sono sempre reali ed oggettive, ma spesso servono solo ad intrattenere il numeroso pubblico del calcio italiano con racconti enfatici, basati sulla potenza ritrovata dell’Inter di Lukaku, sulla ricostruzione e le dichiarazioni di Allegri e della Juventus e sull’incredibile mercato della Roma, come se Dybala e Wijnaldum, fossero la soluzione ad ogni cosa, senza evidenziare che sono colpi per riempire lo stadio; raccontano giustamente come i calciatori siano importantissimi, come lo siano anche le dichiarazioni e gli intenti, ma non raccontano quanto conti tutto il resto, l’altro, cioè quello che non sono in grado di capire, forse perchè troppo profondo, troppo innovativo, troppo inaccettabile. Eppure è proprio “quest’altro” ad essere fondamentale per vincere, questo non lo racconta nessuno. Non si tratta solo di raccontare che per vincere serve il gruppo, serve la coesione, l’amicizia, l’alchimia dello spogliatoio ecc. ecc. qui si tratta di parlare di come l’idea di vittoria non sia sempre e solo astratta, teorica ed aleatoria, ma debba essere perseguita sul campo, in correlazione a quelle che sono le scelte fatte fuori da questo.

Il Milan di Paolo Maldini e Stefano Pioli, oggi è un modello per questo motivo, perchè alle soluzioni “intellettuali” trovate da Paolo coadiuvato da Ricky Massara e dal suo staff, vanno amalgamandosi perfettamente i concetti tattici e tecnici di un allenatore che ha saputo predisporsi per ascoltare un “Totem” della filosofia sacchiana del calcio, un ragazzo, oggi uomo, cresciuto all’ombra di coloro che hanno dispensato idee rivoluzionarie di calcio, e in esse ha saputo “incastonare” la necessità, la limitazione economica e l’accettazione delle regole, senza mai fare un passo indietro sul piano delle ambizioni. Quando Stefano Pioli nei giorni scorsi ha detto: “Si possono comprare tutti i grandi calciatori che si vogliono ma bisogna avere il gruppo e le idee del gruppo”, voleva far intendere che i grandi calciatori ti fanno vincere, e se ad essi trasmetti idee rivoluzionarie e motivazioni decisive, allora diventi fortissimo, basta pensare al Milan di Berlusconi, con Sacchi e poi con Capello e Ancelotti, ma se i grandi calciatori devi andarli a scovare quando grandi ancora non sono e poi hai difficoltà a tenerteli quando grandi lo diventano, se fortissimo probabilmente non potrai mai esserlo e devi cercare di essere forte attraverso strade nuove e mai percorse, se per vincere devi puntare su tante cose che vanno oltre la grandezza che si compra con i denari e gli intenti motivazionali che non possono bastare allora si deve puntare, obbligatoriamente su quello che pochi riescono a comprendere e che pochi capiscono. Quello che tutti gli altri, di fronte al fatto compiuto, cioè di fronte alle vittorie di chi non hanno mai dato per favorito, non accettano e preferiscono invece parlare di fortuna, di congiunzioni astrali e di situazioni irripetibili. Non si tratta di niente di irripetibile, ma anzi di idee calcistiche che hanno fatto la differenza nella stagione passata e faranno la differenza anche nelle future. Il Calcio ha troppe variabili per fare pronostici, ma quando ci sono le idee, quest’ultime potranno fare ancora la differenza ad ampio raggio.

Milan: capolavoro di tattica e virtù

I rossoneri hanno tantissimi limiti ma bisogna rimarcare anche alcune particolarità di questo Milan che fanno di questa squadra e questa dirigenza, il futuro del calcio italiano e il futuro del calcio di chi dovrà costruirlo, avendo i fondi come proprietari. Ogni giorno si leggono commenti ed opinioni nei quali viene detto che a destra non siano in grado di competere, che Messias e Saelemaekers sono inguardabili e che da quella parte serve un upgrade, niente di più vero se ci fermiamo a guardare i nomi, ma appunto il problema è fermarsi, nessuna squadra in Serie A, è perfetta in tutti gli undici, altrimenti in Europa faremo tanto altro. Il Milan che ha vinto il campionato e che si appresta a giocarselo nuovamente è una squadra ben diversa dalle altre. il Milan può essere giudicato nelle mancanze fino ad un certo punto, perchè poi i ruoli sono ruoli, la tattica è la tattica e le posizioni sono posizioni, e dentro a tutto questo si muovono i calciatori.

Non bisogna fermarsi dunque, non fossilizzare l’attenzione sul fatto che Ziyech sarebbe più forte di Saelemaekers e che senza Kessiè non si può più giocare a calcio, in questo Milan non è così. Non è così perchè Messias non è Saelemaekers e nessuno dei due sarà mai Ziyech, ma allo stesso tempo Rebic si muove e fa cose diverse rispetto a Leao, il trequartista è un ruolo, non è una persona, De Ketelaere quindi è stato preso perchè è bravo ma anche e soprattutto perchè dovrà fare cose che tatticamente prima non si potevano fare e che con lui probabilmente si potranno fare, ovviando addirittura all’assenza di uno come Kessiè. Nel Milan non essiste un centrocampo definito, lo possiamo definire a quattro se i centrocampisti schierati sono quattro, a tre se sono tre, perchè i centrocampisti del Milan sono tutti intercambiabili, possono giocare tutti e tutti insieme, facendo ruoli diversi, anche dentro la stessa gara, per questo motivo Stefano Pioli ama tanto Krunic. Theo Hernandez ad esempio nel primo goal del Milan al Marsiglia parte da terzino, ma se valutiamo la sua azione raccontando ciò che fa dalla sua trequarti in su, Hernandez è un centrocampista offensivo pauroso. Dunque ciò che conta è l’occupazione degli spazi, il movimento senza palla, il sacrificio, la riduzione delle lontananze. Certo è che se su tutto questo aumenta la tecnica individuale, aumenta anche la forza della squadra, e questo è il problema della favola della sostenibilità. Ma tornando alla gara contro il Marsiglia, avete saputo notare come Brahim Diaz abbia lasciato spesso il suo spazio a Bennacer? Come Rebic sia stato fondamentale per lasciare che Giorud potesse calciare in porta? Al Velodrome Tonali ha fatto il terzino lasciando a Calabria la libertà di andare, Giroud mettersi esterno, senza dare punti di riferimento alla difesa avversaria.

Ecco perchè questo Milan è altro rispetto a tutti e pochi riescono a comprenderlo e accettarlo. Il Milan ha soluzioni continue, imprevedibili, soluzioni costruite sulla forza dei giovani, la forza fisica, la voglia, il divertimento di sentirsi tutti parte integrante di un gioco nuovo e di un’idea tattica assoluta. Ecco perchè se giocano Leao, Saelemaekers e Giroud ci saranno delle soluzioni, se giocheranno Rebic, Origi e Messias ne avremo altre, se giocheranno Tonali e Bennacer o Pobega e Adli, altre ancora.

Per questo bisogna definire il Milan come un capolavoro di tattica e virtù, è quello che appartiene a questo ciclo e nei cicli occorre cambiare il meno possibile e al momento giusto. Questa squadra durerà il tempo che deve durare, quattro o cinque anni ma dentro di sè ha le basi, la mentalità e gli uomini chiave per rinascere sempre come accadeva prima. Essa è una squadra destinata ad uscire dall’involucro di un calcio italiano sempre più ripiegato su se stesso ed è pronto a sorprendere ancora, stavolta anche in Europa. Addio ad ogni tipo di staticità, continui scambi di posizione, zero punti di riferimento per gli avversari, niente più ruoli fissi ma compiti offensivi specifici.

Milan: capolavoro di tattica e virtù


Questa “nuova” squadra sta mettendo le basi per il futuro, il Liverpool di Klopp così iniziò, certo c’è un abisso, ma semplicemente per il lato economico, dove li Salah viene rinnovato a 15 milioni annui, mentre qui si arriva massimo a 6, questa cosa può crescere solo con gli anni, e con una continua presenza in Europa.

Ernesto Minicone

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