“L’illusione dei ridicoli” da il caffè del professore
“L’illusione dei ridicoli” da il caffè del professore

Ridicoli.
Non ci viene altro termine per descrivere lo spettacolo a cui abbiamo assistito ieri sera.
Nella domenica più importante ed anche la più semplice, siamo stati davvero ridicoli.
Non si può uscire dalla competizione senza lottare, senza neanche provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo.
È un’umiliazione per noi, per l’intera città ma, soprattutto, per il tecnico e per i calciatori, che avrebbero dovuto prima essere veri uomini.
Non ci meritavamo questo.
Ci sta di pareggiare, di perdere, ma con dignità, noi chiedevamo solo quello, la dignità nella sconfitta.
Ieri si è visto tutto quello che non avremmo mai neanche lontanamente immaginato, gente lenta, intimorita, e, purtroppo, anche demotivata.
Dopo le mille camicie sudate, avevamo trovato un gol occasionalmente, era il segnale che era girata finalmente a nostro favore, ma siamo stati capaci di prendere un gol in una ripartenza quasi in fotocopia di quanto era già successo col Cagliari, in un copione crudele per noi col quale si è peraltro chiusa in maniera, indegna e sconcertante, l’ avventura di Hysaj a Napoli.
Ma sarebbe stupido prendersela solo con l’albanese, ieri sera non sono mancati i calciatori, sono mancati gli uomini, nel più vile dei tradimenti non solo sportivi.
Incredibile come anche Gattuso abbia fatto scelte inconcepibili.
Dagli errori si traggono i migliori insegnamenti, non così per il nostro in un deja’ vu già vissuto volte e più volte.
Scellerati i cambi, soprattutto quando in campo c’erano solo attaccanti e il povero Fabian, uno dei pochi fuori dal marasma, lasciato nella prateria mediana e costretto a cantare e portare la croce.
Con due centravanti di peso ed un terzo di movimento, si dovevano mettere in area palloni su palloni, in qualunque modo, bisognava far salire i centrali , accorciare gli spazi e lanciare la palla lunga, giocare sporco o almeno provarci.
Invece in un inopinato 4-1-5 si è continuato in un fraseggio stucchevole dove Manolas e Rrahmani continuavano in una sorte di ping pong col pallone senza che nessuno gli gridasse di lanciare lungo.
Le urla le abbiamo sentite dal nostro tecnico ma solo per apostrofare in modo estremamente volgare il tecnico avversario, quel Juric che ha preparato invece benissimo la partita e giustamente ha chiuso la stessa con un risultato positivo.
Incomprensibile il non ingresso in campo di Demme al cospetto di un Bakayoko apparso subito lento e fuori posizione.
Altrettanto sconcertante l’entrata di Rui, ormai fuori, e da tempo, dalle logiche del campo.
Insomma il nostro tecnico non ne ha imbroccata una, non ha avuto la lucidità necessaria di saper affrontare l’ultima curva prima del traguardo.
Ma le colpe della disfatta contro gli Scaligeri non sono solo del suo condottiero, ieri ci hanno ” tradito” tutti i migliori.
Il capitano ha sbagliato tutto quanto era possibile, nella ripresa non gli è riuscito un appoggio, Zielinski praticamente non è mai entrato in partita, di Osimhen si sono viste solo le ombre sul terreno sotto la luce impietosa dei riflettori, tutti lo cercavamo, non lo abbiamo mai visto.
Tutto così ridicolo da sembrare quasi non vero.
Ed ora cosa ci resta e, soprattutto, cosa ci aspetta? Quale è il nostro futuro?
La mancata qualificazione spiazza davvero tutti e, probabilmente, anche la società perché era davvero difficile credere di fallire la qualificazione all’Europa dei grandi proprio nell’ultima giornata quando eravamo padroni di noi stessi.
Ma non siamo stati maturi abbastanza e il pareggio col Verona è lo specchio dell’intera annata caratterizzata, puntualmente, dal fallire sempre l’appuntamento cruciale.
E non è un caso.
Ora bisogna ricostruire sulle macerie, attenzione, non tecniche ma finanziarie, perché con le scarse risorse provenienti dall’Europa dei piccoli, quella Europa League che il nostro presidente definì, giustamente, non fatturabile, occorre autofinanziarsi, cioè creare all’interno dell’ impresa quella liquidità necessaria per realizzare gli investimenti, e siccome la nostra società non ha la possibilità di generare ricchezza dal patrimonio immobiliare o strutturale, l’unica via è quella di dover vendere solo i pezzi del suo patrimonio umano che poi sono i calciatori, ed ancora una volta si andrà a rompere il giocattolo che, invece, se preservato ed arricchito con poche pedine valide, su tutti un fluidificante sinistro ed un grosso metodista, può competere per altissimi traguardi.
Ma non sarà così, si ripartirà con molte più modeste ambizioni e poco entusiasmo. Pretendiamo però chiarezza, che chi venga sia un degno rappresentante dei nostri colori, che dia tutto, che ci metta il cuore e se necessario tiri fuori gli artigli o meglio gli attributi.
Ci sono ora mille incertezze ma
possiamo però essere certi, come sempre, solo di una cosa, noi ci saremo sempre e comunque con la nostra passione.
Salvatore Sabella
Leggi anche
1 – Il fitto calendario è un problema: le parole di Giampaolo



