Libertà di espressione per una contestazione pulita e lecita

 

Non è passato per niente inosservato il gesto di domenica. Tutti quelli che seguono da un po’ il calcio, e il Napoli in generale sanno che è un giocatore particolare Josè, speciale per certi versi.

Con la fascia di capitano si è responsabilizzato. Si nota. E’ il primo ad andare dall’arbitro per placare gli animi o per riscuotere i falli. E’ sempre stato in questi sei anni il titolare della fascia destra. Prima con Benitez nel ruolo di tuttofare in attacco, poi con Sarri è diventato anche terzino per sopperire agli evidenti deficit dei compagni di fascia ed oggi è ancora imprescindibile con Ancelotti. Quest’anno ha fatto anche il centrale di difesa a Sassuolo.

Instancabile e determinante. La solita cosa da recriminargli può essere la mancanza di doti nel dribblare ma a questo ci si appella veramente quando non si ha memoria a lungo raggio.

L’episodio di ieri l’ha visto protagonista ma nessuno voleva ferire lui. E’ un gesto contro la società, contro il sistema “Serie A” e perché no: anche contro alcuni giocatori che dopo le sirene di mercato invernale si sono rilassati…

Si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non toccava a lui essere colpito così duramente, il gesto può essere condannabile anche se il tifoso con educazione e rispetto può esprimere i propri giudizi.

Come in tutte le cose però c’è da dire anche altro: la contestazione è sana, è giusta, ha una motivazione. Immedesimiamoci nei panni di chi vede una squadra lottare per lo scudetto fino a fine Aprile e l’anno successivo esce dalla Coppa Italia in quella maniera a causa di due errori dei singoli ed è il pretesto per la consacrazione di un giocatore di alto livello, ma non in grado di stendere una corazzata che ha battuto il Liverpool. Vede un campionato che non è mai iniziato a causa di acquisti “marziani” della diretta concorrente e senza nemmeno la possibilità di vedere in vita una lotta accesa, sportiva, per il secondo posto a causa dell’indecenza delle inseguitrici. E infine parte esaltato dalle prestazioni nell’Europa che conta per poi essere escluso per un pareggio a Belgrado. Va nell’Europa che conta di meno e vede l’uomo del sogno dell’anno precedente giocarsela in semifinale e invece gli azzurri eliminati da chi perde per 3-0 da tre partite consecutive…Come può essere il morale di chi vede tutto ciò?

Il colpo finale arriva quando senti dire dall’allenatore “Europeo” che non ci saranno “colpi azzardati o top player”. Così si va ad ammazzare l’entusiasmo di una piazza che vive di questo.

Il gesto non è dei migliori ma ci voleva un segnale. Per far capire alla società (che ha appena comunicato che le cifre del settore popolare per Napoli-Cagliari sono di trenta euro, si avete letto bene) che la piazza rinnega questo atteggiamento presuntuoso, arrogante, di chi è sicuro dell’appoggio dei propri tifosi (che mai mancherà) e che attua un vero e proprio monopolio senza ascoltare nemmeno le richieste di chi fa sacrifici per stare al fianco della squadra.

Rottura tra società e tifosi. Dapprima evidente, oggi disarmante. Che crea un clima di tensione che deve essere smorzato con la riconquista della fiducia, solo con il sudore e con la grinta dimostrati in campo.

E fino a quando non sarà così, ci consoliamo con la sicurezza che il numero 7 continuerà a consegnare la maglia sudata alla curva.

 

Matteo Sorrentino

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