Le plusvalenze fanno tremare il sistema calcio

Le plusvalenze fanno tremare il sistema calcio

L’inchiesta aperta sulla Juventus rischia di scoperchiare un mondo di illeciti amministrativi e contabili, allargando il cerchio ad altre società sportive. La società bianconera è accusata di aver “drogato” i bilanci con circa 300 milioni di plusvalenze. Un meccanismo, quello delle plusvalenze, a cui pare siano infatti legati molti club di serie A e non solo che si sono adeguati prontamente al sistema per tenere in regola i propri conti. Un escamotage a cui le società ricorrono sempre più frequentemente, tra l’altro il meccanismo è molto semplice.

È sufficiente alterare la valutazione di un calciatore per far risultare un valore contabile molto più alto dell’effettivo valore e delle somme realmente sborsate. Spese portate a bilancio ma mai quindi effettivamente versate . Con tale meccanismo la fragile impalcatura economica di molte società calcistiche è riuscita così a sopravvivere, regolarizzando i propri conti. Genoa, Juventus, Inter avrebbero trattato così molti giocatori del settore giovanile o calciatori non ancora affermati in grandi club.

“ Il mondo del calcio è malato” ammette l’ex procuratore della FIGC Giuseppe Pecoraro. La Juventus, a suo dire, per poter competere con grandi club come City, Psg, Chelsea, società dalle infinite risorse, si è dovuta adeguare al sistema delle plusvalenze. Non comunque questa una valida ragione al suo eventuale operato, qualora venisse comprovato a fine inchiesta dalla procura di Torino e dopo gli interrogatori di Agnelli, Nedved, Paratici, Cherubini il reato di falso in bilancio e false fatturazioni.

Come sappiamo ogni club di serie A è tenuto a rispettare l’indicatore di liquidità, sistema di indicatori di controllo dell’equilibrio economico finanziario introdotto dalla FIGC nel 2015, che può essere però superato facilmente con la ricapitalizzazione.  Tra gli indici ci sono l’indicatore di indebitamento e l’indicatore di costo lavoro allargato. Quest’ultimo non può essere aggirato con la sola ricapitalizzazione. Il costo del lavoro allargato non è altro che il monte ingaggi che dovrebbe essere parificato ai ricavi provenienti dai diritti tv, sponsor, botteghino, che però sono nettamente inferiori rispetto ad esso.

Ne conseguono gravi perdite di esercizio che le società provano a limitare attraverso le plusvalenze sulla vendita delle prestazioni sportive dei calciatori. Vendite pesantemente gonfiate, si effettuano scambi di giocatori, un club cede, l’altro compra, ma sempre a prezzi lievitati. Entrambi realizzano una plusvalenza che altro non è che la differenza tra prezzo e valore netto. In questo modo i conti economici dei club migliorano ma in effetti non vi è stato alcuno spostamento di denaro, tuttavia il rapporto tra il valore netto contabile della rosa e il valore di mercato della stessa cresce.

Aumentano così gli ammortamenti totali dati appunto dalla crescita del valore del cartellino, cartellino che concorre a determinare l’utile o la perdita dell’esercizio. Questi ammortamenti abbattono il conto economico, maggiori le  plusvalenze, maggiori gli ammortamenti. Nella stagione 2015/16 i club di serie A hanno realizzato plusvalenze per 376 milioni, nel 2017/18 693 milioni, nelle annate successive 713, 712, 738 milioni e  le plusvalenze sono diventate la seconda voce di ricavo dopo i diritti tv. Gli ammortamenti invece nella stagione 2015/16 sono stati 518 milioni, 2017/18 630 milioni, nel 2018/19 871 milioni, 2019/20 1.087 milioni.

Questi numeri parlano da soli ed esprimono perfettamente l’idea di come sia gestito il sistema calcio italiano. Con questa gestione sistematica si cerca di trarre il profitto attraverso l’inganno, senza veri investimenti, senza una vera ricerca di mercato, tralasciando l’innovazione. Il groviglio della matassa si potrebbe sciogliere solo stabilendo se il valore di uno scambio è congruo.

Per fare ciò però bisognerebbe rivedere l’intero sistema dalle fondamenta, radere al suolo l’intera serie A o buona parte di essa e ciò è improbabile, direi impossibile per le troppe esposizioni nei confronti dei creditori. Quindi la FIGC preferisce soprassedere, restare nel suo solito immobilismo ( praticamente ai club dice fate ciò che volete), attendere che le acque si calmino e convogliare l’attenzione dei più su altro. La qualificazione della nazionale offrirebbe la perfetta distrazione, nonché un ottimo canale per agguantare denaro e fare cassa.

Francesca Tripaldelli

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