In Inghilterra si torna a tifare in piedi

Man United willing to pay record fee for Jadon Sancho - AS.com
Foto: en.as.com

Non c’è cosa più romantica per gli amanti del tifo di ammirare una curva intera cantare, saltare e inneggiare la propria squadra del cuore. Tutti in piedi, abbracciati, verso un solo obbiettivo: sostenere.

Perché si è arrivati al “all-seater”?

Fino agli anni novanta, gli stadi inglesi erano una cornice perfetta per ospitare quel calcio dinamico e veloce che solo la Premier League sa regalare.
Poi, il buio. 15 aprile del 1989, stadio di Hillsborough, 97 vittime e 776 feriti, una delle più gravi stragi del mondo del calcio. La colpa fu data alla tradizione britannica di seguire le partite in piedi, anche se il certificato di sicurezza di Hillsborough era stato revocato e, in attesa del rinnovo, quel giorno lo stadio di Sheffield era ufficialmente “non a norma”.
Nottingham Forest-Liverpool si trasformò in una carneficina con le persone che rimasero schiacciate nei settori centrali della gradinata Leppings Lane.

Strage di Hillsborough: 30 anni fa, la morte di 96 tifosi del Liverpool |  Sky TG24
Foto: tg24.sky.it

Da quell’episodio gli stadi inglesi di prima e seconda divisione sono diventati tutti all-seater, cioè dotati di seggiolini in ogni settore ed è stato vietato di seguire la partita in piedi.

Football Spectators Act 1989: «il Segretario di Stato può ordinare all’autorità di rilascio della licenza di includere, in ogni autorizzazione per far entrare gli spettatori in una determinata sede, una condizione che impone il rispetto di requisiti come l’osservanza di posti a sedere durante le partite di calcio».

Safe standing e la tecnologia Rail Seats

Ad ogni modo si è notato che è quasi impossibile tenere i tifosi seduti per tutta la durata della partita, soprattutto nei momenti più concitati del match. Ragion per cui il Governo britannico ha proposto un periodo di prova che ufficializzerà il passaggio epocale per ritornare tutti in piedi sugli stadi.

La tecnologia moderna per quanto riguarda la sicurezza sugli stadi, permette modelli sostenibili e di tutela per l’incolumità del tifoso.

Il safe standing è un esempio, una consuetudine in Germania, Svezia e Austria. Il design è basato sulla tecnologia “Rail Seats”. I seggiolini sono un elemento combinato: consiste in un’intelaiatura tubolare abbinata a una seduta richiudibile, dove ogni seggiolino incorpora un mancorrente, posizionato a un’altezza di circa 1 metro da terra, che serve da appoggio e sostegno per la persona della fila retrostante. Il tifoso, quindi, può scegliere liberamente se stare seduto o in piedi in qualunque momento della partita, rimanendo sempre all’interno di uno spazio personale di manovra, senza ostacoli, in totale sicurezza e in assoluta indipendenza rispetto ai vicini o alle persone delle file davanti e dietro. Si eviteranno così episodi come quelli visti negli europei a Wembley, che hanno dimostrato come i posti a sedere siamo stati un ostacolo nel momento in cui si segnava un gol. Tifosi ammassati uno sopra l’altro con rischio altissimo di caduta.

Installation of seats with safety rails begins at Anfield - Liverpool FC
Foto: liverpoolfc.com

Il dibattito attorno alle safe standing si trascina dai primi anni Duemila e costituisce uno dei temi più delicati riguardanti il modo di vivere lo stadio, soprattutto nel mondo britannico.
Già nel 2018 la Ministra per lo Sport, Rosena Allin-Kha, sosteneva la campagna per il safe standing. La laburista non è mai riuscita ad avere successo, ma oggi qualcosa si sta muovendo.

Il ritorno alle origini

Il governo britannico, così come riporta la BBC, avvierà un test dal 1 gennaio 2022, per incorporare negli stadi aderenti all’iniziativa il modello Rail Seating nei propri impianti. Manchester United, Manchester City, Liverpool, Chelsea, Wolverhampton hanno già installato i posti in piedi.

Ci sono però delle condizioni da rispettare secondo la Sports Ground Safety Authority:

• Avere posti con barriere/barriere indipendenti, sia in casa che in trasferta. • I fan devono essere in grado di sedersi o stare in piedi nell’area autorizzata. • I sedili non possono essere bloccati in posizione ‘su’ o ‘giù’ e ci deve essere un posto/posto per persona • Le aree in piedi autorizzate non devono influire sugli standard di visualizzazione degli altri fan, inclusi i fan disabili. • Deve essere in vigore un codice di condotta per i tifosi nell’area in piedi autorizzata.

La tradizione in Inghilterra sta tornado, dopo anni finalmente i tifosi potranno tornare a sostenere la il proprio team “everybody stand up”.

I timidi tentativi in Italia

In Italia non c’è mai stata una vera e propria proposta, ma si è lasciato tutto al caso. Alcuni provvedimenti hanno tentato di minare il tifo organizzato, il regolamento d’uso del Maradona è uno di questi. Così come le modalità di ingresso allo stadio Liberati, casa della Ternana, i quali obbligano i tifosi a stare seduti al proprio posto numerato.

Non è tardato ad arrivare il comunicato del gruppo ‘Vecchio stampo’ della curva est che, oltre ad annunciare la loro assenza allo stadio, propone una “standing zone” sull’esempio di quanto già fatto in Germania e Inghilterra.

La nota del gruppo ultras: «Riparte la nuova stagione! Siamo curiosi ed entusiasti di vedere le nuove Fere. Purtroppo però, non potremo viverle a modo nostro.

Dobbiamo lottare ancora contro il mostro Covid che limita le nostre libertà. Per questo e per il nostro modo di vivere la nostra passione, nel segno dell’amicizia, dell’aggregazione e del ‘o tutto o niente’, ‘o tutti o nessuno’, ma soprattutto  del ‘non conta quanti, ma conta come’, da oggi e fino al termine delle restrizioni (che sono giuste, nessuno di noi ha la presunzione di giudicare negativamente le misure volte a fermare la pandemia) non saremo presenti nella ‘nostra casa’, nella nostra amata curva est, ma resteremo fuori a soffrire, come è sempre stato, per i nostri colori, nella speranza che prima possibile si possa tornare a vivere il nostro mondo liberi dal Covid e da tutti i tentativi di strumentalizzare la pandemia al fine di azzerare o limitare la nostra presenza. 

Chi prova  oggi a metterci alla porta in questo modo infame, deve sapere che ‘lotteremo fino alla morte’ per riavere la nostra casa e per viverla a modo nostro, senza piegarci allo ‘sceriffo’ di turno. Chiaramente, non ci fermiamo ad una semplice presa di posizione, anzi, sosteniamo e diamo forza alla proposta della realizzazione di ‘Standing Zone’ fatta il 1 agosto 2020 in un incontro a Napoli con il vice ministro dell’Interno Vito Crimi e con il sottosegretario degli interni Carlo Sibilia da cui sono emerse sensazioni positive. La standing zone dovrà essere un’area dello stadio in cui sarà possibile poter vivere liberamente la nostra passione (evidentemente non una zona franca). Un modo nuovo di vivere la curva già in uso in Germania e in via di partenza in alcuni stadi inglesi. Il Covid finirà presto e noi saremo lí a riprenderci i nostri spazi».

Valerio Petrosino

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