Il racconto del 2020, che finalmente volge al termine

E’ quasi giunto al termine questo terribile anno. Il 2020, doppia coppia si direbbe nel poker. 366 giorni intensi (forse troppo), pieni d’insidie in ogni campo. Da quello sportivo a quello medico, da quello giuridico. Chi di noi il 31 dicembre del 2019, l’avrebbe mai immaginato che ci saremmo trovati a combattere con un nemico silenzioso ma letale, cattivo e subdolo, invisibile e contagioso. La parola dell’anno non può che essere “COVID”. Miliardi di ricerche su Google e su tutti i motori di ricerca. E la parola dell’anno, il virus Sars-Cov19, ha messo a dura prova anche il Napoli di Rino Gattuso.

Il 2020 non partì col piede giusto, tre sconfitte di fila per gli azzurri. Con Inter (in casa 1-3), con la Lazio(1-0 a Roma) e con la Fiorentina(in casa 0-2). Un mese di gennaio che non fu esaltante, sistemato solo con la splendida vittoria in casa, contro la Juventus del nemico Maurizio Sarri, appena fresco di scomunica dal popolo azzurro che lo aveva osannato. Il tabellino recitava il risultato di 2-1. Esaltazione confermata una settimana dopo con la vittoria sulla Sampdoria, a Genova per 2-4 e poi fatta crollare con la sconfitta in casa con il Lecce di Liverani e il 2-3 che stava strettissimo ai partenopei. Era il 9 febbraio 2020, dopo solo vittorie: a Cagliari per 0-1, a Brescia per 1-2 e in casa con il Torino per 2-1.

Nel mezzo di queste vittorie in campionato c’era il big match di Champions League, in cui gli azzurri incontravano Messi e compagni. Gli azzurri di Rino Gattuso, vanno in vantaggio con un bellissimo gol di Dries Mertens. Raggiunti a metà secondo tempo da un gol siglato dall’insipido Griezmann. E il match finisce in parità. Per vedere il ritorno in un Camp Nou deserto, si dovrà aspettare agosto.

Intanto dopo la vittoria sui granata in campionato, l’8 Marzo, nel giorno della festa della donna si ferma il campionato italiano di calcio o meglio, sarà sospeso con lo spettro di un annullamento, poi playoff, fino a giugno. Proprio quando gli azzurri stavano ingranando la marcia.

Nei mesi di marzo, aprile e maggio di questo 2020 la squadra non fa altro che rimanere congelata, con allenamenti mirati a casa dei calciatori e silenzio assoluto. Per rispetto di una quarantena che vedeva bollettini Covid peggiorare ogni giorno. Ciò nonostante, attraverso i canali social dei calciatori e della società, c’è stato un bel feeling creatosi con i tifosi (che non hanno mai fatto mancare il supporto, anche in lockdown) per intrattenerli nei limiti del possibile.

Con la riapertura del 4 maggio da parte del Governo, le società di serie A, potevano allenarsi (con modalità assurde, ad esempio in gruppi di 4 persone alla volta) nei centri sportivi, e poco dopo l’inizio degli allenamenti con la palla e il diminuire dei contagi c’è la data per disputare il match di ritorno della semifinale di Coppa Italia (l’andata a San Siro contro l’Inter di Antonio Conte vide prevalere il Napoli per 0-1 con una prodezza di Fabian Ruiz a giro). Il ritorno era fissato per il 12-13 giugno. Il 12 la semifinale tra Juve e Milan(vinta dai bianconeri) e il 13 giugno (Sant’Antonio) tra Napoli e Inter. In un San Paolo(ancora era chiamato tale) tetro, vuoto, senz’anima. Gli azzurri applicano la stessa tattica dell’andata: difesa arcigna e segnare quando possibile. Il risultato è un pareggio per 1-1 ma con il vantaggio di Milano la finale del 17 giugno è raggiunta.

Mercoledì 17 giugno 2020 ogni tifoso del Napoli era innanzi un bivio, la vittoria e la felicità dopo un periodo buio e triste, passando anche la Pasqua in Quarantena, oppure la sconfitta contro gli acerrimi rivali capitanati da Sarri e CR7. Gattuso inizia a mostrare la sua tattica difensiva preparatissima, evitando di regalare palla agli avversari e di stringerli nella morsa del centrocampo quando sono in possesso. La vera tattica però era reggere i 90 minuti senza subire e provando a segnare, superati i 90 minuti c’era la lotteria dei rigori (da regolamento imposti per evitare altri 30 minuti di gioco pressocchè nullo vista la mancanza di preparazione atletica accettabile nei tre mesi precedenti).

Il Napoli colpisce un palo con Insigne nel primo tempo e con Elmas a tempo quasi scaduto ma non riesce a portarsi in vantaggio. Ai rigori il Napoli non sbaglia nulla mentre nella Juventus sbagliano Danilo e Dybala. Il trofeo scatena la magia dei festeggiamenti in città, nonostante il Covid-19 (che c’è da dire in Campania fino a settembre aveva registrato pochissimi casi). L’immagine stupenda è di Rino Gattuso, di ritorno all’aereoporto di Capodichino che incita i tifosi azzurri, che attendevano la squadra al suo ritorno, a cantare “Un giorno all’improvviso”.

Dopo l’obiettivo Coppa Italia raggiunto, un’altra sfida per il tecnico calabrese è portare il Napoli in Champions League, tra le prime quattro in classifica. La più vicina è l’Atalanta che dista 12 punti con lo scontro diretto a Bergamo da giocare. Le vittorie con Verona e Spal fanno ben sperare ma il Napoli a Bergamo mentalmente non ci è mai arrivato. Squadra molle e sulle gambe per i troppi impegni ravvicinati che si arrende ad una Atalanta superiore per gioco e forma fisica. Dopo arriveranno vittorie contro Roma e Genoa, pareggio in casa con il Milan e con il Bologna e poi la vittoria con l’Udinese. La sconfitta arriva con il Parma ma il 22 luglio, una squadra che ha raggiunto il suo obiettivo stagionale non ha senso che giochi a pallone. Infatti le ultime tre gare vedranno gli azzurri trionfare contro un Sassuolo nella stessa situazione di comfort, perdere con l’Inter a 4 punti dalla Juventus campione d’Italia e poi trionfare in casa con la Lazio.

Il momento più esaltante dopo la vittoria in Coppa Italia è in questo match, a fine partita infatti un collaboratore di Simone Inzaghi chiama l’allenatore del Napoli Gattuso con i termini “terrone di….”, è in quel momento che si consacra l’amore dei tifosi azzurri con l’ex Milan. La reazione è da “terrone” vero, che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, difendendo a gran voce le proprie origini. Come nessuno ha fatto mai.

Il primo agosto 2020 si conclude il campionato di serie A, iniziato quasi un anno prima e agli azzurri tocca l’ultimo impegno della stagione: il ritorno di Champions League con il Barcellona. Al Camp Nou non ci sono i mostri sacri di un tempo ma un ottimo Messi e uno scorretto Lenglet mettono KO il Napoli per 3-1 e passano il turno, soccomberanno contro il Bayern per 8-2 ai quarti di finale e inizierà il “vado-non vado” di Messi.

Da questa partita però ci si aspettava di più, almeno nella mentalità. Il Barca appariva come una squadra più forte tecnicamente ma di certo non imbattibile, un obiettivo che non è stato proprio preso in considerazione dal mondo della SSC Napoli e che poteva essere una bella occasione per ritrovarsi nella bolla UEFA in Portogallo.

Con l’ultimo appuntamento targato stagione 19/20 si chiude il sipario per un mese.

Le voci di calciomercato incombono e infatti poco dopo l’apertura del mercato gli azzurri piazzano il colpo Victor Osimhen. Spesa da 60 milioni complessivi.  Il nigeriano si aggiunge agli acquisti fatti a gennaio e aggiuntisi in ritiro, ovvero Rrhamani e Petagna. A completare il mercato sarà il prestito di Bakayoko per formare un centrocampo roccioso.

Saranno tantissimi i nomi accostati alla banda di Gattuso ma questi saranno gli acquisti definitivi. A completare l’opera ci sarà la conferma di Koulibaly e purtroppo anche Milik, messo fuori rosa e totalmente out dai piani della società dopo aver rifiutato ogni destinazione per andare via a parametro zero nel 2021.

Il Napoli appare come una squadra in grado di competere per il piazzamento di Champions e ad inizio stagione infila due vittorie consecutive prima del finimondo del 3 Ottobre: Juve-Napoli rinviata e poi sconfitta a tavolino per gli azzurri, dopo che questi ultimi non sono partiti per  Torino a causa di una nota dell’ASL 1 e 2 di Napoli.

Il caso come tutti sappiamo finirà in appello prima (respinto) e poi al CONI (accolto), con una nuova data da fissare e il punto restituito agli azzurri. Nel mentre, i partenopei vincono in scioltezza con Atalanta e Roma ma crollano con Milan, Inter, Sassuolo e Lazio.

Il finale d’anno è salvato dalla sentenza del CONI, poiché la squadra appare di nuovo spaesata, senza un gioco chiaro e soprattutto con gli infortuni di Osimhen e Mertens, il Covid a Hysaj e Rrahmani e infine anche la malattia di Rino Gattuso all’occhio destro fanno perdere un po’ la bussola. Ritrovarla e diventare costanti sarà uno dei buoni propositi del nuovo anno.

Stessi buoni propositi vanno ritrovati e confermati per l’Europa League, l’obiettivo resta il piazzamento in Champions ma un buon cammino nell’Europa più piccola non è di certo sgradito. Granada primo ostacolo da superare.

FATTORE SQUADRA:

Il 2020 ha visto la squadra rinascere dopo le ceneri della fine del 2019, come una fenice. Gioco ritrovati a sprazzi e confermato quando in campo c’era il numero 9 nigeriano. Gattuso ha provato cose nuove come il terzino sinistro avanzato (nella gara di Milano con l’Inter), dominando la gara facendo un gioco interessante, da cui bisogna ripartire, con tutti gli innesti. C’è un Lorenzo Insigne in più, da capitano e uomo responsabile e un Koulibaly che cerca la luce dopo troppo tempo di oscurità, la coppia con Manolas regge ma si vede che c’è del potenziale sprecato.

L’immagine del Napoli 2020 è tutta nella persona di Hirving Lozano. Da oggetto sconosciuto a uomo spaccapartite, inarrestabile in partenza e “cazzimmoso” in difesa.

ADDII AMARI:

Il 2020 vede il Napoli che saluta Jose Callejon, certezza della corsia di destra e Allan, mastino del centrocampo che negli ultimi sei mesi è stato più deludente per comportamenti che per prestazioni in campo.

AD10S:

Infine, perché le cose belle si tengono sempre alla fine, la morte di Diego Armando Maradona. Nemmeno un mese dopo aver compiuto 60 anni, se ne va all’improvviso. In un pomeriggio freddo e cupo del 25 Novembre. Un mese prima di Natale (guardacaso), il 25 che moltiplicando 2×5 fa proprio 10. Il suo numero. El Pibe de Oro anche dall’aldilà unisce un popolo, tutta la città si ingegna per portare i suoi omaggi al Re, al murales dei Quartieri Spagnoli e all’ingresso del San Paolo, il suo tempio che dopo neanche una settimana gli è stato intitolato.

E finalmente il mondo intero ha ammesso che era, è e sarà per sempre il calciatore più forte di tutti i tempi.

L’anno che finalmente sta per concludersi, ci vede costretti a passare Natale e Capodanno in casa, con i “congiunti” e i parenti davvero stretti: “conviventi”. In una tristezza che ci affligge da nove mesi. L’augurio è che nel 2021 possano esserci tante gioie, a partire dall’uscita di questo incubo chiamato Covid e dal gustare, tutti insieme però tante soddisfazioni nel rettangolo verde. Con un Diego Maradona che dall’alto ci osserva e in terra invece, ci accoglie tra i suoi cancelli.

Buon 2021 a tutti i tifosi azzurri.

Matteo Sorrentino

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