Il “piccolo torneo” della Coppa d’Africa

Il “piccolo torneo” della Coppa d’Africa

Le dichiarazioni di Jurgen Klopp sulla Coppa d’Africa non hanno fatto altro che alimentare ulteriormente la polemica già esistente da anni circa la validità della manifestazione. Definire la Coppa d’Africa “un piccolo torneo” che porta via alla sua squadra tre dei suoi migliori giocatori, ha attirato su di sé la rabbia e le critiche di giornalisti e tecnici.

I primi, lo hanno attaccato  per aver sminuito il valore della competizione, i secondi hanno preso le distanze, in particolare Aliou Cissè, che le sue considerazioni “trovano il tempo che trovano” e che lui non merita rispetto, ricambiando il “piacere” ricevuto. Klopp nella stessa intervista ha sottolineato inoltre la scarsa organizzazione della manifestazione che non rispetta i club di provenienza dei giocatori, che comprano gli stessi, pagandoli salatamente e che trattengono per un tempo smisurato.

In realtà le parole espresse da Klopp sono largamente condivise da molti tecnici europei che si trovano infatti a dover fare i conti con le assenze dei giocatori più rappresentativi e per la maggior parte di questi la competizione resta uno spiacevole inconveniente, con il quale bisogna fare i conti ogni due anni. D’altronde anche mister Spalletti si è dichiarato in linea con il pensiero di Klopp e del suo presidente De Laurentiis. Il Napoli per la Coppa d’Africa a gennaio perderebbe Koulibaly, Ounas, Anguissa, Osimhen. Assenze importanti, notevoli i rischi di infortuni, stipendi esosi elargiti comunque a giocatori  assenti e non si sa per quanto.

Eppure la Coppa d’Africa per tutto il continente africano resta una festa importante, festa che si avverte dentro e fuori dal campo di gioco. A meno di un mese alla 33 esima edizione della competizione, tuttavia, le polemiche continuano a dilagare e alle solite problematiche calcistiche e di Covid, si sono aggiunte anche quelle politiche, l’allarme di ordine pubblico legato alle rivendicazioni dei separatisti anglofoni del Camerun occidentale.

La nazione africana infatti è stata travolta da un conflitto di carattere secessionista che vede la minoranza anglofona rivendicare l’indipendenza dal governo centrale. Notizia questa di notevole importanza che è passata in sordina dai media internazionali. L’elezione di Samuel Eto’o, come nuovo presidente della federazione calcistica del Camerun, ha scatenato l’indignazione della separatista ambazonica che ha accusato Eto’o di aver sfruttato la sua visibilità mediatica di ex calciatore per promuovere in maniera discutibile la prossima Coppa d’Africa. “ Ogni voto ricevuto rappresenta l’energia e l’ambizione della nostra famiglia calcistica di portare il nostro amato sport ad un livello mai visto prima”. Queste le sue parole subito dopo la sua elezione.

Le ambiziose promesse degli ultimi anni dei suoi predecessori non hanno di certo alzato il livello. L’allargamento del torneo da 16 a 24 squadre ha avuto come risultato solo l’abbassamento del tasso tecnico e lo stesso numero di allenatori africani alla guida delle squadre impegnate nella Coppa continua ad essere piuttosto basso 13 su 24. La crescita pronosticata non c’è stata. Nessuno sviluppo evidente, i campionati nazionali si giocano in strutture inadeguate, fatiscenti, le federazioni continuano a scontrarsi con le solite problematiche di natura finanziaria e i giocatori continuano a confrontarsi in leghe dove la corruzione dilaga.

Nonostante ciò la Coppa d’Africa rimane e merita rispetto e onore con la buona pace di tutti. Lo stesso Anguissa si è detto onorato di disputarla. Finalmente sembrano essersi sciolti tutti i nodi, i dubbi, gli imprevisti, gli ostacoli, che impedivano di stabilire una sua data di inizio. Il via libera alla competizione sembra essere stata fissata per il 9 gennaio, non ci resta quindi che augurare ai club buona fortuna.

Francesca Tripaldelli

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