Il caffè del Professore di Salvatore Sabella

Scrivere le sensazioni e le emozioni subito dopo la vittoria del campionato sarebbe stato facile ma banale.
C’era il rischio di essere retorici, forse sarcastici, sicuramente non obiettivi.
Per questo e per tanto altro, chi vi scrive ha preferito attendere per ritrovare onestà di pensiero che la gioia avrebbe potuto mitigare.

Il sogno del vostro maturo professore è sempre stato quello di diventare un  professionista della informazione, capace con la penna di descrivere la realtà e raccontare  quello che con la  parola  spesso è difficile, comunicare con la scrittura.

La vita mi ha poi segnato un cammino diverso, che ho scelto e perseguito con impegno e successo, ma nell’ angolo del cuore era rimasto uno spazio che doveva essere riempito col racconto.
Non il destino, ma la capacità  mi ha dato questa possibilità,  raccontare il terzo scudetto della storia gloriosa del nostro Napoli.

La mia generazione è una delle più fortunate perché ha ammirato in gioventù il calciatore più grande di sempre, capace di rendere un manipolo di seguaci un esercito invincibile,  portandoci per due volte sul tetto nazionale e per una sul quello Europeo.

Era un calcio lontano da quello attuale,  in un’ epoca differente , era una generazione diversa.
Oggi vediamo un altro tipo di trionfo, altrettanto bellissimo ed entusiasmante  ma che nasce da altri connotati.

È il frutto del calcio sostenibile, di un imprenditore capace e lungimirante, purtroppo poco simpatico e spesso offensivo nel modo di porsi, ma sicuramente coraggioso e vincente.

Vincere nella passata generazione fu quasi un obbligo perché avevamo il più forte di tutti che seppe tramutare quelle vittorie in una rivalsa sociale di una città afflitta da mille problemi,  non ultimo la non potabilità dell’ acqua che sgorgava dai rubinetti delle nostre case , di un colore rossastro ma che , chi allora di dovere, ci diceva che era potabile.

Storie antiche ma che sono indelebili nella nostra  memoria, come gli arresti ( finalmente,  dopo diverso tempo) dei truffaldini che alterandone i parametri ci facevano credere che quella melmaglia la potevamo bere.

Altri tempi che Maradona ci fece superare dandoci la consapevolezza che gli ultimi dovevano essere i primi e sfrutto’  la sua arma migliore,  il pallone di cui noi siamo follemente innamorati.

Oggi invece dobbiamo sentirci offesi, e dire che è un enorme sciocchezza credere che uno scudetto stravinto sul campo sia una rivalsa, non lo è né economicamente né socialmente.
È il frutto di un investimento manageriale che aggiunge lustro al curriculum di una città ormai  capitale del mondo con le sue  tante eccellenze e  con gli stessi  problemi e contraddizioni  delle altre metropoli.

È una vittoria che si sta celebrando con la dovuta gioia ma riprendendo , già da stamane, il suo cammino fatto da impegno e dal  lavoro.

Che sia questo titolo l’ inizio di un ciclo vincente perché la vittoria venuta con l’ ausilio di calciatori ai più sconosciuti, non è casuale ma il coronamento della competenza.

Certo , ora salire sul carro dei vincitori è comodo e semplice , ma , il sottoscritto non lo farà perché considera questa vittoria tardiva nei tempi .

Le potenzialità della città di Napoli, la gestione oculata della società con i conti in ordine da sempre, avrebbe dovuto imporre al Presidente, quale  capo unico ed indiscusso di tutto il vapore, di osare prima e molto di più ,  ” animal spirit” tuonava Keynes, invece si è preferito la politica dei piccoli passi che ha portato all’ inevitabile traguardo che , date le risorse accumulate nel decennio passato del regno Aureliota, doveva esserci   prima  perché si poteva e si  doveva sfruttare meglio  l’ autofinanziamento generatosi che aveva creato quel ” tesoretto” di pura liquidità che avrebbe fatto la differenza in termini di investimenti, in soldoni sull’ acquisto dei calciatori.

Non ci sarà mai la riprova ma , nel percorso di vita professionale dello scrivente, che da oltre trent’anni studia e insegna Economia , e pertanto non per diletto, gli possono essere  concesse  queste considerazioni

Non è assolutamente una polemica, sarebbe stupido e stucchevole oggi macchiare la nostra gioia, ma solo artate conclusioni.

È stato uno scudetto stravinto in una competizione che non c’è stata, solo in questo ultimo periodo si è persa brillantezza ed è mancata quella maturità per fronteggiare il momento che ci è costata l’ eliminazione dalla champions a scapito di un Milan sicuramente meno forte del Napoli ma con tanta più esperienza.

Questo deve essere il prossimo step, primeggiare in Europa, le componenti di base ci sono tutte, la rosa va rinforzata in pochi settori (centrocampo)

C’è pero’  un punto cruciale su cui riflettere e tanto per  i futuri investimenti,  quale sarà il destino di Osimehn?
È lui il vero fuoriclasse del Napoli , doti atletiche immense, risorse tecniche in continua evoluzione, leadership innata, un  trascinatore devastante.
Non poteva che essere lui l’ autore della marcatura vincente del tricolore.
Da lui dipendono le nostre sorti imprenditoriali e sportive, con lui c’è la certezza di avere il centravanti più determinante del campionato capace di spostare gli equilibri anche in Europa, senza si può rinforzare a tal punto la rosa da aprire veramente un ciclo.

Anche su questo non ci sono convincimenti,   sono solo opinioni.
Godiamoci per ora il successo, il nostro auspicio è che chi di dovere abbandoni la politica estrema del pareggio di bilancio,  che non significa assolutamente deficit patrimoniale finanziato dai debiti ( come hanno fatto e continuano a fare alcune delle nostre  illustri antagoniste),  ma fortificare definitivamente un castello già solidissimo con un arricchimento del management , e  delle strutture tecniche, che renderebbe di conseguenza la squadra ancora più forte e farlo da vincitori è più semplice e meno rischioso, questo acuirebbe la differenza con le rivali.

” Quello che conta non è solo la vittoria, ma la resistenza ad essa”

Foto: Twitter Napoli

Salvatore Sabella

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