Il caffè del Professore di Salvatore Sabella 

Il caffè del Professore di Salvatore Sabella 

SABELLA – “Io sono un istrione e la teatralità scorre dentro di me” , le tenorinali rime vibranti dell’ immenso Aznavour nel capolavoro “Istrione”.
Sono la cornice delle nostre emozioni e sensazioni per
un uomo furbo, molto intelligente ma spesso arrogante , che continua nella sua collera dialettica , calpestando tutto e tutti , per poi essere smentito.

” Con nessuno di voi ho niente in comune” sussurra l’ artista, e’ il sentimento ( reciproco) che ( non) ci lega al ” nostro” Presidente a cui la scena da la giusta dimensione.

La stagione è terminata , ma si assiste allo spettacolo, “se mi date un teatro e un ruolo adatto a me, il genio si vedrà”.
ADL, un fiume in piena conferenza dopo conferenza, salta da un argomento all’ altro in un orizzonte temporale di circa un ventennio, tanti i temi trattati, tanti gli attacchi verbali, tante le considerazioni, risponde con domande , nessuna promessa , si conclude col nulla.

Ha spostato il tiro dal campo alle figure, come sempre contro la stampa ( anche quella amica), insomma la solita terra bruciata in cui lui trova linfa e noi invece sentiamo sempre più il peso di un personaggio ostaggio di se stesso e del suo egocentrismo.

Gli saremmo sempre grati per averci tolto dalla polvere, ma ora c’ è da concludere il giro, con le gambe in croce perché c’è da contrastare le nuove realtà finanziare che hanno evoluto l’ industria calcio.
Noi siamo rimasti troppo indietro e non c’è più tempo ne modo per recuperare.

Il business è cambiato , Don Aurelio invece è sempre lo stesso e questo fa paura.
Il suo modo di essere e di rappresentare è perseverante, quasi diabolico per la sua lucidità, cambiano solo i bersagli da colpire in un mondo che sembra averlo lasciato solo.

Ostenta una sicurezza che sa di ipocrisia e dove può competere sempre meno, con tante idee ma pochi fatti.

Vorremmo che ci parlasse solo di calcio, di programmi, di investimenti, di management, e lasciasse l’istrione nelle note della memoria dell’artista.

La situazione è molto delicata, Spalletti ( pare riconfermato) ha sancito l’incedibilità di alcuni calciatori che invece sono quelli maggiormente indiziati ad andare via perché non rinnovano i loro contratti, solite strategie societarie errate di arrivare in scadenza, tante voci, cifre sparate a vanvera, diatriba solita tra proprietà e stampa sportiva , insomma il caos che presagisce solo mediocrità.

Ci spaventa questa coerenza nei modi e negli atteggiamenti sbagliati, inimicarsi tutti non può mai pagare.
Gli ostacoli vanno spesso aggirati e non travolti, l’ insegna l’esperienza, De Laurentiis invece sembra quasi voler creare , anno dopo anno, un personaggio sempre nuovo, diverso dal precedente ma sempre più lontano da noi.

Il calcio è storia e tradizione , la vittoria non è mai casuale , una squadra va plasmata e arricchita nel tempo, tassello dopo tassello, invece qui c’è la corsa a smantellare tutto non appena il vero traguardo sembra materializzarsi. Perchè?
Non crediamo alla favola di chi non vuol vincere, ribadiamo invece che la cultura della vittoria è una scienza, non esatta , ma figlia di un processo , minuto ed assiduo perpetuato istante per istante , quello che a noi non ci appartiene.

Ogni nostra azione è la conseguenza dei se e dei ma , si resta sempre nel dubbio e così non si programma e non si vince.

“Agli altri mentirò fino a che sembri verità “sciorina la voce del mitico artista franco armeno, sembra il copione del nostro destino calcistico.
Abbiamo assistito ad uno dei più grandi capolavori imprenditoriali, la cessione del Milan per una cifra mostruosa , affare maturato in un medio orizzonte temporale dove si è seguito un business plan articolato sulla conoscenza e sulla competenza e la vittoria anche del campionato, e ribadiamo anche, è la cosa meno importante anche se quella che da più lustro ai tifosi.

Noi invece in chi o cosa dobbiamo credere o, forse, è meglio rassegnarci, in fondo il calcio Napoli è di Aurelio De Laurentiis, può fare quello che vuole per un futuro, dicono i fatti dietro i numeri, che non esiste, si ritornerà ai campionati vissuti nell’ anonimato anche se il Presidente ha detto che farà di tutto per riportare lo scudetto a Napoli!

Forse gli istrioni siamo noi solo che, ci perdoni il maestro Aznavour, non ne siamo fieri.

Salvatore Sabella

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