Il caffè del Professore

Avevamo bisogno di una pausa di riflessione e la settimana scorsa,  per non essere retorici, il migliore commento ci è sembrato essere il silenzio.
Dovevamo vivere prima il momento per poi raccontarlo.

Oggi gridiamo grazie Napoli, hai raccolto le nostre emozioni  in un abbraccio infinito, tutto colorato di azzurro , che solo il calcio può regalare.

Una festa bella, spontanea, dove ogni partecipante ha aggiunto un ricamo in un manto infinito durato il lampo di una notte dal cielo stellato che ognuno di noi ha fissato per un istante regalando alla sua immaginazione una vittoria che ammalia la fantasia ma non fa perdere la ragione.

Come doveva e deve essere.

Solo gioia , una parentesi di vita, colorata di azzurro, su ogni balcone una bandiera, festoni legati tra i palazzi per creare un abbraccio unico e  sincero durato  un momento  protrattosi fino a sera inoltrata per poi lasciare il posto, l’ indomani, al solito incedere di tutti i partecipanti,  fatto come sempre di impegno e di  lavoro.

Non andrebbe rimarcata la normalità ma questo è il modo in cui i Napoletani hanno vissuto e vivono  il loro scudetto.

È stata una rivalsa ?
È stata una vittoria che va oltre il solo trionfo sportivo?

Sono domande che purtroppo riecheggiano,  ma questa è informazione?

Assolutamente no, nessuno creda , ne’ ci faccia credere che un popolo si riscatti grazie ai suoi eroi in casacca azzurra. La vittoria,  schiacciante del titolo,  è una magnificenza sportiva e manageriale che genera un importante indotto  che  aumenta, ma sicuramente non fa nascere oggi ,  la  crescita economica e sociale che la nostra città vive già da moltissimo tempo.

La vittoria  nello sport più bello e seguito non è una rivalsa ma l’ affermazione della consapevolezza.
Aberrante e umiliante è invece per chi crede  che il messaggio sia che gli ultimi diventino i primi grazie ad un pallone.

Sarà orgoglioso il nostro  Massimo ( Troisi) nel vedere che finalmente siamo scesi a festeggiare senza dimenticare di chiudere l’ acqua e il gas .

Lui sapeva  che Napoli veniva considerata solo come la città di Pulcinella.
Grande Massimo, ora starai sfogliando la famosa agendina di Gianni Mina’, anche lui venuto da te, per chiamare i tuoi amici come  Pino Daniele che con le sue meravigliose note definì Napoli ” na carta sporca” (provocatoriamente)  perché ” nisciun se ne importa” , due geni che denunciarono , con la loro infinita arte,  come tutti ( o quasi) vedevano Napoli e i Napoletani.

La risposta oggi l’abbiamo data , più forte che mai, l’ ipocrisia e il luogo comune lo lasciamo a chi lo semina e a chi lo raccoglie.
La festa è anche questo , difendersi dalle tristi e becere consuetudini nei nostri confronti.

Resta infine la cronaca della sconfitta con il Monza, in una partita affrontata senza la giusta determinazione soprattutto nel primo tempo.

Cervellotica poi la gestione dei cambi di Spalletti nella ripresa, dentro tutti gli attaccanti,  in stile Mourihno,  giusto per alimentare un caos totale e togliere qualunque lettura tecnica e tattica alla gara.
Sconcertante l’ arbitraggio.

Polemico e prolisso  in conferenza nel dopo gara il tecnico apparso tutt’altro che sereno come ci dicono dopo la cena chiarificatrice con il presidente.

Si programmi ora il futuro se si vuole aprire un ciclo, i presupposti ci sono tutti ma ci vuole una unità di intenti e la massima chiarezza.
La città è pronta e capace di gestire qualunque pressione per raggiungere qualsiasi traguardo.

Caro Massimo, quanto ci manchi, ora saresti orgoglioso che non dimentichiamo più le chiavette del gas aperto ( siamo passati all’ induzione),  ma tu lo sai  bene, sono gli altri che ci sono rimasti indietro.

Foto: Twitter Napoli

Salvatore Sabella

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