I cinque pensieri sulla stagione del Napoli

I cinque pensieri sulla stagione del Napoli

Foto: sscnapoli.it
I cinque pensieri sulla stagione del Napoli

I cinque pensieri sulla stagione del Napoli

Con la vittoria all’Alberto Picco contro lo Spezia, è terminata la stagione 2021/22 del Napoli. Un inizio da sogno, poi infortuni, casi di covid e altre circostanze hanno portato ad un rallentamento. Ma l’obiettivo di inizio stagione è stato centrato, il Napoli è tornato in Champions League dopo due annate in cui non era andato oltre alla qualificazione in Europa League.
La squadra guidata da Luciano Spalletti ha totalizzato 79 punti, piazzandosi al terzo posto. Stesso punteggio raggiunto nella stagione 2018/19, al tempo rosa che vedeva al comando Carlo Ancelotti ed erano valsi il secondo posto. Nel mezzo le grandi delusioni: un settimo posto l’anno seguente, 2019/20, con 62 punti ed un quinto in quello successivo, 2020/21, con 77 punti.

Se in Serie A è andata bene -almeno per quelle che erano le aspettative iniziali- non è stato così ne in Coppa Italia e nemmeno in Europa League. Nel primo torneo gli azzurri sono stati eliminati, alla prima gara disputata, dalla Fiorentina negli ottavi di finale per 5-2 al Diego Armando Maradona. Invece, nella competizione europea si sono qualificati ai sedicesimi di finale all’ultima giornata dei gironi e poi sono stati eliminati dal Barcellona con un risultato in aggregato di 5-3, in favore dei blaugrana.

LA SQUADRA NON È MATURATA



Arrivati all’inizio del giro di boa, nonostante il “dicembre da horror“, sembrava che la squadra fosse maturata rispetto agli anni scorsi e che avesse imparato ad andare oltre l’ostacolo e a cambiare mentalità. Passando dall’accontentarsi del piazzamento Champions al poter seriamente competere per lo Scudetto. Ma così non è stato. O meglio, siamo arrivati al 27 febbraio -giorno della vittoria all’ultimo all’Olimpico contro la Lazio- in cui i tifosi ci hanno iniziato a credere seriamente e, probabilmente, anche i calciatori. Arrivando poi agli addetti ai lavori che hanno inserito il Napoli come seria pretendente al titolo oltre alle milanesi. Da lì alti e bassi fino alla sentenza del 10 aprile, sconfitta in casa con la Fiorentina e contemporanea vittoria di Inter e Milan. Alla vigilia della partita contro i viola era il momento massimo in cui si pensava che gli azzurri potessero realmente fare qualcosa di importante e al termine dei 90′ minuti si è realizzato che non sarebbe stato così.
La maturazione non c’è stata e i partenopei sono rimasti nella loro mediocrità.

LE CONFERME DI SPALLETTI



Luciano Spalletti ha confermato la sua etichetta di tecnico aziendalista. L’obiettivo iniziale societario è stato raggiunto e non si è andati oltre. Un po’ come accaduto sempre nella sua carriera da allenatore. Non serve andare troppo indietro, basta soffermarsi sulla ultime avventure sulla panchina di Roma ed Inter.
Inoltre, ha tirato fuori il meglio dalla rosa a disposizione. Nonostante dal calciomercato siano arrivate solo due pedine in quello estivo ed una a gennaio, il tecnico di Certaldo è riuscito a valorizzare e ri-valutare quasi ogni componente della rosa. Vedi il lavoro fatto con Stanislav Lobotka ed Amir Rrahmani, con Gennaro Gattuso delle semplici comparse e con Lucio dei veri e propri protagonisti. Soffermiamoci poi su Juan Jesus, arrivato come ‘scarto’ della Roma ed con l’etichetta ‘ex calciatore’, ed invece dal primo giorno ha preso a cuore la causa e fino all’ultimo l’ha onorata, zittendo ogni detrattore. E su André Frank Zambo Anguissa. Arrivato in punta di piedi, sconosciuto ai più e rivelatosi un ‘colpaccio‘.

Unica pecca che continua a rimanere: i cambi. Con i 5 cambi ora si può stravolgere la squadra e se ad inizio anno erano un punto di forza, sono poi tornati ad essere uno di debolezza. Come in quel famoso Inter-Juventus del 28 aprile 2018 quando tolse Mauro Icardi -migliore in campo-, togliendo certezze alla squadra, per mettere Davide Santon. Ecco cambi così li abbiamo visti più volte in questa stagione, ma due sono i più significativi: in Napoli-Roma al minuto 83′ sul risultato di 1-0 toglie Victor Osimhen per fare spazio a Juan Jesus per rafforzare la difesa, ma questo toglie solo sbocchi offensivi alla squadra che si chiude in difesa ed alla fine subisce gol. Arriviamo poi ad Empoli-Napoli, match seguente, al minuto 87′ inserisce un Matteo Politano sottotono al posto di uno sfavillante Dries Mertens. Gli undici in campo si disuniscono, perdono forza offensiva e subiscono 3 reti in 7′ minuti, passando dal risultato di vantaggio, 0-2, a quello di svantaggio 3-2.

SIAMO SICURI CHE ZIELINSKI SIA UN POTENZIALE TOP PLAYER?

Piotr Zielinski, neo 28enne, sembra essere l’eterno top player mancato. È vero, l’età della maturazione non è ancora arrivata ma ogni anno si sente dire “il prossimo sarà quello buono per Zielu” e poi puntualmente fallisce. In questa stagione, il polacco -tra campionato e coppe- ha messo a segno 8 reti e fornito due assist, ma praticamente tutte nella prima parte di stagione. Dopo la sosta natalizia ha lasciato il segno una sola volta, ha segnato nell’ultima partita contro lo Spezia. Addirittura, dalla 33esima alla 37esima giornata non è mai stato titolare ed alla 35esima non è nemmeno sceso in campo.
Insomma, se arrivati a metà stagione sembrava essere finalmente l’annata della consacrazione per Zielinski, così nuovamente non è stato.

È EVIDENTE: QUALCOSA VA CAMBIATO

Complici le cessioni a parametro zero, sicuramente Lorenzo Insigne, Kevin Malcuit, Fouzi Ghoulam e da definire quelle di David Ospina, Dries Mertens e Juan Jesus, e i prestiti non rinnovati vedi Axel Tuanzebe, il Napoli dovrà rivoluzionare l’organico. È arrivato il momento in cui bisogna prendere delle decisioni forti, anche riguardo chi ha ancora lunghi contratti e capire chi è relamente adatto alla dimensione azzurra e chi no.
Bisogna partire dalla porta e capire se Alex Meret potrà essere l’estremo difensore titolare senza rotazioni. Da vedere chi sarà il vice di Giovanni Di Lorenzo (rimarrà Alessandro Zanoli o arriverà qualcun altro?), da definire il futuro di Kalidou Koulibaly e quello di Mario Rui e capire se quindi sia la parte centrale che quella esterna a sinistra sarà completamente rivoluzionata.
A centrocampo invece, chi rimane? Fabian Ruiz o rinnova o deve essere ceduto, per Demme e Zielinski, invece, probabilmente è arrivato il momento di cambiare aria: quindi solo Anguissa e Lobotka confermati per ora.
Elmas sarà considerato centrocampista, trequartista o esterno? Quindi che ruoli poi il Napoli sarà constretto a coprire intervenendo sul mercato?
Va bene aver sostituito Insigne con Khvicha Kvaratskhelia, ma Matteo Politano ed Hirving Lozano rimarranno all’ombra del Vesuvio?
In avanti, invece, Osimhen dovrebbe essere intoccabile invece Andrea Petagna dirà addio per cercare più spazio?
Tanti quesiti ed incertezze, ma il calciomercato non è ancora iniziato ufficialmente e probabilmente, fino a quel momento, molte domande rimarranno senza risposta.

PERCHÉ SNOBBARE LE COPPE?



Tralasciando la stagione 2014/15 quando è arrivato ad un passo dalla finale, il Napoli ha sempre snobbato l’Europa League. Vero, la seconda coppa europea ma è sempre un trofeo che andrebbe ad arricchire la scarna bacheca degli azzurri e darebbe prestigio alla squadra ed alla società. Nonostante ciò, il Napoli ed i tifosi anche in questa stagione non gli hanno dato la giusta considerazione e l’eliminazione è stata più un sollievo che un rammarico. Lo stesso per quanto riguarda la Coppa Italia. In cui, nell’unica gara disputata, i partenopei non sono scesi in campo con il piglio giusto e si sono fatti umiliare davanti ai propri tifosi dalla Fiorentina, formazione -oggettivamente- con meno potenziale del Napoli ma che ha conferito il giusto rispetto all’impegno. Non parliamo del torneo più importante al mondo anche in questo caso, ma la vittoria di una coppa -anche l’ultima per importanza- può regalare felicità e fiducia ad una piazza troppo spesso abituata a delusioni. Quindi perché snobbarle così?

Alfonso Oliva

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