FC Barcellona, una lenta regressione

Parliamoci chiaramente: chi da bambino non è cresciuto con i miti di Barcellona e Real Madrid? Qualsiasi appassionato di calcio, sin dal primo approccio (seppur superficiale) verso questo magnifico sport, ha sentito parlare dei club in questione. Due tra le squadre più vincenti e rinomate al mondo, grazie alle rose fenomenali che le hanno contraddistinte nel corso degli anni, grazie ai mitologici stili di gioco che hanno apportato ma, soprattutto, grazie ai progetti solidi che hanno permesso di mantenere l’asticella qualitativa sempre sopra la media.
Uno di questi club, però, sta attraversando un periodo (da circa due anni a questa parte) decisamente tragico; quantomeno in relazione all’andamento abituale. Il magico Barcellona, da centenni idolo sportivo mondiale, è in procinto di andare incontro ad una mera decadenza. I blaugrana sono stati capaci di vincere praticamente qualsiasi tipo di trofeo dalla loro nascita: 26 campionati spagnoli, 30 coppe di Spagna, 5 Champions League, 5 Supercoppe Uefa e tanto, tanto altro. Odiernamente, purtroppo, la società con a capo Bartomeu e Tusquets si sta rivelando inadempiente verso i propri compiti e sprovvista di qualsiasi tipo di piano economico-organizzativo.
Naturalmente, come qualsiasi altra grande squadra che possa ritenersi tale, anche il Barcellona conta importanti cifre rosse relative ai propri bilanci; ma tutto ciò fa parte delle dinamiche implicite nei mastodontici investimenti volti a potenziare la rosa. Il problema, come anticipato nelle righe precedenti, risiede però nel tipo di acquisti e di gestione interna dei calciatori. Per quanto riguarda il primo caso, si evidenziano operazioni come quelle di Kevin-Prince Boateng o Braithwaite per sostituire Suarez, oppure quella di Paulinho dal Guangzhou Evergrande (squadra cinese) per 40 milioni e così via; insomma, giocatori talvolta con poca esperienza o non necessariamente qualificati che, quando chiamati in causa, non hanno saputo rivestire degnamente la loro carica, il che ha successivamente gravato in merito alla conquista di importanti obbiettivi stagionali. Si parla di trattative nettamente sproporzionate in relazione al conseguente rendimento sul campo.
Invece, nel secondo caso, si evidenzia il fulcro della decadenza blaugrana: l’organizzazione interna. Da chi partire, se non dalla stella della squadra: Leo Messi. “La Pulga” ha onorato per anni, con sacrificio e dedizione ma anche sprigionando il suo talento, la maglia del club spagnolo. Nella penultima finestra di mercato, però, il campione argentino aveva comunicato tramite fax di voler lasciare la squadra a causa delle molteplici assenze (a cui faremo riferimento successivamente) che avrebbero gravato sull’imminente stagione. Oltre a queste motivazioni sembrerebbe essere emersa la volontà di cambiare aria, o quasi, siccome si prospettava un clamoroso ritorno sotto la guida di Pep Guardiola in Premier League. Leo, a settembre, aveva programmato di liberarsi da Bartomeu utilizzando la stessa clausola da 700 milioni che lo incatenava; ancor prima di far scadere il suo ultimo anno di contratto. La dirigenza si oppose completamente alla volontà del ragazzo di Rosario, contrapponendo alla sua strategia un fitto apparato burocratico. A quel punto, il talento argentino, dichiarò di non essere in grado di far causa alla squadra della sua vita ma, al contempo, confessò: “Avevo detto a Bartomeu ed al presidente di voler lasciare il Barcellona già un anno fa, le strade si sarebbero dovute separare, nonostante non avrei trovato di meglio al di fuori di qui. Non hanno mantenuto la promessa. Magari un giorno sarei tornato, ma l’assenza di un vero progetto mi ha reso triste”. In poche parole, la medesima squadra che ha giovato delle fantastiche giocate della pulce, non gli ha più permesso di realizzare un suo desiderio. Non a caso, in campo si nota fortemente come Messi si meno invogliato del solito, il che influisce anche sul resto della rosa. Perdere un punto di riferimento tale non farebbe bene a nessun club, tantomeno se si parla di una legenda.
A quanto pare questo malcontento si sarebbe manifestato anche per altri giocatori quali Ivan Rakitic e Luis Suarez, verso i quali il Barcellona non si è cimentato più di tanto per sbloccare la relativa situazione contrattuale. Ad oggi entrambi sono andati via e giocano ne “La Liga” spagnola, rispettivamente con Siviglia ed Atletico Madrid: il croato possiede le redini del gioco sivigliano, mentre l’uruguagio sta trascinando a suon di goal i “Colchoneros” verso un titolo che manca da troppo tempo. In conclusione, va ammesso chiaramente che la regressione societaria dei blaugrana sia riconducibile ad un problema di base. Tutti gli amanti del calcio stanno vivendo in prima persona questa crisi in quanto, come citato nell’introduzione, squadre come il Barcellona ti restano nel cuore a prescindere dai colori di riferimento. Con il futuro addio di Messi la situazione si aggraverà ulteriormente, quali saranno le prossime mosse di Bartomeu e Tusquets?



