“Il mare dei silenzi e dei rimpianti” da il caffè del Professore

Navighiamo nel mare del silenzio e dei rimpianti.

In una partita che doveva sancire la definitiva consacrazione del Napoli al tavolo dei grandi, non tanto per il risultato ma per il modo di porsi, ebbene si è miseramente fallito. È bastato vedere gli occhi di Buffon e Chiellini per capire che non siamo pronti per queste sfide che invece i nostri avversari hanno nel loro essere.

Troppi azzurri poco reattivi, troppi occhi spenti, forse non erano abbastanza consci dell’ importanza della sfida le cui conseguenze non sono solo i 3 punti persi ma, soprattutto, aver ridato entusiasmo ad una Juventus che, ancora una volta, ha evidenziato i suoi grandi limiti sull’ organizzazione del gioco, ma ha mostrato gli occhi della tigre, il felino che non si può domare.

È tutta qui la differenza tra noi e loro, sulla soglia di un confine che da un lato porta alla gloria e dall’ altro alla mediocrità di una classifica che ora risalire sarà molto difficile perché ieri sera non si è persa solo una battaglia ma probabilmente la guerra perché senza cuore non si può né competere ne’ vincere.

Troppa gente che praticamente non è mai scesa in campo, Mertens irriconoscibile, Hysaj ad inseguire le ombre dei bianconeri, Demme incapace di arginare le semplici giocate avversarie, Koulibaly è ormai solo il ricordo del gigante che su questo stesso campo ci aveva regalato un sogno.
Troppi uomini regalati a cui non sono bastati i lampi dei soliti Zielinski e Insigne e del reattivo Di Lorenzo.
Tardiva e scellerata, come sempre, la gestione dei cambi.
Insomma, ancora una volta, è stato sbagliato l’ approccio alla gara e la sua gestione soprattutto nella ripresa quando, la grande Juventus, ha deciso di non giocare affatto, con i suoi difensori mai usciti dalla propria area nel più classico dei ” catenacci” che non abbiamo saputo neanche minimamente provare ad aprire.
Questa squadra è stata costruita su Osimhen che pareva ispirato, ma non si riesce assolutamente a metterlo in condizione di giocare sfruttandone le caratteristiche che privilegiano il fisico alla tecnica.
Con gli spazi così stretti occorreva creare densità mettendo palloni al centro e invece si è continuato a girare palla per linee orizzontali , favorendo così le tigri bianconere.

E qui sono venuti fuori tutti i limiti tecnici di Gattuso che, nonostante i tanti cambi, ha preteso ed ottenuto che si continuasse a giocare di fioretto laddove, per scardinare il muro difensivo avversario, sarebbe occorsa la clava.
La lettura di una partita , durante il suo evolversi, è quello che fa la differenza tra un buon tecnico ed un grande allenatore, che deve saper cavalcare l’ onda imprevedibile della novità anche se c’è un prezzo da pagare perché perdere di misura o con maggiore scarto cambia la forma ma non certo la sostanza, si cade ma avendo la consapevolezza di essersela giocata fino alla fine, insomma senza rimpianti e non con tutti i rammarichi che invece ci accompagneranno nelle prossime partite.

Nei momenti di difficoltà devono saltare gli schemi se questi si dimostrano non adeguati e male interpretati, laddove non si riesce ad arrivare sul fondo per crossare, cosa mai riuscita al subentrato Politano, lo si obbliga a traversoni dalla trequarti anche per sfruttare lo strapotere atletico del centravanti nigeriano.
A cosa è servito schierare tutti gli attaccanti a disposizione, a scapito del già precario equilibrio di gioco, se poi non si è fatta densità in area avversaria con palloni che sarebbero dovuti arrivare da tutte le parti? Lo si è fatto solo due volte ottenendo un rigore e un salvataggio su conclusione quasi a botta sicura della nostra gazzella africana.
Tutto questo solo negli ultimi minuti dopo aver regalato già il primo tempo e praticamente quasi tutta la ripresa.

Questa sconfitta , non nel risultato, ma nell’ atteggiamento, non ci ridimensiona ma ci chiarisce ancora una volta quale è la nostra reale dimensione costellata da troppi errori e davvero pochissime certezze.
Avere una ferrari ma non saperla condurre al limite è il destino dei mediocri e questa mediocrità è ormai diventata il nostro essere perché troppe volte abbiamo fallito nel momento topico della stagione.

Sarebbe stato interessante chiedere a Gattuso come aveva preparato la gara, perché non è riuscito a sparigliare in corso, perché ha schierato un Lozano dal primo minuto se ancora non era pronto, perché Mertens è apparso subito stralunato, perché, perché e ancora perché.
Ma non ci meritiamo neanche di poter ascoltare i nostri ” eroi”, e questa volta c’è un perché ridicolo ancorato pare ad uno scaramantico silenzio stampa imposto dall’ alto che non fa altro che offendere la nostra intelligenza.

Da dove ripartiamo? Non ci sono certezze, ci restano 9 gare per finire nel paradiso del denaro per sperare in un futuro migliore e ridare lustro ad un presente che ci sta presentando il conto sulle ali di un entusiasmo mai trovato.
Ci rimane solo il cuore, in fondo tutto si può comprare anche i più grandi e forti calciatori ma se sotto la maglia non batte forte il cuore, nessun traguardo arriverà mai e continueremo sempre e solo a navigare nel mare del silenzio e dei rimpianti.

Giovanni Pisano

Leave a Comment

Your email address will not be published.

Start typing and press Enter to search