Dio chieda scusa di Giovanni Pisano

imageI ragazzi che non morirono mai..

Le stelle stanno in cielo, i sogni non lo so. So solo che son pochi, pochissimi, quelli che si avverano.
Sarà il non essere troppo coraggiosi.
Sarà Dio, troppo impegnato a giocare alla Play a qualche gioco di guerra.
Sarà quella lurida puttana chiamata fortuna che a certa gente, proprio, non vuole smettere di mostrare le spalle.
Come se avesse un conto aperto con loro.
Sarà quel destino bastardo che mai, e dico mai, neanche una volta, neanche per sbaglio, per puro caso, neanche per inciampo, decide di sorridere a chi se lo merita.
Se lo merita davvero.
Mai, cazzo, mai!
A chi ha quel fuoco dentro che meriterebbe premio. Memoria. Ricordo.
No.
Mai.
Quel bastardo maledetto si manifesta esattamente nel momento esatto in cui in cui non dovrebbe manifestarsi.
In cui i sogni, solo un momento, chiudono gli occhi per risposare.
Ecco che allora una fredda mattina di merda ti svegli alle stesse 6:20 come ogni giorno e pensi sia una giornata come tante altre, in cui ti infili le tue scarpe antinfortunistiche, dai da mangiare a quel rompicoglioni del tuo gatto, bevi uno schifoso caffè al volo e poi scendi giù, verso la vita, pensando e sperando che quella sia esattamente una mattinata come ne hai vissute centinaia. Migliaia. Milioni.
Una mattina come tante altre.
Un’occhiataccia al capo. Un commento ad un bel culo di passeggio fino alla sera. A letto presto.
Stop.
E domani si ricomincia.
Fino al sabato.
Poi la domenica, che dura il tempo di un sospiro, e così via.
E invece no.
Invece no.
No.
Ti svegli, e mentre ti vesti ti ritrovi a dover commentare, spiegare, cercare di dare un senso ad una notizia che non pensi neanche sia vera. Che leggi e rileggi millle e mille volte sperando che alla fine esca fuori una frase del tipo ‘Sto scherzando, coglione’.
E invece..
Ti ritrovi a dover commentare, spiegare, cercare di fare un senso ad una tragedia che senso, spiegazione e commento, invece, non può avere.
Non può.
No.
Ne adesso e mai lo avrà.
Non esiste che il silenzio.
Gli occhi lucidi pieni di incredulità nel ricordare un gruppo di ragazzi che quella notte che doveva arrivare di li a poco l’avevano forse sognata per tutta la vita.
Come ogni bambino mai cresciuto del tutto che si rispetti.
Come ognuno di noi.
Perché se c’è una cosa bella in questo sport, che poi solo un sport non è, è che permette di sognare a tutti allo stesso identico modo.
Siamo tutti uguali di fronte al calcio.
E invece..
Invece ti ritrovi a dover cercare un perché, perché deve esserci un perché, deve, lo richiede la tua anima, la tua vita, quella voglia un giorno di voltare pagina e continuare, sperando e pensando che tutto questo inutile sacrificio in realtà inutile non è stato, il perché un gruppo di ragazzi colpevoli solo e soltanto di sognare una notte come quella, adesso, nel giro di un battito di ciglia, non ci siano più.
Del perché quel destino maledetto abbia deciso di non cagare, di lasciare il ‘Chape’ nell’anonimato più assoluto e assordante per qualcosa come quarantasei anni, per poi risvegliarsi e manifestarsi, contro ovviamente, sia mai, proprio nella notte in cui non avrebbe dovuto.
Proprio mentre quei ragazzi magari ridevano, speravano, dormivano, sognavano.
Una notte così.
Una finale così.
Dopo aver eliminato mostri sacri sudamericani come Independiente, Club Atletico Junior e San Lorenzo, la squadra di Papa Francesco, che neanche i Santi hanno potuto aiutare contro la voglia di quei ragazzi.
Quei ragazzi che avevano un solo sogno.
Un solo obbiettivo.
E ora l’Atletico Nacional, lá. Ad un passo.
Una storia fantastica come solo il calcio sa creare. Nessun altro gioco al mondo ne è capace, mi spiace.
Dalla Serie D brasileira alla seconda coppa del continente.
E invece niente.
Ti risvegli e il Chapecoense non c’è più.
Come congelata al culmine della sua bellezza, per non invecchiare mai.
Come se regredire, peggiorare, tornare tra gli umani non gli fosse concesso, ma solo rimanere eterna.
È bastato un attimo.
Il destino ha deciso di decidere, ma non la sua di vita, no, sia mai che quella merda decida di fare un torto a se stesso, ma quella di ventenni e trentenni che non se lo meritavano. Vulnerabili nel momento più vulnerabile. Quando ormai l’obbiettivo eraá.
Quando ormai, la vita, finalmente, sembrava meravigliosa.
Quando il calcio, finalmente, aveva aperto il vaso dei sogni.
Lo scrigno magico.
Non ci sono parole e non ci saranno mai.
Se c’è un Dio lassù, stasera, a cena, dovrà chiedere scusa.
A loro, che non ci sono più.
Ai giornalisti, i piloti, il personale.
A Tiaguinho, che, appena ventiduenne, sarebbe presto diventato padre.
All’artefice principale di questo miracolo calcistico, l’allenatore Caio Junior, che appena conquistata la finale si danni del ‘Cuervo’ aveva detto quasi profeticamente ‘Se morissi oggi sarei felice’, tanto era l’orgoglio nei confronti dei suoi ragazzi.
A Alan Ruschel, Helio Zampier Neto, Jackson Follman, che sono sopravvissuti ma in realtà non vivranno mai più.
A Danilo, il portiere eroe contro il ‘Ciclon’, che grazie alle sue parate aveva permesso il sogno, estratto vivo, che aveva riacceso la speranza e che invece è morto nella disperata corsa in ospedale.
E anche a noi, che siamo ancora qua e che cerchiamo, speriamo, vogliamo, nonostante tutto, nonostante questo, sperare che questa sia stata più o meno una giornata come le altre.
Che questa vita non può essere quella merda che in realtà ci offrono.
Che sappiamo che non è un addio, ma un arrivederci, cari amici brasiliani.
Che cerchiamo una via di uscita. Che siamo convinti che ci sia una via d’uscita.
Che non ci scorderemo mai di loro. Bambini mai cresciuti che vivranno per sempre nei nostri cuori.
A noi, per i quali, il Chape, in realtà, domani sera, a prescindere da tutto, dal fato maledetto, dalla fortuna schifosa o da un Dio troppo distratto, solcherà il bellissimo manto erboso dell’Atanasio Giradot di Medellín per inseguire quel sogno, ad un passo dalla gloria, spaccherà profondamente il culo al Nacional e poi alzerà verso il cielo di Chapecò, davanti ad un’Arena Condá in festa, quella coppa tanto, troppo sognata da un gruppo di ragazzi, che, sbattendocene altamente il cazzo del destino merdoso, per noi, quelli esattamente uguali a loro, almeno per noi, saranno per sempre immortali.

#ForçaChape

 

 

 

 

 

 

 

fonte: Dio è del Boca

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