David Beckham, calcio e marketing

Beckham

David Beckham, calcio e marketing

David Beckham è famoso oltre che per le sue meravigliose skills tecniche, soprattutto per essere ancora oggi un’icona pop globale. Quando entrava in campo, non entrava solo il centrocampista dai piedi d’oro che calciava il pallone come e dove voleva e che batteva punizioni esemplari. In campo entrava anche la bellezza del modello, la classe e l’eleganza dei suoi movimenti, la postura perfetta del suo corpo statuario.

Chi ricorda Beckham, ricorda il giocatore bellissimo con le meches bionde che sistemava di continuo con le mani, per la cresta rasata come un skinhead, con il suo codino da samurai, per le treccine e per i tatuaggi adagiati su un corpo perfetto. In ogni situazione sempre impeccabile. Probabilmente questa è stata la sua fortuna e sfortuna. Troppo spesso per questa sua bellezza mozzafiato e successivamente per il suo matrimonio con la posh spice Victoria Adams, le qualità tecniche del centrocampista sono passate in secondo piano rispetto all’icona sex symbol.

Beckham prima di tutti aveva intuito le potenzialità racchiuse nei diritti d’immagine, anticipando i tempi. Non era un semplice prodotto dei suoi tempi, anzi aveva contribuito a trasformarli. Uno dei pochi sportivi ad aver avuto un’ influenza oltre i limiti dello sport che praticava. Quell’immagine voluta di superficialità, frivolezza rientrava in una visione di vita ben precisa e volutamente indirizzata. È stato tra i primi, se non il primo di un lungo elenco di calciatori ad aver associato il suo nome ad un brand, pubblicizzando con il suo corpo prodotti per capelli, abbigliamento, profumi, orologi ecc..

Chi ha presupposto che i calciatori non siano persone troppo intelligenti con capacità manageriali sbaglia. Ancora oggi Beckham vale milioni di sterline. Intorno a lui un giro d’affari stratosferico. Beckham non era solo bello, lui aveva doti che molti calciatori di oggi ancora sognano o sperano di avere.

Aveva un modo di calciare la palla cosi bene da ingannare o sorprendere i difensori ed il portiere avversario. L’effetto sorpresa era proprio la componente magica dello stile Beckham, quanto l’eleganza dei suoi movimenti: “Il braccio sinistro che si alzava per sottolineare il movimento opposto della gamba destra allungata all’indietro per prendere slancio e forza e il piede d’appoggio sinistro che poggiava a terra con l’esterno del piede anziché con la pianta”.

Era il solo a sapere, quando calciava, sulla testa di quale attaccante cadesse la palla e quale spazio venisse essa ad occupare. Le stesse sue punizioni lasciavano tutti increduli per le traiettorie che le palle prendevano ingannando tutti. Roberto Carlos racconta che ai tempi del Real Madrid sia lui che Beckham si fiondavano sul pallone prima di decidere chi dei due battesse la punizione: “Ma io volevo guardar Beckham calciare per il bellissimo modo con cui colpisce la palla”.

Tanti gli assist ed i goal con tutte le maglie che ha indossato. Prima dei 28 anni aveva già nel suo palmares 6 Premier league, in otto anni da titolare nel Manchester Utd. Ancora una Champions nell’99 di cui fu protagonista assoluto, una intercontinentale, una Liga, una Ligue 1, 2 MLS e vari coppe nazionali, secondo nella classifica del pallone d’oro ‘99 dietro a Rivaldo. Ancora oggi è il terzo giocatore inglese con più presenze in nazionale. Tutti questi titoli la dicono lunga: Beckham bello certo, ma soprattutto bravo!

Tra le sue giocate memorabili figurano: il goal dai 52 metri contro il Wimbledon in finale di Champions League ‘99, i due calci d’angolo battuti in finale di Champions conto il Bayern Monaco, il primo al 91’ che permette a Sheringhan di pareggiare e l’altro battuto subito dopo sempre destinato alla testa di Sheringhan che nuovamente non fallisce l’appuntamento con la palla, e la punizione centrale battuta all’altezza dei 25 metri conto la Grecia per la qualificazione dell’Inghilterra ai mondiali del 2002. Nulla potè il portiere della Grecia Nikopolidis.

Il suo è infatti un calcio teso, preciso, fortissimo, quasi cinematografico per il momento e l’importanza. Beckham è entrato così nella storia del calcio inglese semplicemente calciando il pallone. Sembrava talmente facile per lui fare del pallone quello che voleva, dove voleva esso andasse e sulla testa di chi. I suoi calci al pallone sono nell’antologia del calcio. Di lui Jorge Valdano dice: ”Dotato di grandissima concentrazione per tutti i 90’ della partita, capacità partecipativa, abnegazione, solidarietà, visione di gioco ed un tiro che riesce ad indirizzare dove vuole”. Rooney: “Sapevo che mi bastava correre e lui me l’avrebbe messa sulla testa o nello spazio”. Cristiano Ronaldo: “Sarei orgoglioso se un giorno godessi della stessa stima di George Best e David Beckham”.

Beckham può essere considerato come l’anello di congiunzione tra il calcio passato ed il calcio moderno.

Francesca Tripaldelli

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