Chelsea, 116 anni di storia

Chelsea, 116 anni di storia

Il 10 Marzo 1905 nasceva il Chelsea Football Club, una delle squadre inglesi più importanti di sempre. Le origini dei “blues”, però, risultano alquanto contorte. Henry Mears, businessman ed amante del calcio, decise di acquistare nel 1896 i campi d’atletica di Stamford Bridge con il fine di ospitare partite di calcio. Il Fulham però, essendo la squadra locale, necessitava di un terreno di gioco sul quale disputare le partite interne; non a caso la società dell’Est di Londra chiese proprio a Mears di vendergli i terreni.

L’imprenditore inglese era sul punto di concludere la trattativa quando, improvvisamente, accadde qualcosa di decisamente strano: il suo cane gli morse la gamba un attimo prima di porre la firma sul contratto, il che gli bastò per interpretarlo come un segno del destino e mandare tutto in fumo. A tal punto non fu il Chelsea a cercare uno stadio, ma viceversa. Stamford Bridge scoprì i blues e, da quel momento in poi, nulla è più cambiato.

Per raccontare una storia è lecito partire dalle fondamenta. Vanno però elencati anche i processi evolutivi. Il Chelsea, infatti, è stato al centro di un percorso in cui si sono alternate incredibili gioie e deludenti sconfitte. I primi anni del club londinese furono contornati da amari risultati: dalle prime retrocessioni alle partite perse con ampio distacco. Un fondo di luce lo si cominciò ad intravedere nel 1915 quando i blues, sotto la guida di Calderhead, conquistarono la loro prima finale di FA Cup; dalla quale ne uscirono sconfitti per 3-0, denominando quel match come “Khaki final”, in merito all’ingente numero di soldati presenti sulle tribune (causa il periodo di guerra).

Con il corso del tempo il Chelsea cambiò tanti allenatori, sino ad arrivare nella stagione 1953/1954, sotto la guida di Drake, a vincere il suo primo titolo nazionale. Come citato precedentemente, però, la storia del club londinese risulta essere alquanto ambivalente, dato che negli anni ottanta si riscontrò un imponente fallimento societario. A questo punto si susseguirono molteplici personalità per mantenere il Chelsea, quantomeno, in First Division. A questi problemi se ne aggiunsero altri in termini di proprietà, in quanto Mears cedette Stamford Bridge nelle mani di una ditta edile, rischiando così di far abbattere l’impianto. Tra le fila della squadra passarono tantissimi calciatori e tecnici, ma fu solamente grazie a Dixon (bomber di qualità) e Neal (Coach preparatissimo) che i blues tornarono nella massima serie verso la metà degli anni ottanta. Il periodo di gloria assoluta, però, si iscrisse nei “90’s” sotto la guida di una legenda: Ruud Gullit. Nel 1997 il tecnico olandese riuscì a conquistare una preziosa FA Cup contro il Middlesbrough, trofeo fondamentale per dar vita ad una rivoluzione. La rinascita del Chelsea, infatti, partì proprio da qui: la questione di Stamford Bridge fu risolta dall’imprenditore Harding, il quale, inoltre, mise a disposizione dei fondi per acquistare nuovi interpreti.

Tra le trattative più importanti ricordiamo: Di Matteo e “Magic Box”, ovvero Gianfranco Zola (per altro ex Napoli). Questi volti determinarono un’epoca di cambiamenti nella quale, i deludenti risultati precedenti, lasciarono spazio ad una folata di successi. Sulla panchina, all’ex Milan, successe Gianfranco Vialli. L’italiano compì un vero e proprio miracolo, portando la squadra ad ottenere soddisfazioni immense quali: vittoria di Coppa di Lega, Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea (in questo caso contro il Real Madrid). L’era Vialli fu molto significativa per la squadra londinese, permettendo dunque di plasmare alla società ed ai tifosi una nuova realtà nella quale poter competere.

A proposito di sognare in grande, nei primi duemila il Chelsea disputerà anche la sua prima Champions League: coppa che, successivamente, risulterà molto familiare. Prima di arrivare a tutto ciò, va evidenziato il passaggio chiave della rinascita blues: l’acquisto della proprietà da parte del milionario Roman Abramovich. Nelle casse dei “Pensioners” entreranno significative cifre di denaro utili al miglioramento della rosa e non solo. Il club inizierà ad acquisire prestigio internazionale ed anche una notevole visibilità, non a caso sulla panchina londinese approderà un certo Josè Mourinho, il quale aveva appena concluso una stagione con il Porto da vincitore della Coppa dei Campioni.

Lo “Special One” amplierà la scarna bacheca del Chelsea con due Coppe di Lega ed un FA Cup, grazie soprattutto a neo acquisti come Terry, Torres, Shevchenko, Robben e così via. Successivamente assumeranno il ruolo di CT sia Ancelotti che Villas-Boas, il primo farà meglio del secondo, il quale sarà esonerato nel bel mezzo della stagione con più di una competizione in gioco. Al suo posto subentrerà Di Matteo, un altro italiano. L’ex calciatore dei blues supererà le aspettative, riuscendo a conquistare la Champions League ai rigori contro il Bayern. Proprio il trofeo sfuggito qualche anno prima, era diventato una realtà, non più una sfumatura. A quest’incredibile successo, che tanto incredibile non è (data la rosa a disposizione), contribuì un attaccante fuori dalla norma: Didier Drogba. Avete mai sentito quella telecronaca che recita: “Sempre, magnificamente, infinitamente Didier Drogba”?

Penso che vi siate fatti un’idea.

Da quel momento in poi il Chelsea ha continuato a stupirci positivamente, riuscendo a mantenere il livello dell’asticella sempre alto. Dunque, da appassionato dico: “Tanti auguri blues, siate fieri di una storia cominciata nelle macerie ed arrivata, infine, alle stelle”.

Foto: Goal.com

Renato Oliviero

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