Calcio, è giunto il momento del compromesso?

Calcio, è giunto il momento del compromesso?

The show must go on, lo spettacolo deve continuare, poco importa a quali condizioni e rischi. Le polemiche nate intorno al mondo del football, oramai sempre più un prodotto di marketing finanziario, di esponenti del settore sono in forte crescita.

Troppe le partite da giocare, sempre più ravvicinate e, talvolta, a condizioni climatiche proibitive, scarsi i tempi di recupero e riposo, praticamente nulle le ferie. I giocatori non sono macchine, ma esseri umani e con i limiti di questi. Certi ritmi sottolineano sono diventati insostenibili. Calendari sempre più fitti, troppe le competizioni tra campionati e coppe. Il virus ci  ha  poi messo lo zampino, il classico dito nella piaga. Uefa e Fifa hanno avuto bisogno per rifocillarsi, dopo la lunga pausa, di fare soldi. Espressione poco lusinghiera ma, ahimè, veritiera.

È servito loro portare quante più persone agli stadi in primo luogo, sul divano davanti la TV in secondo. Il pubblico resta  la principale fonte di reddito, seguita poi da sponsor, diritti sportivi ecc. Ecco quindi la necessità per loro di accrescere le competizioni e il numero delle partite da giocare. Allenatori e giocatori sono quindi stati costretti a dire la loro, essendo stati messi nelle condizioni di non poter operare al meglio. 

Fonte: sport meteoweek

Giocatori come Soriano, Lewandowski, Courtois  hanno sottolineato la difficoltà fisica e mentale a cui vanno incontro ma, soprattutto, l’essere merce nelle mani dei club, della Uefa e della Fifa. Soriano: “Il calcio è tutto uno schifo. Dirigenti, certi giocatori, giornalisti, tutti sono ficcati dentro l’affare senza che  si preoccupino  della dignità dell’ uomo” . Lewandowski: “tante persone dimenticano  che siamo uomini, non macchine. Non possiamo giocare sempre al massimo delle prestazioni. Con questi ritmi un atleta non può stare al top per molti anni. Il fisico non può reggere questo stress a lungo. In questa stagione abbiamo avuto solo due settimane di pausa in estate, poi siamo tornati a prepararci per il nuovo campionato, per la nuova Champions League”. 

Il portiere Courtois dopo la finale terzo e quarto posto della Nations League: “ la partita tra Italia e Belgio è una partita organizzata per soldi e dobbiamo essere onesti, l’abbiamo giocata per la Uefa sono soldi extra. È un male che non si parli dei giocatori ed ora si vocifera di un campionato europeo e un mondiale ogni due anni. Quando riposeremo? Mai! Non siamo dei robot”.

Allenatori come Guardiola e Fonseca parlano della necessità dei tempi di recupero dei propri giocatori per poterli vedere esprimersi al meglio, al massimo delle condizioni e non incappare in infortuni ormai  troppi frequenti per i ritmi troppo alti. La Uefa tace e non risponde agli attacchi. Troppo importanti gli introiti e lavora perché questi aumentino.

La Fifa invece attraverso il presidente Giovanni Infantino, in un’intervista su skysport UK, ammette:“ la situazione del calendario delle partite internazionali ci mostra che abbiamo raggiunto dei limiti, i giocatori iniziano la stagione nella propria squadra di club per approdare poi alle nazionali, partite giocate magari anche in un altro continente, con un altro fuso orario per poi fare ritorno alla squadra di club. Ci sono troppe partite senza senso, dobbiamo valutare cosa si può fare per avere un sistema semplice e chiaro, comprensibile a tutti”.

Il sindacato FIFPro, il sindacato mondiale dei calciatori, ha provato a porre dei limiti raccomandandosi per un numero massimo di 60 partite a stagione, 14 giorni di riposo in inverno, da 28 a 42 giorni di riposo in estate, un numero limitato di trasferte lunghe e almeno 5 giorni di riposo tra un impegno e l’altro. Queste raccomandazioni però sembrano non aver trovato applicazione, perché troppo contrapposte agli interessi primari della Uefa e della Fifa, introiti e spettacolo.

Fonte: fanpage.it

Poco importa se gli attori sono stanchi e provati. Eriksen è l’esempio lampante dell’usura di un giocatore. Era alla sua 66esima partita in Danimarca- Finlandia quando è stato colto da una crisi cardiaca, la cui causa medica resta ancora senza una precisa risposta. Il calcio dunque in questi termini potrà vivere a lungo? Come mediare le ragioni a sostegno dell’una e dell’altra parte in causa? Tutelare i giocatori resta una priorità o questi sono facilmente sostituibili quando si rompono? I club, la Uefa, la Fifa hanno, e non possiamo negarlo, la necessità  di fare cassa per pianificare, organizzare, garantire il successo dello spettacolo.

I grandi giocatori che, fanno lo spettacolo, si acquistano a somme proibitive e i loro stessi guadagni sono altrettanto proibitivi. Per il futuro del calcio speriamo si venga presto ad un giusto compromesso che veda soddisfatte tutte le parti. L’atmosfera dello stadio, le scenografie in esso prodotte, i cori, l’odore dell’erba bagnata, l’ingresso dei giocatori in campo, l’eco del pubblico al nome del giocatore pronunciato dallo speaker, restano emozioni uniche e andrebbero vissute costantemente da i più. Il calcio è amato da uomini, donne e soprattutto bambini che vedono lo stadio come un palcoscenico in cui investono i loro sogni ed i sogni dei bambini non vanno mai spenti ma alimentati costantemente.

Francesca Tripaldelli https://instagram.com/occhioallapalla_?igshid=1sk36sx0zvj2s

1 Comment

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    1 mese ago Reply

    757756 707474Ich kenne einige Leute, die aus Kanadakommen. Eines Tages werde ich auch dorthin reisen Lg Daniela 776406

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