Allenatori oggi in e domani out e viceversa

Allenatori oggi in e domani out e viceversa

Le voci sugli allenatori finiti, bolliti, recuperabili e in auge sono sempre più intense e insistenti. Accompagnano sempre più le chiacchiere da bar, tema nei dibattiti sportivi in TV, materie e argomenti trattati da giornalisti su carta stampata. L’allenatore è sempre più oggetto di discussioni, le frasi su costui sempre più ricche e cariche di epiteti simpatici: è finito, non adatto al calcio moderno; come si fa a tenere questo in panchina; che razza di cambi ha fatto; costui non è in grado di leggere la partita; con questo non andremo lontano; ci serve un miracolo per salvarci. Dunque per i tecnici esiste la stessa parabola discendente dei calciatori? Anche essi sono soggetti a cicli? Sembrerebbe proprio di sì.

Pochissimi sono stati di certo gli allenatori capaci di rimanere in cima per molti anni, in ambienti in cui anche un santo avrebbe fatto fatica a restare. Molti quelli invece, che dopo aver vinto anche importanti trofei ad essere caduti dal piedistallo, finiti sulla graticola, vistisi accompagnare all’uscita. Decisamente in calo allenatori illustri come Allegri e Mourinho che faticano sempre più, decisamente in crescita Italiano e Inzaghi. Andreazzoli e Tudor capaci di giochi freschi, redditizi e divertenti.

Il valore di un mister però non dipende sempre ed esclusivamente da lui. Il contesto, la realtà in cui opera e lavora è spesso a fare la differenza. La società, la tifoseria, la rosa di giocatori, lo staff tecnico giocano ruoli notevoli. Un allenatore per poter rimanere ad alti livelli deve faticare e non poco. Aggiornarsi continuamente, circondarsi di persone qualificate, adeguarsi ai cambiamenti repentini. Il calcio vive di idee, intuizioni tattiche, di innovazione. Gli innovatori sono quelli che poi corrono più degli altri, quelli che non si adeguano ai cambiamenti invece saranno costretti sempre ad inseguire e rimanere nell’anonimato.

Mister indubbiamente famosi come Sacchi, Capello e Herrera hanno pagato in passato lo scotto di un fallimento, fondamentali in una squadra, disastrosi in un’altra. Umiliazioni queste  capitate anche ad Ancelotti e Mancini. Ricordiamo benissimo i fallimenti di Carlo Ancelotti al Napoli e al Liverpool come quelli di Mancini al Galatasaray e allo Zenit. Ma ricordiamo altrettanto bene anche i loro successi al Real Madrid di Ancelotti e all’Inter e al Manchester City di Mancini. E Di Francesco ancora da mago delle panchine agli esoneri. Capace di portare il Sassuolo in Europa, la Roma tra le prime quattro in Champions e poi agli esoneri con Sampdoria, Cagliari, Verona.

Le annate sbagliate per gli allenatori esistono, ma risorgere dalle ceneri è altrettanto possibile, serve riprendersi solamente prontamente. Oggi domina il gioco tecnico, veloce, tanti movimenti di palla e di uomini, i ruoli si stanno ibridando, l’attaccante difende e  il difensore attacca. Ciò che colloca gli allenatori in rampa di lancio è senza dubbio il coraggio, il coraggio di dominare il gioco, assumersi rischi in zone dove il pericolo è più alto, stanare gli avversari alti fin dalla loro metà campo e, dulcis in fundo garantire ripartenze veloci del gioco. Non servono necessariamente un calcio spettacolare (anche se non guasterebbe) o un possesso palla dell’80% per portare un risultato a casa. Le ripartenze veloci restano infatti ancora oggi il sale del gioco, come hanno grandemente dimostrato l’Inter di Conte e il Liverpool di Klopp.

Le dinastie come quelle di Ferguson e Wenger sono ormai merce rarissimi in tutta  Europa. L’Atalanta e Gasperini ci stanno provando, offrendo una sola via da seguire fuori e dentro il campo, un’organizzazione seria e competente un gioco tecnico e tattico proficuo. A Bergamo se manca un giocatore titolare, perché indisponibile,  il sostituto non lo fa rimpiangere e si dimostra all’altezza, se c’è un gioiellino da vendere, lo si vende senza troppi se e troppi ma. Il lavoro sopraffino di Gasperini, la società solida, le competenze del direttore sportivo Sartori si vedono e ripagano alla grande.

Al contrario società come Juventus e Roma, attraverso i propri allenatori Allegri e Mourinho, sono in un momento decisamente in forte calo, una situazione non serena. I risultati latitano, la capacità di ripartenza (rapida)poco redditizia e proficua, gioco costruito in gran parte di difesa bassa, giocatori che sembrano non in sintonia con gli allenatori e poco motivati. Dovremmo darli quindi per spacciati? Dovremmo considerare finito il loro ciclo, la loro era? Sapranno riscattarsi? Allegri e Mourinho devono per poter risorgere applicarsi di più senza dubbio. Incidere sul campo con cambi più “azzeccati”, devono saper leggere meglio le partite, prepararle dettagliatamente e prevedere l’imprevedibile, improvvisare all’occorrenza, sfruttare le risorse a disposizione al meglio. Entrare in sintonia e nelle teste dei giocatori, trasmettere loro fiducia e migliorare le loro competenze tecniche e tattiche.

Chi avrebbe ad oggi mai creduto tali discesa, divenuti inseguitori e non più i rincorsi. Un allenatore finisce quando smette di credere in se stesso, quando non si adegua e si aggiorna, quando non si avvale di persone competenti, quando non sa più essere  un motivatore. Vero anche che gli allenatori con una rosa composta da grandissimi giocatori operano su un terreno leggermente più concimato, lavorando più su schemi tattici di gioco che non sulle competenze tecniche di singoli. Ma è pur vero che è la squadra in toto a vincere. La coesione è la forza di un team, la complicità tra i membri che lo costituiscono e l’autorevolezza del suo leader a farlo grande, invidiato e fonte di ispirazione, una guida da seguire.

Francesca Tripaldelli

Leggi anche

1 – Il fitto calendario è un problema: le parole di Giampaolo

2 – Oggi la decisione del Giudice sportivo per la squalifica di Insigne

3 – Serie A, ecco l’arbitro di Lazio-Napoli

4 – Il Milan prova a rinforzare la rosa: ecco chi potrebbe arrivare in rossonero

5 – Bergonzi: “Una brutta parola può scappare durate un’azione, però Insigne…”

6 – La statistica: come Mourinho sta cambiando Kane e Son

7 – La FIGC non si costituisce sul caso di Torino: cosa succede adesso?

8 – QUALE SARÀ IL FUTURO DEL PAPU?

9 – BOXING DAY, LE PARTITE DI OGGI

10 – VIDEO – UNO SPECIALE PER D10S: DOVE E QUANDO VEDERLO

11 – NAPOLI – TRA CAMPIONATO E COPPE, NOVE PARTITE IN UN MESE?: IL POSSIBILE CALENDARIO

12 – ALMENDRA NON VENNE CEDUTO AL NAPOLI, BURDISSO SPIEGA IL PERCHÉ

13 – LA FAMIGLIA DE LAURENTIIS NON PUNTA SUL CALCIO FEMMINILE

14- ZIDANE: “HO TERMINATO L’ISOLAMENTO, DOMANI SARÒ IN PANCHINA!”

15 – PREMIER, IL TOTTENHAM VINCE E RAGGIUNGE IL 5′ POSTO

16 – Barcellona-PSG: pass network e top combinazioni, il grafico

17 – Maradona: la sua auto sarà battuta all’asta

18 – Man of the Match di Napoli-Juventus

19 – Top e flop di Napoli-Juventus: Meret salva il risultato, Rrahmani insuperabile

20 – “Sti Gran Calci…” di Gianmaria Roberti

21 – Il Caffè del Professore

22 – La nostra rubrica fantacalcio: tutti i consigli partita per partita

23 – Neymar ha deciso di divorziare dalla Nike, scopriamo i motivi della scelta del brasiliano

Leave a Comment

Your email address will not be published.

Start typing and press Enter to search