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STORIE DI DIECI: JUAN ROMAN RIQUELME EL MUDO XENEISE


“La differenza fra me e i ragazzi di adesso è tutta lì: quel che impari giocando per soldi nel fango di periferia non te lo insegna un settore giovanile” In queste parole c’è la vera essenza di un calciatore silenzioso, introverso, perché Juan Roman preferiva che a parlare fossero i piedi e la pelota non le notizie sui giornali.

LOS DIAS DEL FUTBOL
Juan Roman Riquelme nasce a San Fernando, uno dei quartieri della capitale, nel 1978, nel bel mezzo della dittatura di Videla, il giorno prima della finale dello storico Mondiale vinto dall’albiceleste, dove Kempes segnava e accendeva speranze ed in rampa di lancio c’era un certo Diego. Molti diranno nato nei giorni del Fùtbol, nato nei giorni in cui quelle vittorie divenivano sogni e ispirazione per tanti giovani ragazzini argentini, tra cui Juan Roman. El mudo ha sempre vissuto di paragoni, di pressioni ma d’altronde , quando nasci in una famiglia boquista, fai l’esordio nell’Argentinos Jr con la stessa maglia di un certo Diego, rischi che la pressione e le aspettative ti spezzino le ali prima ancora di spiccare il volo dal nido, ma Juan Roman nel suo silenzio sapeva e conosceva i suoi mezzi e col silenzio ha spezzato via ogni pressione.

DESDE DIEGO A JUAN ROMAN
Se per anni Diego è stato la stella e il modello, nel cammino di Juan Roman, El Pibe de Oro è stato quasi sempre l’ombra, in tutto e per tutto. Gli esordi, le maglie, il numero e la classe, un parallelismo costante. Era il 1995 quando Riquelme nelle giovanili dell’Argentinos JR stupiva tutti al punto che Boca e River misero gli occhi su di lui e sapete o meglio immaginerete di sicuro come andò a finire. Riquelme scelse gli Xeneises quasi in maniera innata, trascendentale. Il mondiale sub 20 vinto, il trasferimento alla Bombonera un vero e proprio trampolino di lancio. Da Héctor Veira a Carlos Bianchi tutti vedono in Riquelme eleganza e talento. Da idolo a compagno di squadra, chi lo ha detto che due rette parallele non si incontrano mai? La smentita arriva il 25 Ottobre del 1997 nel Superclasico tra Boca e River è il minuto 46’, esce Diego Armando Maradona ed entra Juan Roman Riquelme…. Desde Diego a Juan Roman…..

LA BOMBONERA ES MI CASA
Lo stadio del Boca, teatro di emozioni e di passione, è il palcoscenico del primo Riquelme, quello che non illumina con la Selecion ma che in maglia Boca è capace di vincere tutto, due volte la Libertadores, la Coppa Intercontinentale contro il Madrid e il campionato di Apertura, tutto in silenzio, a testa bassa e con eleganza, componendo con Martin Palermo “El Titan” una coppia d’attacco clamorosa. Successi, gol, assist e talento che illuminano il Sud America, che lo vede come pilastro del futuro calcistico, al punto da vincere nel 2001 il titolo di calciatore Sud Americano dell’anno succedendo a un certo Romario.

EL VIAJE DE CONQUISTA EN EUROPA
Si sa l’autostrada del pallone che unisce il Sud America al vecchio Continente è cosi breve, cosi veloce che i numeri la accorciano in maniera incredibile, cosi tanto che il Barcellona nota Riquelme e per “soli” 12 milioni di euro lo veste di Blaugrana. Altro giro, altro esordio, stessa squadra e stesso numero di maglia di Diego. La parentesi Barca dura poco, un anno fatto piu di bassi che di alti, mal visto dall’allenatore Van Gaal che lo reputa un acquisto politico da parte della presidenza. Schierato fuori ruolo e mai capace di incidere vive l’anno peggiore per il “Mes Que Un Club”. Gli artisti hanno bisogno di ispirazione, di clima e di agio e cosi Riquelme passò in prestito al submarino amarillo del Villareal dove con Sorin e Forlan è libero di esprimersi e di regalare sprazzi. Si scrolla di dosso l’ombra di Diego e diventa “JUAN ROMAN”. Prima l’intertoto poi la Champions League il momento più alto per gli amarillos. Il genio tanto elogiato tanto disprezzato, a volte anche il talento non viene compreso e Manuel Pellegrini non ci pensò due volte a metter fuori rosa “El Mudo”, tutto per un calcio di rigore, un maledetto tiro che ha da sempre sentenziato i grandi numeri 10.

EL ÚLTIMO TANGO DEL “MUDO”
Tra i dissapori e le delusioni europee, condite dalla difficoltà di imporsi con la Selecion che negli anni 2000 ha faticato e ha giocato sempre con la pressione di dover VINCERE, Riquelme torna a casa, torna alla Bombonera per l’ultimo tango. Se volessimo trovare un tango che rispecchia il secondo Riquelme al Boca sarebbe “Libertango di Astor Piazzolla”; forte, intenso, passionale . Un tango che parte da Buenos Aires e che lo eleva a Hombre del Pueblo, una parentesi meno ricca di vittorie ma fatta di passione . Un campionato di Clausura vinto senza mai perdere e con 12 punti sulla seconda è questa l’ultima opera regalata al popolo xeneise per congedarsi, per far innamorare…. nell’attesa di un suo erede…. “Abrazame Hasta Que Quelva Roman”.

Ciro Morra

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