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Real Madrid vs Atletico Madrid. Quando la rivalità va oltre il calcio

In questo periodo di reclusione forzata causata dall’epidemia Coronavirus abbiamo tante astinenze. La vita sociale, la pizza, gli amici, le fidanzate/i, il calcio. E’ lecito pensare che davanti a una pandemia globale, si fermi anche lo sport più bello del mondo. Non facciamo come Lotito che crede di giocare all’allegro chirurgo. Stiamo a casa.

E mentre stiamo a casa, leggiamo questo  bell’articolo che ora vi propongo. Non tratteremo di una cosa a caso ma di rivalità. Nasce oggi infatti, una serie di appuntamenti con l’intento di raccontare le migliori, le più famose e anche le più sentite rivalità del mondo. Credete che ci sia solo Boca vs River? Certo, è uno dei match più accesi del mondo. Ma non l’unico.

Oggi vi racconterò della rivalità Europea, concentrata in una sola città: Madrid. In Spagna non esiste solo Barca-Real Madrid. C’è qualcosa che viene ancora prima de “El Clasico”.

Stiamo parlando della rivalità della Capitale iberica. Stiamo parlando di Real Madrid vs Atletico Madrid.

Merengues vs Colchoneros. Indios vs Vikingos. Non è solo un derby. E’ una battaglia che dura da più di 100 anni. La prima partita tra le due squadre risale al 1906. Con una vittoria del Real Madrid per 2-1. E conseguente invasione di campo da parte dei tifosi dell’Atletico.

La prima delle due squadre ad essere fondata è il Real Madrid. Fondata un anno prima (1902) dell’Atletico (1903). I Colchoneros furono fondati da un gruppo di studenti baschi unitisi ai dissidenti del Madrid FC e fondarono l’Atletico de Madrid con la funzione di una squadra satellite dell’Atletic Bilbao.

La rivalità nasce proprio in questi anni, infatti mentre il Real Madrid occupava la parte Nord della città (così poi da essere soprannominati Vikingos, che tradotto significa “conquistatori nordici con le corna”, proprio perché a Nord di Madrid) i tifosi della futura maglia Rojiblanca (prima era di colore bianco e azzurro) erano a Sud. Nei pressi del fiume Manzanarre. Da qui soprannominati “Indios” dai tifosi del Real. Indios che alla lettera significa “accampati sulle rive del fiume”.

Le curiosità non mancano anche sui nomi. Infatti quelli del Real Madrid sono chiamati “Merengues” perché la loro maglia è sempre stata bianca. Come il dolce tipico di Madrid, la Meringa. Colchoneros invece perché alla lettera significa “materassai” e da qui anche l’origine della futura maglia bianca e rossa. Poiché le strisce dei materassi in passato erano rivestite da una tela a strisce rosse e bianche.

Non ci si annoia nemmeno a raccontare dei loro stadi. E’ un derby e una rivalità accesissima anche sotto questo aspetto. Stiamo parlando del Santiago Bernabeu. La casa Merengue dal 1947, intitolato nel 1955 al prima calciatore e poi Presidente del Real Madrid per ben 35 anni. Inutile dire che è tra i 3 stadi più belli di sempre. Oltre che ad essere uno stadio è anche un museo, centro commerciale, con ogni tipo di collegamento e comodità. Praticamente è un paradiso calcistico.

Negli ultimi anni però anche l’altra sponda di Madrid ha visto crescere e migliorare la propria casa. Con il loro nuovissimo Wanda Metropolitano. Dal 16 Settembre 2017 nuova casa di Simeone &co. Prima infatti l’Atletico giocava nel monumentale Vicente Calderon. Viene soprannominato Wanda (prima si chiamava Stadio Olimpico) in quanto la compagnia cinese che ha detenuto fino al 2018 il 20% delle quote del club, versa 10 milioni di euro annui per i naming rights, e Metropolitano in onore del vecchio impianto che ha fatto la storia dei Colchoneros, abbattuto nel 1966 per fare spazio ad edifici residenziali.

La rivalità di Madrid è rispecchiata anche nella classe sociale che attraggono le due tifoserie. Mentre il ceto medio-alto della città è a favore del Real Madrid, la classe media, dei lavoratori a basso reddito è solo per l’Atletico. Rispecchiano quindi le proprie tifoserie anche in campo.  Non a caso l’allenatore Colchonero è Diego Simeone. Un latino capace di alzare il livello tecnico della squadra, vincendo la Liga e arrivando due volte in finale di Champions proprio contro i rivali cittadini, solo attraverso il proprio settore giovanile. Rivalutando i giovani e vendendoli a cifre spaventose. Forgiando il Cholismo. Tutto calcio difensivo e 101% di attenzione. Un mix di cinismo e maniacale dedizione ai dettagli. Un calcio che ha prodotto ultimamente il passaggio del turno contro i campioni in carica del Liverpool in Champions League.

Dall’altra sponda c’è l’opposto vero e proprio. Sin dai tempi del “Presidentissimo” Santiago Bernabeu, il Real Madrid non ha mai badato a spese. Comprando giocatori fenomenali e capaci di vincere le prime cinque edizioni della Coppa dei Campioni. Consecutivamente. Mai nessuno come loro. Solo un’altra squadra ne ha vinte tre di fila, e indovinate chi è? Il Real Madrid. Spese folli e stipendi da capogiro anche per giocatori non all’altezza della maglia blanca. Settore giovanile che ha sfornato gente del calibro di Callejon, Lucas Vazquez ma non in grado di competere con gli acquisti di Kakà, Ronaldo e Bale.

Il derby di Madrid, per questo non sarà mai una sfida come le altre. Partita a sé. Il risultato conta più di una stagione intera. Soprattutto sponda Atletico. Come quella volta che negli anni 70’ il malumore dei tifosi per la sconfitta andata e ritorno nella Liga contro il Real, non si placò nemmeno con la vittoria di Campionato e Copa del Rey ( di cui l’Atletico vince lo scontro di trofei per 5-1 contro blancos).

Per trofei vinti non c’è paragone. Siamo 119 a 37 per il Real. Ma si sa, sulla carta anche se dovessero avere 30 punti di scarto l’una dall’altra, la partita sarebbe aperta. Perché non è solo una partita: è il derby di Madrid.

 

Matteo Sorrentino

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