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La “faida” tra i tifosi, il fantacalcio del comune e Hamsik: la strana settimana azzurra

I napoletani hanno vissuto giornate molto intense. La disfatta di Milano ha riaperto lo scontro tra “sarristi” e “ancelottiani”. A Palazzo San Giacomo, i rappresentanti delle istituzioni hanno pensato bene di investire il loro tempo giocando al “Fanta Napoli” e l’ormai ex capitano azzurro che andrà in Cina. Piccoli episodi ma molto significativi.

Partiamo dalla fine. Marek Hamsik a meno di clamorosi dietrofront andrà a giocare in Cina. L’ufficialità dovrebbe arrivare nelle prossime ore. Il Napoli incasserà circa 20 milioni di euro (senza calcolare i bonus) e al giocatore è stato offerto un ingaggio da 9 milioni di euro all’anno per 3 stagioni. Personalmente, al di la del dispiacere di non rivedere più quella cresta spuntare dalla maglia azzurra numero 17, non posso che evidenziare la positività dell’affare. Se non per un solo aspetto: che sia stato fatto a gennaio. Parliamoci chiaro, Hamsik ha dato tutto al Napoli. Un’offerta del genere, ad una certa età – e alla fine della carriera – è irrinunciabile (se si è disposti ad accettare il lungo trasferimento).

Il presidente Aurelio De Laurentiis, dal canto suo, incasserà una cifra che difficilmente avrebbe guadagnato in altro modo. È molto probabile che Marekiaro, senza le tentazioni cinesi, avrebbe chiuso la carriera in azzurro, considerato anche la scadenza del contratto prevista nel 2020. Invece, la sua cessione, farà risparmiare alla società anche i circa 4 milioni di euro di ingaggio per il prossimo anno. Ma è giusto perdere Hamsik a questo punto della stagione e senza neanche aver acquistato un rinforzo? La domanda è lecita, soprattutto se la cessione del centrocampista slovacco era stata già prevista.

Quindi da un punto di vista economico – professionale, la convenienza di questa trattativa è ineccepibile. Certo, è vergognoso che essa si sia sviluppata in questo modo, come una sorta di improvviso “sotterfugio” al quale spero la società porrà rimedio organizzando una comunicazione all’altezza della situazione.

Facendo un passo indietro arriviamo al 31 gennaio. Questa data resterà negli annali. Il motivo? È difficile crederci ma in questa giornata alcuni consiglieri comunali hanno impegnato le aule istituzionali dell’amministrazione per giocare al “Fanta Napoli“, una versione del famosi gioco – il Fantacalcio appunto- dal nome “napulegno”. L’evento ha avuto anche l’attenzione di una tv locale e il privilegio di una diretta Facebook.

Secondo l’assessore allo sport Ciro Borriello questa iniziativa, che ha coinvolto alcuni ragazzi di tutte le municipalità di Napoli (tranne che della prima il cui presidente  – Francesco De Giovanni – è stato contrario al “Fanta Napoli“), avrebbe “una forte valenza sociale“. Adesso, con tutti i problemi che purtroppo ha la città, come si può solo pensare che l’organizzazione di un Fantacalcio potesse aiutare i giovani. Molti di essi – forse – non hanno un lavoro, fanno fatica a mantenersi gli studi, non hanno strutture sportive pubbliche decenti, non hanno spazi verdi dove aggregarsi e non hanno una rete di trasporto pubblico efficiente per muoversi tra i quartieri di Napoli.

Io come cittadino provo vergogna se solo penso al tempo che le persone delegate per amministrare la città, hanno perso per giocare al Fantacalcio. È stata davvero un’umiliazione per la dignità dei napoletani. Ma parlando di quest’ultima mi permetto di dire che qualcuno, almeno tra i tifosi, ha rischiato di perderla.

Dopo la caduta degli azzurri a Milano, sconfitta che è costata al Napoli l’eliminazione dalla Coppa Italia, c’è stato lo show di quei tifosi già pronti come avvoltoi ad attaccare società, squadra e allenatore. Ma l’apoteosi dell’ignoranza c’è stata il giorno dopo, quando il Chelsea di Maurizio Sarri e la Juventus di Massimiliano Allegri hanno perso in malo modo le rispettive partite. Champagne, per tutti coloro che odiano il “sarrismo” e hanno goduto per la sconfitta della rivale di sempre. È molto probabile che se il Napoli avesse vinto contro il Milan la loro gioia sarebbe stata inferiore.

Ecco, queste due reazioni così contrastanti tra loro hanno invece un unico comune denominatore: sono dannose per il Napoli, per Napoli e per il livello di dibattito che avviene all’interno dell’opinione pubblica napoletana. Un confronto tra gli attori sociali della città del tutto polarizzato e ideologico, dove non contano visione e prospettiva. Solo rancore e dispetto. Un pessimo segnale per la cultura napoletana e i suoi valori. Poi non meravigliamoci se i politici che votiamo giocano al Fantacalcio.

Andrea Aversa

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