Parola del tifoso

di Giovanni Pisano

Insigne e Mertens come Ronaldo (ma la stampa non lo dice), l’Ancelotti “No Juve”, il ritorno di Milano e quello che manca al Napoli per il salto di qualità

I due attaccanti del Napoli danno spettacolo come il portoghese (se non meglio) ma in tv fanno l’analisi della scarpa di CR7; “Re” Carlo che prende in giro la Juventus; la crescita di Inter e Milan; ciò di cui ha bisogno la società azzurra per diventare un grande club. E non si tratta solo dello stadio

IL “MAGNIFICO” E “CIRO” – Parlano i numeri: Lorenzo Insigne fino a questo punto della stagione ha giocato per 15 volte realizzando 10 gol. Dries Mertens è stato in campo in 16 partite segnando 8 marcature. Cristiano Ronaldo ha giocato con la sua nuova maglia bianconera 15 match buttando la palla in rete in 9 occasioni. Quindi, per ora, il migliore attaccante tra i 3 che sta giocando in Italia e in Champions League tra le fila di un club italiano, è Insigne (senza contare le prestazioni di Mertens). Ma la stampa è ancora accecata dall’arrivo di CR7 e dai milioni di euro che sta muovendo il portoghese, tanto da dedicare un approfondimento alla scarpetta da lui indossata. Poi non lamentiamoci se la nostra nazionale sta collezionando brutte figure una dietro l’altra.

“CARLETTO” E QUELLA VOGLIA MATTA – Non illudiamoci, il gesto di Carlo Ancelotti durante l’ultima conferenza stampa che ha anticipato la sfida contro il Genoa è stato molto chiaro. Alludere a Jose Mourinho e alla sua reazione nei confronti dei tifosi della Juventus dopo la vittoria del suo Manchester United in Champions League, ha avuto un significato molto esplicito. Il nuovo allenatore del Napoli ha un altro motivo che lo ha convinto ad accettare la panchina azzurra: fare uno “sgarro” ai bianconeri sapendo che facendolo a Napoli, il tutto avrà un sapore speciale.

SOTTO LA “MADUNINA” VORREBBERO TORNARE A DIVERTIRSI – È vero l’Inter è ancora una squadra acerba. L’ultima pesante sconfitta contro l’Atalanta e un gioco ancora poco identitario, stanno dimostrando quanto la formazione guidata da Luciano Spalletti non sia ancora pronta a vestire i panni di quella stellare targata Special One. Tuttavia, bisogna ammetterlo: investimenti sul mercato, una nuova struttura societaria e una serie di risultati positivi sia in campionato che in Champions League, hanno reso la squadra nerazzurra di nuovo protagonista. Se a Milano ci sarà presto un accordo con i “cugini” rossoneri per lo stadio, il capoluogo lombardo, da un punto di vista calcistico, tornerà a primeggiare (sempre dopo la Juventus). Per il Milan il discorso è diverso. Gattuso in panchina è sempre in discussione. La società è nuova dopo il burrascoso passaggio da Silvio Berlusconi ai cinesi. Un organico ancora incompleto che rende la squadra poco solida e incapace di esprimere un gioco specifico. Tuttavia il Diavolo è a pochi punti dall’Inter (terza) e sta continuando la sua cavalcata in Europa League. Di conseguenza questa stagione, in prospettiva futura, si sta dimostrando molto importante e delicata.

STRUTTURE E SETTORE GIOVANILE – A questo punto cosa potrebbe servire al Napoli (intesa come società) per restare competitiva e fare il famoso salto di qualità? Da un punto di vista societario il club azzurro deve necessariamente dotarsi di dirigenti professionali ed esperti per gestire la propria comunicazione e curare il suo rapporto con i media. Una società come il Napoli non può permettersi di essere in balia di qualsiasi giornalista o articolo scritto e pubblicato su giornali e siti web. Allo stesso modo non è ammissibile che le uniche dichiarazioni che arrivano dagli uffici di Castel Volturno provengano dalla bocca del presidente Aurelio De Laurentiis. Si sa, quando parla il patron fa sempre danni (in nessun top club europeo parla il presidente. In tutti i top club europei a metterci la faccia, oltre ai tecnici, sono i dirigenti). Inoltre, è fondamentale che il club applichi politiche più trasparenti con tutte le testate sportive locali. Fare conferenze stampa “su invito”, con in programma domande “comode”, non fa che chiudere il Napoli in una sfera provincialista e controproducente, proprio l’opposto che vorremmo vedere con un uomo come Carlo Ancelotti in panchina.

Secondo punto, le strutture. Il Napoli ha bisogno di una struttura di allenamento di proprietà e che sia all’avanguardia. È li che si costruisce, giorno dopo giorno, quello che poi accadrà in campo. Di conseguenza avere campi, palestre e attrezzature tecnologiche e innovative, non può che far bene al Napoli. Poi c’è la questione del settore giovanile. Ma dov’è la famosa “scugnizzeria” sul modello della “cantera” catalana? Quali sono i giovani che sono ora diventati dei campioni dopo 15 anni di gestione De Laurentiis? In campo ne vediamo uno soltanto e si chiama Insigne. Infine, ma non ultimo per importanza, il capitolo stadio. Napoli, come città, non può accontentarsi del San Paolo. È una struttura vecchia, fatiscente e pericolosa. Fa perdere soldi alla SSC Napoli e non ne fa guadagnare al comune (in dissesto). Uno stadio nuovo darebbe slancio all’economia cittadina. Nuovi posti di lavoro, tante attività commerciali, un aumento di fatturato per il club, tante possibilità per l’amministrazione comunale (a partire dalla bonifica e sviluppo del quartiere in cui sarà realizzato il nuovo impianto sportivo). Dunque, soldi e servizi. Un affare per il pubblico e il privato. Ma purtroppo il sindaco Luigi De Magistris è impegnato a salvare i pochi voti che gli sono rimasti in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, mentre De Laurentiis non ha un vero interesse nel costruire il nuovo stadio. Farlo vorrebbe investire capitali importanti che il patron azzurro non ha, quindi, dovrebbe trovare dei soci ma ad ADL piace essere padre – padrone.

Andrea Aversa

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