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Il Sud sparito dalla nazionale di calcio femminile

Se non fosse per due giocatrici originarie rispettivamente del Molise e della Sicilia, il Mezzogiorno d’Italia non sarebbe rappresentato all’interno della selezione che si giocherà il Mondiale. Nessuna delle calciatrici convocate gioca in una squadra meridionale. Ma il problema non è la discriminazione

Rosalia Pipitone, portiere, nata a Torretta in provincia di Palermo Daniela Sabatino, attaccante, nata ad Agnone in provincia di Isernia.  Una siciliana ed una molisana.

Sono loro le “regine” del Sud, le uniche presenti nel gruppo azzurro della nazionale di calcio femminile. Quest’ultima disputerà il mondiale che si giocherà in Francia a partire dal prossimo 7 giugno.

È solo grazie alla Pipitone e alla Sabatino se il Sud sarà rappresentato in nazionale. Altrimenti nessuna giocatrice del Mezzogiorno farebbe parte della spedizione guidata dalla coach Milena Bertolini.

Fanno parte dell’Italia molte giocatrici nate in LombardiaVeneto e Lazio. Inoltre, nessuna delle calciatrice milita in una squadra del Meridione. Questa geografia della nazionale femminile dimostra soltanto una cosa: questo sport non è sviluppato in modo equo ed omogeneo in tutto il Paese.

In questo caso non si tratta di un banale discorso relativo alle discriminazioni territoriale e alla solita dicotomia Nord-Sud. La discriminazione è invece l’ovvia conseguenza delle fallimentari politiche che riguardano lo sviluppo e la promozione dello sport nella penisola italiana.

È evidente che nel Mezzogiorno vi sono più gap rispetto al Settentrione che vanno colmati al più presto. Essi concernono la mancanza di strutture, di un piano strategico per la diffusione dello sport sul territorio e l’avvicinare le scuole ai club, alle associazioni e alle società che si occupano di attività sportive.

Questo grave deficit impoverisce il movimento di qualsiasi sport che si voglia svolgere al Sud. Impedisce lo sbocciare di possibili talenti. Preclude a tanti giovani la possibilità di intraprendere un percorso formativo e professionale in ambito sportivo.

C’è da dire che il calcio femminile è uno sport che vive ancora al confine tra l’attività dilettantistica e quella professionistica. Anche questo aspetto provoca all’Italia grandi difficoltà rispetto al resto del mondo.

Ma in Campania e nello specifico a Napoli, vi è un piccolo grande raggio di sole che da un pò di anni ha iniziato a splendere. Esso è rappresentato dalla Carpisa Femminile Carpisa Yamamay

La squadra di calcio partenopea ha raggiunto la promozione in Serie B. La società, alla luce della crescita del club e delle piccole attenzioni che il mondo dei media e degli sponsor stanno dedicando a tutto il movimento, hanno messo in cantiere diverse idee per far crescere gli investimenti.

Il problema è che questi sforzi messi in campo da attori non istituzionali (in questo caso da parte di privati), che fanno parte della società, dovrebbero avere il supporto dello Stato. Ad oggi, non c’è neanche il Ministero dello Sport. E come direbbe il grande Peppino De Filippo: “…ho detto tutto“.

Andrea Aversa

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