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GIOVEDÌ SANTO, CHE NON SIA L’ULTIMA CENA EUROPEA

Un ordine non può essere, una speranza e un augurio sono le parole giuste da utilizzare. I connotati di una Settimana Santa nella materia calcistica profana e al tempo stesso sacra quando si tratta di Napoli, assumono una grandezza maggiore del solito in vista del match diventato giocoforza il più importante della stagione. Che lo sia, è un fatto normale, ma che ne possano essercene altri due, se non addirittura tre, non dipende soltanto dal Napoli. Dipende soprattutto dagli azzurri con la partecipazione complementare degli avversari.

Ancora una volta, quando è arrivato il momento di essere chiamati per il definitivo salto, i ragazzi allenati da Ancelotti hanno steccato e sono stati costretti a raccogliere i cocci di quanto lasciato all’Emirates Stadium. Parliamoci chiaro, in una settimana non si può pretendere che si faccia ciò che è mancato in un arco di tempo che parte dalla prima pietra del progetto biennale targato Benitez, ma emulare Wolfsburg e parte della doppia sfida di Champions contro il Real Madrid è una richiesta che non si allontana di molto da ciò che un po’ sommessa, un po’ a gran voce chiede l’ambiente. A patto che esso si presenti unito, senza contestazioni che dovrebbero trovare il loro tempo a fine stagione, una volta tracciato il bilancio generale della prima annata ancelottiana.

La partita con il Chievo non può dare grosse indicazioni: è vero che la squadra andata in scena al Bentegodi non è il chiaro esempio di un gruppo in grado di essere al top e di superare i propri standard, ma la partita di Giovedì Santo assume la forma quasi di un Derby, incontro atipico che sfugge ad ogni logica di statistiche e classifica. Contro l’Arsenal serve l’impresa e forse è il caso di ripartire proprio dal secondo tempo di Londra.

Quando si arriva a una fase a eliminazione diretta di una competizione europea – il discorso vale anche per la Coppa Nazionale -, a maggior ragione se si tratta di una quarto di Europa League, e l’avversario riporta sul biglietto da visita il nominativo Arsenal, sbagliare 45 minuti di gioco significa avere un piede fuori. Di fatto, i Gunners di Unai Emery hanno letteralmente soffocato il Napoli, ma nel secondo tempo è emersa la costrizione dei padroni di casa nel preservare le energie e forse la paura di prendere un goal che risultasse determinante ai fini dell’ormai noto “aggregate”. In soldoni, il 2-1 sarebbe stato non perfetto, ma quasi per il Napoli.

Gli azzurri, al contrario, hanno preso coraggio e cercato di rimediare il passivo. Hanno dunque giocato meglio, ma anche la compagine inglese ha mostrato i suoi punti deboli, a cominciare dalla fragilità della linea difensiva, diventando così facilmente attaccabile per una difesa diventata a un certo punto troppo avanzata. Tra l’altro, l’Arsenal si fa forte e quasi invulnerabile nel suo fortino, ma una volta messo piede fuori da casa, comincia a vivere gli incubi. Ora spetta al Napoli renderli tremendi e fatali.

E adesso è giunto il momento del silenzio a poco più di 48 ore dal fischio d’inizio: il Napoli ha bisogno di un miracolo sportivo, sognare non costa nulla. L’Arsenal è un avversario di grande livello, non va mai sottovalutato, ma il Napoli avverte il bisogno di trasformarsi per una notte, renderla indimenticabile ed ora più che mai serve tutta l’esperienza del tecnico di Reggiolo, abituato a match di un certo tipo a vedere il suo non proprio modesto palmares.

 

Andrea Cardinale

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