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Ezequiel Lavezzi, dal Barrio al San Paolo. Gracias Pocho , di Gennaro Del Vecchio

Correva l’anno 2007 quando a Castelvolturno vennero presentati due ragazzi semi sconosciuti, Marek Hamsik ed Ezequiel Lavezzi, uno slovacco e l’altro argentino, che da lì a poco avrebbero conquistato Napoli prima e l’Europa poi.
Anche se a dire il vero nessuno mai si sarebbe aspettato una carriera così fiorente da parte di quei due giovani giunti all’ombra del vesuvio con un aspetto molto particolare e per quanto riguarda l’ex San Lorenzo anche in sovrappeso; infatti se sulla forma fisica di Marek Hamsik non vi erano dubbi, su quella del Pocho c’è n’erano eccome.
Loro non arrivarono in un grande momento della società azzurra, motivo per il quale vennero accolti con proteste e fischi all’esterno del centro sportivo partenopeo.
Bastarono due partite però a far capire che, soprattutto El Pocho sarebbe diventato un talento del calcio mondiale.
Infatti nella seconda gara valida per il secondo turno in Coppa Italia, l’ex San Lorenzo rifiló una bella tripletta a discapito del Pisa; da quel momento le opinioni degli addetti ai lavori e non su quel ragazzo un po’ sovrappeso e con i capelli lunghi iniziarono a cambiare.
Ezequiel si ambienta subito nel campionato italiano tanto da concludere la prima stagione con 8 gol in 35 partite ed una qualificazione all’Intertoto.
Napoli, compreso me, da quel preciso istante in poi è follemente innamorata del numero 7.
L’argentino venne anche paragonato ad un altro argentino che fece la storia della squadra azzurra.
Le caratteristiche c’erano tutte, dribbling fulmineo, rapidità, giocate incredibili e la voglia di voler rappresentare Napoli in tutto il mondo perché era carismatico per arrivare a combattere contro le differenze abissali del Nord e pazzo come gli scuginizzi dei quartieri di Napoli per diventare eroe della gente.
El Pocho si esaltó nel 3-4-2-1 di Walter Mazzarri nel tridente con Marek Hamsik ed Edinson Cavani tanto da riportare il Napoli prima in Europa League e poi in Champions.
Nell’Europa dei grandi il Napoli dimostra tenacia e cattiveria andando a vincere partite con un divario tecnico immenso come contro il City, Chelsea o Bayern Monaco.
Questo fece innamorare i napoletani, la voglia di combattere, sputare sangue e dare il massimo per la maglia 1926.
Ricordo come se fosse ieri la prestazione in cui tutta l’Italia iniziò ad accorgersi del talento immenso di Lavezzi, Udinese-Napoli 0-5 con el Pocho scatenato con assist e gol.
Il fuoriclasse argentino prima di trasferirsi al Psg vincerà una Coppa Italia con le lacrime agli occhi e lascerà il Sud Italia con 156 presenze e 38 gol, poi andrà in Cina dove ieri ha dichiarato di appendere i scarpini al chiodo.
Napoli non dimentica e non lo farà mai chi ha fatto diventare grande questa città.
L’unico giocatore di cui io mi sia veramente innamorato, ricordo ancora le lacrime di quando appresi la notizia della vendita del Pocho, le stesse che ho riversato ieri dopo aver saputo del suo ritiro perché Napoli è Lavezzi e Lavezzi sarà Napoli, per sempre.
Buena suerte Pocho, questa città sarà per sempre casa tua.

Gennaro Del Vecchio

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