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Covid-19: il mondo dello sport reagisce all’emergenza

“Se una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi.” Questa convinta affermazione di John Fitzgerald Kennedy trova certamente spazio in una doverosa riflessione sulla nostra società e quanto più sul periodo storico in cui ci troviamo, segnato dalle numerose difficoltà portate da quest’epidemia.

Il Covid-19 ha senza ombra di dubbio sollevato notevoli difficoltà anche nell’ambito della sfera economica, e pertanto ovviamente ne è stato coinvolto anche il mondo dello sport. Tra presidenti che rammentano l’improvvisa assenza di ogni fonte di guadagno e stipendi dimezzati, andiamo a fare un quadro più chiaro sulla situazione, focalizzandoci sulle decisioni delle principali squadre europee e non solo, e su quanto certe donazioni e certi sacrifici da parte di tutti abbiano fatto la loro indispensabile parte.

In Francia, già club come Lione, Amiens, Nimes e Bordeaux, hanno confermato la parziale disoccupazione che ha coinvolto tutti i dipendenti (calciatori inclusi); l’Olympique è stato chiaro nello spiegare tutte le motivazioni legate all’emergenza, i tesserati dunque disporranno del 70% dello stipendio. In Bundesliga, il Borussia Moenchengladbach si è contraddistinto per la volontà sorta da parte dei giocatori stessi di ridursi gli stipendi per favorire le esigenze del proprio club. Ne sono derivate parole di ringraziamento da parte del d.s. Max Eberl, il quale ha sottolineato che attraverso questo gesto di sostegno economico verso il club, si è fatto qualcosa anche per i tifosi. Il Barcellona di Messi ha rinunciato al 70% dell’ingaggio per circa tre mesi, mentre la Juve di Ronaldo non riceverà il pagamento di 4 mensilità. In Russia anche lo Zenit ha intrapreso la medesima scelta della riduzione degli stipendi, così come l’Hearts(Scozia). In Svizzera, sono stati licenziati ben nove giocatori del Sion, per non aver accettato la riduzione dello stipendio.

Completamente differente invece la situazione in Brasile, con il Flamengo che ha dichiarato di non tagliare gli stipendi, ma c’è comunque un acceso dibattito ancora aperto sulle decisioni da intraprendere, reso abbastanza complesso dalla presenza dell’art.503 del codice dei lavoratori della legislazione brasiliana, secondo cui “un datore di lavoro (solo per cause di forza maggiore o specifici eventi) può ridurre i salari dei dipendenti fino al 25% in proporzione allo stipendio di ognuno”.

Numerose le donazioni effettuate. In Italia l’Inter (Suning International) ha donato 300mila mascherine e 100mila euro a un dipartimento di Milano; la Juventus ha raccolto quasi 400mila euro da dare alla Regione per l’acquisto di dispositivi medici; il Monza ha offerto 50mila euro all’Ospedale San Gerardo. Hanno svolto il loro contributo anche diverse associazioni e la FIGC.

Il presidente Aurelio De Laurentiis ha donato ventilatori polmonari, caschi cpap e tubi endotracheali all’Ospedale Cotugno. Qualche giorno fa anche il pibe de oro, attualmente allenatore del Gimnasia La Plata, ha risposto all’emergenza, rinunciando a una parte dello stipendio percepito per destinarla ad un fondo d’emergenza per il covid. L’attuale capitano azzuro, Lorenzo Insigne, ha devoluto 100mila euro al Cotugno.

Con grande contentezza preciso che queste ovviamente rappresentano soltanto una parte delle moltissime donazioni e dei moltissimi gesti di solidarietà emersi in questo momento così difficile.

Dunque concludo lasciando i lettori con questa frase di Giovanni Falcone: “Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”, e noi come redazione abbiamo il dovere di informare, come persone e quindi come tutti quello di fare qualsiasi gesto di solidarietà che rientri nelle nostre possibilità, in un periodo difficile, ma che di certo passerà.

Raffaele Accetta

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