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“Cari telecronisti, in cuffia più professionalità e meno faziosità”. Di C.Morra

C’era un tempo in cui le emozioni delle partite si gustavano con una radiolina e la faziosità esisteva solo nei bar. Oggi il racconto calcistico è sbarcato sul grande schermo e sui social e ha subito immense deformazioni.


Mi scuserete se vi scrivo in prima persona e da pseudo-telecronista vi racconto cosa sta succedendo alla telecronaca calcistica sul grande schermo.

Non vi nascondo che gran parte delle volte quando i nervi sono più tesi di una corda di violino la prassi è quella dell audio off, radio e telecronaca di Carmine Martino coadiuvato da Paolo Del Genio oppure a volte il mitico Repice che con non poche difficoltà riesce in degna maniera a nascondere la sua presunta faziosità, non ce ne vogliano gli Adani-Trevisani di turno.

La radiocronaca è un atto d’amore che si materializza al momento del gol che declama con tale soddisfazione da far sentire appagato anche il radioascoltatore .Il punto è che radio e immagine non vanno in sincro, per cui dopo un po’, ti confondi e riaccendi l’audio della tv. Sopportare questa mancanza di sincro non è facile ma a mali estremi.


La critica però parte da quella sprovveduta telecronaca di con Napoli-Lazio (si sa la Rai tende a essere un po’ capitolina) s’era iniziata a fare largo con prepotenza una forte delusione e tante domande. Ma è dopo Napoli-Juventus su Sky, che tutto è uscito fuori in maniera imponente, con le ennesime solite piccole cose dette o non dette per non indispettire qualcuno; enfasi interrotta per il gol di Ronaldo in evidente fuorigioco, a quel punto tutto ha una sopportazione.

Perché continuare ad accettare queste telecronache sempre troppo orientate verso la squadra più forte o più potente? È così che deve funzionare per forza? Non si può pretendere un po’ più di equilibrio? L’ abbonamento di un tifoso di una “provinciale” non ha lo stesso valore di quello di un tifoso di una squadra avversa? Questa è una storia che va avanti già da troppo tempo.

Il problema è che le telecronache di calcio made in Italy, seppure condotte da telecronisti ineccepibili, sono l’ennesimo esempio di quanto a noi italiani, anche in questo campo, piaccia un prodotto cosi becero che è una blasfemia rispetto alle gesta che dovrebbero raccontare. Una deformazione professionale che ormai è l’immagine di un’Italia dove a lavoro conta essere piacione, simpatico e accondiscendente, e non fare arrabbiare chi ha più potere di te. Essere bravi e professionali è un optional che spesso deve essere tenuto nascosto, altrimenti si rischia di… non essere apprezzati. E cosa potrà mai riservare il futuro a noi e ai nostri figli di fronte a questa visione così miserabile della vita?

A volte cari lettori, meglio acquistare un biglietto, mettere una sciarpa e andare in curva almeno il sound è quello puro e terzo dello stadio, che è incomparabile a qualsiasi altra forma di racconto verbale.

Ciro Morra

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