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Boca Juniors e River Plate, storia di un SuperClasico che è valso una stagione.

E’ stato un weekend particolare, dove in Italia è tornato il calcio in un clima surreale, porte chiuse, mascherine e controlli sanitari, nel resto del Mondo però il pallone ancora una volta ha emozionato i pallonari in ogni latitudine del Globo. La scena però se l’è presa l’ultima giornata della Superliga Argentina con il titolo di campione in bilico e con soli 90 minuti per sancire chi sarà il campione. E’ stato però un rush finale insolito, giocato a distanza tra due realtà che hanno fatto la storia del sud America, Boca Juniors e River Plate.

Xeneises e Millionarios, come ogni scontro che si rispetti non c’è solo la rivalità calcistica a farla da padrona ma anche la storia, la gente e la passione.  Nella moltitudine di club che nascono e scompaiono a Buenos Aires agli albori del ‘900, River Plate e Boca Juniors sono tra i più antichi ancora esistenti, vantando come anno di nascita rispettivamente il 1901 e il 1905: nascono entrambi nel pittoresco quartiere della capitale argentina . River la parte ricca e borghese della Capitale, il Boca la parte “povera” quella della passione e delle emozioni. El Monumental e la Bombonera cosi vicini ma sempre distanti.

L’ultimo scontro più acceso che vide le due squadre scontrarsi è valso una Copa Libertadores con i Millionarios che si imposero nell’insolita cornice del Santiago Bernabeu di Madrid. Stavolta però il SuperClasico non ha visto le due compagini scontrarsi sullo stesso manto erboso bensì a distanza, in un gioco di nervi che ha tenuto incollati alla tv tutti fino all’alba. Ultima giornata del campionato argentino, Il River Plate in trasferta gioca col Tucuman, il Boca tra le mura amiche della Bombonera ospita il Gimnasia la Plata di un certo Diego Armando Maradona, i mal pensanti nel pre match tra le strade di Buenos Aires avranno pensato ad un biscotto ma cosi non è stato, è stato calcio vero fino all’ultimo minuto. Prima del match la classifica diceva River primo con un solo punto di vantaggio sul Boca e l’ombra di un eventuale spareggio dietro l’angolo in caso di arrivo a pari punti. Tutto lasciava presagire ad un finale degno del miglior Thriller e cosi è stato.

Colpi di scena, drammi, polemiche, nel copione del film non è mancato alcun ingrediente. Un preciso colpo di testa di Toledo ha affondato il River dopo 19’ di gioco a Tucuman, insinuando rapidamente l’ipotesi di un infuocato spareggio. Un’illusione, in realtà, durata appena un quarto d’ora, il tempo necessario ai Millonarios per ristabilire l’equilibrio grazie a Matias Suarez. La palla è così passata al Boca, nel frattempo alle prese con un Gimnasia affamato e in palla. Tevez e compagnia hanno brancolato nel buio per oltre un’ora spinti dall’incessante entusiasmo del pubblico, fino a quando l’Apache ha estratto dal cilindro un potente destro vincente dal limite dell’area. Epica la scena di Carlitos che corre a baciare in panchina Diego Maradona, scena che rappresenta l’essenza del calcio e dell’attaccamento al mito e alla divinità.

È stata la notte di Carlitos, ma a dire il vero era lecito aspettarselo. Nessuno più di lui ha incarnato lo spirito di rivalsa del popolo xeneize dopo la maledetta finale di Madrid. Ha deciso di restare ancora un anno per riportare il Boca ai fasti di un tempo e, nel momento decisivo, si è caricato la squadra sulle spalle a suon di gol, gli è valso l’ottavo titolo in maglia gialloblù, giunto a 17 anni di distanza dal primo, in tempo per scrivere un nuovo capitolo (forse l’ultimo) di una lunga storia d’amore a tinte gialloblù.

Un finale di stagione che rimarrà nella storia del calcio argentino e non solo, lacrime, gol, ansia, radioline e smartphone che aggiornavano il risultato e alteravano gli stati d’animo, baci e passione , tutto questo consumatosi tra Boca e River, le squadre della Capitale. Tango, Futbol y Pasion, tre elementi che viaggiano sull’autostrada del pallone che parte dall’Argentina e arriva anche un po’ da noi Napoletani quando c’è di mezzo Diego e il Boca.

Ciro Morra

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